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BARI | CASTELLO SVEVO | 15 giugno – 9 settembre 2019

Intervista ad OMAR GALLIANI di Roberto Lacarbonara

Ogni immagine è una forma di racconto, lo spazio di una storia che si svolge tra memoria e infinite narrazioni. Persino un ritratto, un volto, conserva e rievoca l’identità della bellezza passata, i lineamenti di un mistero. Con queste coordinate, poetiche e pittoriche, Omar Galliani progetta Leonardesca, una mostra, in corso al Castello Svevo di Bari, che accosta e interroga l’immaginario di Leonardo da Vinci, a 500 anni dalla morte, rintracciando le suggestioni di quella idealità femminile così enigmatica, così imperscrutabile, dei suoi straordinari ritratti di donne. Donne che vissero al suo fianco, nella Milano di Ludovico il Moro, e che a Bari trovarono una terra elettiva che le consacrò potenti e immortali. Tra di esse Bona Sforza, duchessa di Bari, figlia di Isabella d’Aragona, la cui solenne evanescenza d’immagine aleggia tra le sale espositive del Castello Svevo. Qui Galliani ha messo in scena il grande palco della bellezza, dove la storia del luogo muta nella storia delle immagini e dove al disegno è affidata la forza evocativa in grado di dare un volto al fantasma della storia.

Omar Galliani, Leonardesca #1, 2019, matita su tavola e pastello, cm 50×50

Qual è l’origine del progetto, di questo percorso a ritroso che riporta a casa una narrazione per immagini a partire dalle icone idealizzate di Leonardo da Vinci?
Si tratta di un percorso molto ampio, sviluppato a partire dagli anni ‘80 attraverso una contaminazione di immagini, volti e suggestioni che compongono una sorta di grande thriller. La visione di questo bellissimo castello e la conoscenza della storia della famiglia Sforza hanno reso quasi inevitabile questa mostra. La figura di Bona Sforza, che abitò queste sale, è centrale in ogni disegno; probabilmente la sua storia, le sue vicende personali ed i suoi occhi incontrano anche quelli di Leonardo che in quel tempo operava presso la corte di Ludovico il Moro, problematico zio di Bona. A me interessava creare un “clima” attorno alla storia, un grande labirinto intorno alle sembianze a ai volti che spesso si addensano nella ritrattistica enigmatica e inquieta di Leonardo.

Leonardo ha sempre reso complessa la ricerca iconografica dei suoi dipinti, quasi una summa naturalistica e idealistica della bellezza. Questa estetica vi lega molto.
Nel suo lavoro l’acutezza e la definizione del particolare anatomico, specie negli studi di botanica o di ingegneria, sono sempre rigorosi e dettagliati, frutto dell’osservazione attenta e prolungata. Tuttavia, di fronte ai suoi volti, ogni elemento diventa enigma e imperscrutabilità. Lì nasce il mistero della non-definizione, nascono storie silenziose, sussurrate, quasi celate. E questo è incredibilmente affascinante.

Omar Galliani, Berenice, 2019, matita su tavola, cm 100×100

Il “debito” nei confronti di Leonardo riguarda anche l’aspetto originario della pittura, ovvero il disegno, quel “prestare il corpo al mondo” di cui parlava Merleau-Ponty, essere fisicamente immersi nel visibile. Solo in questa condizione di compenetrazione può nascere il segno.
È esattamente la lezione di Leonardo. In questa mostra in realtà ci sono molte delle reminiscenze della mia formazione, soprattutto legata a Parma e all’area di Correggio, Parmigianino. La mia preparazione tecnica e umanistica nasce proprio da quell’impostazione emotiva e sensibile del disegno. In tutte le varie esperienze, comprese quelle più recenti, ad esempio di Paolini o di altri artisti del Novecento, sopravvive l’esigenza del disegno come contatto vero e intimo col mondo, è una sorta di manualità da riscoprire e riscattare.
C’è poi uno scarto temporale rispetto alla contemporaneità nel mio lavoro. Il disegno su tavola, così grande nel suo formato, appare indubbiamente inedito rispetto alla tradizione, basti pensare a Grande disegno italiano del 2005, di 5×6 metri. Così come sono cambiate le tecniche e i materiali – la grafite ad esempio è un minerale introdotto nell’Ottocento che sostituisce il gesso o il carboncino – ma soprattutto si è trasformato lo statuto del disegno che è sempre stato inteso come momento di passaggio, studio preparatorio, elemento analitico propedeutico alla composizione della pittura. Inoltre, mi interessa moltissimo la superficie: questa pelle lignea di pioppo che, con la sua matericità e porosità, sostituisce la carta.

Omar Galliani, Grande disegno italiano, 2005, matita su tavola, cm 500×623

In mostra c’è anche un nucleo di disegni, Il quaderno delle acque, che rappresenta un momento centrale dello studio, quasi la ricerca di un segno atmosferico che segue il movimento delle acque.
Il disegno di Leonardo ha spesso una grande affinità con il movimento e i gorghi dell’aria e dell’acqua; la loro circolarità genera una forma che fugge all’osservazione mimetica per divenire pensiero simbolico e astratto, puro movimento. Come fai a disegnare l’acqua o l’aria?

Ad un tratto il lavoro pittorico cede all’ironia dell’oggetto in un quadro come Disegno con l’acqua in cui sulla carta è attaccato un bicchiere di vetro…
I disegni delle acque nascono proprio da un curioso incidente. Avevo disegnato un particolare tratto dall’Annunciazione degli Uffizi, si trattava di una mano. All’epoca lavoravo all’interno di uno studio molto umido, sul finire degli anni ’70. Una volta chiuso l’album, a distanza di qualche settimana mi accorsi che il disegno si era ribaltato sul foglio opposto, rispecchiandosi nel suo doppio e creando un’apparizione fantasmatica speculare, del tutto evanescente. Da qui è nato Il quaderno delle acque, seguendo il misterioso movimento del segno e del disegno.

Omar Galliani. Leonardesca, veduta della mostra

Omar Galliani. Leonardesca
a cura di Mariastella Margozzi e Nadia Stefanel

promossa dalla Direzione del Polo museale della Puglia e dalla Fondazione Musicale Vincenzo Maria Valente in partnership con Exprivia/Italtel, Via Della Spiga Milano, Indeco spa
con il supporto di Accademia di Belle Arti di Brera, Fondazione Puglia, Giuseppe Saverio Poli, Banca Popolare di Puglia e Basilicata, Università degli Studi di Bari, Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale.

15 giugno – 9 settembre 2019

Castello Svevo di Bari
Piazza Federico II di Svevia, Bari

Info: +39 333 9175789
pm-pug.castellosvevo@beniculturali.it
mbac-pm-pug.castellosvevo@mailcert.beniculturali.it
http://musei.puglia.beniculturali.it

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