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ROMA | MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo | 16 marzo – 20 maggio 2018

di JACOPO RICCIARDI

La pelle della pittura è un’installazione se si assottiglia fino a tentare una propria immaterialità senza tradire la sua vocazione di racconto figurativo scenico. Miltos Manetas sembra voler forzare la pittura a congiungersi idealmente con l’immagine video, digitale, di Internet, che di per sé è una caverna, un luogo, uno spazio reale ma altro, e che non si trova altrove dal quotidiano ma ben inscritto in esso. La pittura è proprio l’elemento che può rappresentare questa assenza presente, che è luogo nel luogo, luogo virtuale che realmente e sovversivamente sovverte il nostro primigenio reale quotidiano, passando da cose fisiche reali a cose non fisiche reali.

Miltos Manetas The Italian Painting, 2000, olio su tela cm 200 × 550, courtesy Fondazione MAXXI

Miltos Manetas, The Italian Painting, 2000, olio su tela
cm 200 × 550, courtesy Fondazione MAXXI

La pittura ha costruito in secoli la sua realtà e ora, per questa forza, proprio come la realtà quotidiana, si sovverte nel suo contrario, si smaterializza rimanendo presente. Quindi Manetas, nella mostra Internet Paintings in corso al MAXXI di Roma, non opera un tentativo, ma fa agire una possibile inevitabile realtà del mezzo pittorico, moltiplicandolo, amplificandolo, ma non aumentando una storia, iniziandola e finendola come nella Cappella Sistina, ma in una bolla di spazio neutro che, non raccontando, e, spezzando un racconto precedente, fa perdere le proprie tracce. In questa bolla, che si amplifica gonfiandosi, gli elementi descrittivi della pittura, ritratti, loghi, pezzi di paesaggi, sovrapposti o resi in un segno scheletrito, quasi anti pittorico o oltre pittorico, si svuotano come lacune pur mantenendo la radice prima della rappresentazione, pur giungendo a volte o spesso a rasentare l’indecifrabile e mai l’incompiuto.

Miltos Manetas The Italian Painting, 2000, olio su tela cm 200 × 550 courtesy Fondazione MAXXI

Miltos Manetas, The Italian Painting, 2000, olio su tela, cm 200 × 550
courtesy Fondazione MAXXI

Qui Manetas ci mostra sulla tela dei riquadri di immagini che ritraggono una scena mettendo tra loro, orizzontalmente, il vuoto, un colore di fondo, e, profondamente, nella tela, tra le immagini che si sovrappongono, si crea o si mostra lo stesso vuoto; e anche si attiva tra le diverse tele appese nell’ambiente come se lo spazio reale fosse uno schedario, come se il vuoto reale tra le tele fosse lo stesso reale del vuoto del colore monocromo di fondo o del vuoto della trasparenza. Un’unica superficie è spesso composta da tre o quattro tele accostate a tradurre un altro senso del vuoto che esiste tra due bordi adiacenti, l’uno il prolungamento dell’altro, due dimensioni che sono una. Manetas va oltre il non finito dei prigioni di Michelangelo, egli trova il non ultimabile. Per lui, in questo spazio di vuoto reale, la cui vera immagine è il luogo di Internet da lui dipinto, non esiste né un orizzonte di partenza né un orizzonte di destinazione, ma un’amplificazione del vuoto che ci vede inscritti in esso. L’enorme quadro di più di sei metri per tre rappresenta uno spazio qualsiasi dove due persone convivono e interagiscono con una quantità di dispositivi digitali dispersi per i metri quadri della superfice del quadro così come nel luogo indecifrato della rappresentazione: un interno di stanza forse, pubblico o privato, dalle dimensioni tanto imprecise quanto dilatate, come anche un imprecisato luogo esterno che nel suo presentarsi nudo e spoglio richiama il vuoto dello spazio, fino a quello tra pianeta terra e universo.

Miltos Manetas The Italian Painting, 2000 olio su tela cm 200 × 550 courtesy Fondazione MAXXI

Miltos Manetas, The Italian Painting, 2000, olio su tela
cm 200 × 550, courtesy Fondazione MAXXI

Manetas determina una pittura che non può esaurirsi e infine mostrarsi, ma che al contrario si fa ogni volta finita mentre continua a farsi: i quadri durante la mostra continuano a essere dipinti. Ecco una simulazione della realtà che non è mai immobile mentre la si vive, e che, forse, questo sì, non si sposta mai dal vuoto reale e spaziale finché si vive. Ecco messo a fuoco l’aspetto della connessione digitale, connessione senza direzione tra individui, e così più reale di quella immaginata. Manetas fa di più per esplorare questa connessione tanto reale quanto nulla, significante proprio perché vuota, che dà la vita alla persona e all’intelletto svuotandosi: fa dipingere da un altro alcune parti dei dipinti, e addirittura interferendo in questa azione con dei video di immagini digitali provenienti da Internet, immagini immateriche che si intersecano alla non materialità pur materica dell’azione di un altro autore pittore, che segue le linee o i profili proiettati o che li ignora mentre loro agiscono sopra la pittura che si sta dipingendo o che già è stata dipinta in una trasparenza materica.

Miltos Manetas The Italian Painting, 2000 olio su tela cm 200 × 550 courtesy Fondazione MAXXI

Miltos Manetas, The Italian Painting, 2000, olio su tela
cm 200 × 550, courtesy Fondazione MAXXI

Manetas trova il numero atomico dell’azione pittorica umana in una bolla che già chiamiamo vita ma che con lui si viviseziona concettualmente e praticamente. La pittura con Manetas è uno spettro che mostra quanto assente ci sia che forma la nostra realtà. Egli utilizza Internet non come luogo contemporaneo momentaneo ma come un luogo momentaneo eterno. L’uomo così ritratto da Manetas risulta isolato nella sua concreta immaterialità. I ritratti di Manetas sono talmente connessi al luogo vuoto che li circonda che per quella forza negativa trovano la loro espressione e tutta la loro vita, ma espressivamente e identitariamente già fuggita in un’altra connessione, connessione di altre connessioni, dall’indecifrabile e inultimabile percorso, ma realmente immutabile come il legame del linguaggio pittorico con l’uomo.

Miltos Manetas. Internet Paintings

16 marzo – 20 maggio 2018

MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Sala Claudia Gian Ferrari
Via Guido Reni 4A, Roma

Info: www.maxxi.art

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