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Paolo Lombardi. Delicatessen

di Elena Baldelli

Un ragazzo tenta di sparare ad una farfalla inerme che non ha né colpe né difese; non contento tenta di mangiarsela. Una folla inferocita protesta. Un uomo viene legato e imprigionato da un suo simile. Un altro mostra le sue fragilità di corpo… Paolo Lombardi presenta la realtà contemporanea, corredata di violenza e contro-violenza, scegliendo di ricoprirla di “glassa”. Strati di cera e paraffina si prestano da isolanti sensoriali di un mondo difficile da digerire. Non per altro il titolo della personale da Bianca Maria Rizzi prende il nome del film francese Delicatessen, uno spaccato anni ’90 popolato da un macellaio venditore di carne umana e da un gruppo di ribelli vegetariani. Un titolo invitante per presentare pietanze apparentemente gustose… Sotto sotto, però, si nasconde una verità poco adatta ad uno stomaco debole.

Elena Baldelli: La tua personale da Bianca Maria Rizzi è introdotta da un titolo apparentemente leggero… Delicatessen. In realtà, la trama del celebre film francese è tutto tranne che delicata. Come nasce l’idea di accostarla a questo ciclo di lavori?
Paolo Lombardi: Il titolo è stato proposto dalla curatrice Viviana Siviero, dopo aver visto i miei lavori e devo dire mi ha trovato subito d’accordo.
Le motivazioni sono due: la prima è che i miei quadri hanno un aspetto vagamente culinario; la seconda porta direttamente a confronto con la pellicola francese, film grottesco che mette in scena una società oramai allo sbando dove la sopraffazione dell’uno sull’altro scandisce la vita quotidiana, garantendo una sorta di sopravvivenza all’interno di una società carnivora e cannibale. Mi sembra che il presente non sia molto diverso… È quello che cerco di rappresentare con il mio lavoro.

Prigioni, folle, scarnificazioni, fragilità, violenze… volontariamente o no racconti di cronaca. Dai tuoi lavori fuoriesce il mal de vivre delle generazioni contemporanee. Come scegli le tematiche da trattare?

Rappresento ciò che il mio tempo mi mette davanti agli occhi. Al centro del mio lavoro c’è l’uomo con le sue fragilità. Fragilità fisica. Fragilità del rapporto con il prossimo. Fragilità del rapporto con l’ambiente. Cerco di percorrere quel limite sottile del nostro vivere in costante equilibrio precario.

Ogni immagine risulta opacizzata; la brutalità dei gesti perde la reale forza d’impatto, come se tutto fosse filtrato e regolarizzato da una mente ormai impassibile…
Elemento fondamentale della mia arte è la materia, una materia fragile delicata a metà tra il naturale e l’artificiale. La materia siamo noi o piuttosto ciò che ne rimane, una sorta di fossile, di ambra, di Sindone. La Sindone è un riferimento assoluto per quello che cerco di rappresentare, non in termini religiosi, ma fisici dell’oggetto in sé: un telo di lino (quindi materia) sul quale è visibile un uomo alla fine del suo percorso di sofferenza. L’immagine non è dipinta ma appartiene fisicamente al lenzuolo. Questo è quello che voglio ottenere, un’immagine che appartenga alla materia, che affiori da essa, che salga verso la superficie, che galleggi in uno spazio tempo indefinito. Un claustrofobico abbraccio tra il contenuto e il contenitore.

Ben delineato è il binomio uomo-natura, in cui l’uomo gioca la parte del cattivo contro una natura inerme…
Purtroppo è realtà, il rispetto per l’ambiente e per noi stessi non è una pratica che riscuote molto successo. Mai come oggi si avverte la sensazione che tutto possa finire.

Anche i materiali da te utilizzati rispecchiano i contenuti: poliplatte, paraffina e cera. Ancora naturale e artificiale insieme…
Una componente del mio lavoro è la ricerca dell’essenza, della semplicità, cerco di resistere alle lusinghe del ridondante, dell’eccessivo, del sensazionale, opero per levare, levare per arrivare alla verità delle cose. Far coincidere l’oggetto con il soggetto mi sembra l’unica strada percorribile.

E dopo Delicatessen? Hai già in mente altri progetti?
Continuare la mia ricerca e cercare di farla conoscere. Nel breve periodo voglio partecipare ad alcuni premi d’arte, trovo molto stimolante il confronto con altri artisti.

La mostra in breve:
Paolo Lombardi. Delicatessen
a cura di Viviana Siviero
Galleria Bianca Maria Rizzi
Via Molino delle Armi 3, Milano
Info: +39 02 58314940
Fino al 19 febbraio 2011

In alto:
“Non ci sono più farfalle”, 2010, paraffina, cera naturale e poliplatte, cm 84×180
Al centro:
“Prigioni”, 2009, paraffina, cera naturale e poliplatte, cm 120×250
In basso, da sinistra:
“Folla”, 2008, paraffina, cera naturale e poliplatte, cm 120×100
“Non ci sono più farfalle”, 2010, paraffina, cera naturale e poliplatte, cm 84×60
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