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VERONA | Spazio Cordis

Intervista ad ALBERTO GEREMIA di Gabriele Salvaterra

Lo scorso 11 ottobre ha aperto, in contemporanea ad ArtVerona, la personale di Andrea Francolino (Bari, 1979) Principi di mutamento, a cura di Jessica Bianchera, in un nuovo appuntamento in cui il rapporto tra uomo e natura, ordine e caos, controllo e incognita diventano temi centrali mai conclusi e continuamente sviluppati. L’artista barese, affidandosi a una grande varietà di mezzi e materiali, sembra visualizzare nell’arte le leggi dell’entropia, ovvero di quella tendenza della materia universale a sfaldarsi nella casualità e nell’indistinto. Da una parte Francolino mostra le cose nell’attimo stesso in cui perdono consistenza e si frantumano, dall’altra ricostruisce da queste fratture accidentali anche una sorta di intenzionalità che diventa accessibile attraverso il suo lavoro artistico. Il rapporto tra naturale e artificiale (o tra spontaneo e costruito) che ne deriva non ha, quindi, l’ingenuità delle nette polarizzazioni ma affronta una complessità nuova in cui anche il caso può essere volontario e, viceversa, la volontà diventare casuale. Ma questa mostra porta con sé anche una progettualità più ampia, inaugurando Spazio Cordis, nuovo luogo espositivo scaligero, nato dall’attività e dalla volontà di Alberto Geremia, collezionista che ha messo a disposizione l’ambulatorio dove lavorava per mostre e progetti culturali. Lo abbiamo intervistato per discutere con lui dei presupposti e delle potenzialità di questa nuova e originale avventura.

Installation View Spazio Cordis, Andrea Francolino. “Principi di mutamento”, (mq)

Per parlare dell’iniziativa di Spazio Cordis è forse utile cominciare dalla tua precedente professione e dalla tua attività di collezionista. Potresti raccontare come dalla cardiologia ti sei avvicinato all’arte? E cosa ti ha portato a diventare collezionista?
La cardiologia la scelsi durante il periodo della maturità scientifica, allora avevo già deciso di seguire la professione del medico. A quel tempo dell’arte non mi interessavo più di tanto. Le cose cambiarono durante gli anni della scuola di specializzazione – erano gli anni Settanta – quando mi avvicinai ai gruppi della sinistra extraparlamentare. In quel contesto conobbi più di un artista, fu allora che iniziai a vedere le prime opere d’arte a Roma, Milano, Firenze e Torino. Nel frattempo, avevo iniziato a frequentare la galleria di Enzo Ferrari e la stamperia di Gino Berardinelli, rendendomi conto che le mie conoscenze sull’arte erano veramente limitate. Cominciai così a documentarmi con voracità. Con l’inizio della professione arrivarono i primi guadagni e mi posi il problema di come spenderli. Fu lì che iniziai a considerare l’opera d’arte come la manifestazione delle passioni che l’artista viveva e che trasmetteva alle sue creazioni. Quanto più riconoscevo questa qualità nell’opera, tanto più ero spinto a possederla. Il mio era sostanzialmente un atto d’amore finalizzato ad acquisire l’atto d’amore di un’altra persona a me sconosciuta, con la quale però mi sentivo in armonia. Da allora non mi sono più fermato.

Installation View Spazio Cordis, Andrea Francolino. “Principi di mutamento” (Dubai Mall)

Quali sono le linee guida su cui si basa la tua collezione? A quali linguaggi ti sei interessato?
All’inizio seguivo Enzo Ferrari, un personaggio unico, un po’ scontroso. Ce l’aveva con Verona e diceva che i veronesi non capiscono nulla altrimenti sarebbe stato ricco. Invece chiuse la galleria per disperazione, capito da pochi. Eppure, nel suo spazio sono passati tutti gli artisti importanti della seconda metà del Novecento (Fontana, Manzoni, Tancredi, Gnoli, Cintoli, Schifano, Angeli, Adami, Tadini, Costa, Pozzati, Aricò, Beuys, Griffa, Verna, Cotani). Lui mi spingeva ad avere un approccio quasi scientifico, limitato all’approfondimento di ciascun “genere” o stile. All’inizio dovevo necessariamente fidarmi dei galleristi che venivo a conoscere anche grazie all’amico Giorgio Fasol. Poi, mano a mano che la mia “affettività” cresceva, cominciavo a staccarmi dall’idea di collezionare in modo scientifico. Mi sentivo più sicuro nelle mie scelte e potei così muovermi verso nuove direzioni.

Andrea Francolino al lavoro

Lo stesso Spazio Cordis è strettamente legato alla tua esperienza di cardiologo e collezionista. Mi sembra, infatti, che quando lo studio era ancora attivo eri solito allestire alcuni pezzi della tua collezione al suo interno, è vero? Cosa, poi, ha fatto sì che l’intero spazio potesse accogliere progetti espositivi e culturali?
Nel mio studio ho iniziato a esporre le opere perché non avevo più spazio a casa, mi ricordo di un’opera di Cesare Viel che riportava questa frase: «Ti sei distratto? Io vedo sempre molta gente entrare ed uscire. Noi non ci rendiamo conto della fatica che facciamo ogni giorno per vedere le cose. Di solito si dice che è un problema di comprensione, un problema di intelligenza». Questa frase ha portato lo scompiglio tra i miei pazienti e li ha invitati a pensarci su. Alla fine siamo arrivati alla conclusione che se vogliamo vedere e trovare tra le cose e la gente quello che veramente è fondamentale, dobbiamo usare la nostra inclinazione agli affetti. Più la pratichiamo più le nostre scelte diventano utili e giuste. L’arte ci aiuta a fare questo. Ecco perché ho iniziato a inserire opere d’arte nella sala d’aspetto del mio studio. Era quindi naturale che l’ambulatorio continuasse a essere un punto di riferimento artistico nel quartiere, anche dopo che ho smesso di esercitare.

Andrea Francolino, 45.891389 9.767435, polvere di cemento recuperato e terra su carta hahnemuhle 220×110 cm, 2016. Foto: Agostino Osio, Galleria Frittelli Firenze

Che gruppo di lavoro è coinvolto in Spazio Cordis a livello curatoriale e di direzione artistica? E all’interno di questo gruppo qual è il tuo ruolo?
Spazio Cordis è un’associazione culturale con quattro fondatori: Simone Frittelli, importante gallerista di Firenze, Andrea Mion, caro amico di grande sensibilità, Paola Parolin, mia moglie – anche lei medico ma soprattutto poetessa – e io, “capo di mille ma padrone di nessuno”. Spero poi che si unisca a noi, come socio onorario, anche Giorgio Fasol, amico fraterno tra i più importanti e attivi collezionisti italiani. A questa compagnia si è aggiunta Jessica Bianchera che ha curato la mostra di Andrea Francolino con grande professionalità, responsabilità e preparazione.

Andrea Francolino, Mq, 2016, Frammenti di calcestruzzo e polvere di terra misure variabili nello spazio

Qual è l’identità o l’attività che si vuole portare avanti? Questo primo affondo su Andrea Francolino può essere indicativo?
Il progetto che abbiamo scelto per inaugurare lo spazio è sicuramente rivelatore di un’intenzione che vorremmo perseguire e di un’identità che vorremmo affermare. L’intenzione è quella di proporre progetti monografici dedicati a giovani artisti dalle solide ricerche che meritano di essere valorizzati e approfonditi, con una mostra ogni due mesi. Proprio in queste settimane stiamo lavorando alla programmazione e ci sono già tre nomi adatti a Spazio Cordis, ora si tratta solo di ufficializzarli, entro fine novembre presenteremo il calendario.

Andrea Francolino. Principi di mutamento
a cura di Jessica Bianchera

11 ottobre – 30 novembre 2018

Spazio Cordis
Via Andrea Doria 21/A, Verona

Info: +39 340 2612167
+39 335 5723503
spaziocordis@protonmail.com

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