Non sei registrato? Registrati.
BARI | Galleria Doppelgaenger | 20 giugno – 20 settembre 2019

di ROBERTO LACARBONARA

In mezzo a questa ampiezza – e tutto è sempre così ampio: lo sono i suoni, i ritmi, i fruscii, i silenzi delle cose – può accadere che un segno nasca, e si addentri, su carta o in altra pelle, verso l’immagine.
Seguendo l’ordine del tempo, la personale di Mariateresa Sartori nella Galleria Doppelgaenger di Bari, è “quasi una prova che la realtà esiste”, come scrive Chiara Bertola. Questa esistenza, provata e segnata, diventa forma per un processo di trascrizione quasi automatico, immediato, quando ad esempio Sartori traccia linee più o meno leggere a seconda dell’intensità del suono del mare, ascoltato per ore, infrangersi sulla battigia; o quando La forma del suono – serie di disegni su carta del 2018 – rivela, nello sfumato della grafite, la scomposizione dell’armonia di un bosco in Provenza: i passi, l’abbaiare del cane, i cinguettii degli usignoli, dei merli, delle capinere e dei pettirossi, lo scroscio della cascata, il gorgoglio del fiumi: ad ognuno un suo idiomatico segno, fatto a mano. Il pittore non è mai davanti al reale, sosteneva Cezanne, bensì dentro il visibile, in esso immerso: egli nasce “in occasione” della realtà.

Mariateresa Sartori, veduta dell’allestimento, Galleria Doppelgaenger, 2019, Ph Beppe Gernone

Questa misura dello sconfinato è una cifra (o un’ossessione – come assedio, come occupazione) costantemente presente nella ricerca di Sartori. Anche quando la distanza si dilata nello spazio, ad esempio nella rincorsa delle nuvole, trattenute a stento nella serie di fotografie stenopeiche Nuages, eseguite con una semplice scatola di cartone. O quando l’emergere di un’immagine dal fondo della pittura cinquecentesca approda nei monotipi fotografici Cronache, abbandonando il suo statuto materico per un nuovo animismo foto-sensibile.

Mariateresa Sartori, Cronache, 2019, Ph Beppe Gernone

Sono tutti tentativi di dare una forma visibile a quello che ha altra forma, altro linguaggio. Dal suono, anzi dalla musica, proviene anche un Omaggio a Chopin, prestito della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, che dal 7 maggio al 24 novembre ospita la mostra Dire il tempo. Roman Opalka – Mariateresa Sartori (leggi qui). Questo video ritrae un uomo e una donna che parlano attraverso le note della musica di Chopin. Potessimo mai suonar parlando, come fanno gli uccelli o i pastori!

Mariateresa Sartori, veduta dell’allestimento, Galleria Doppelgaenger, 2019, Ph Beppe Gernone

E infine la poesia, il più abissale dei linguaggi, l’ineludibile, la cui chiarezza fonematica nasconde l’inquietudine del senso. Mariateresa Sartori ritrova quella Preghiera a sua madre perché muoia di Mariangela Gualtieri e, tra i versi lancinanti, procede con la lettura fredda, meccanica, digitalmente ricomposta, di una voce incerta, stentorea, straniera. Un lavoro audio che, ancora una volta, rivela quanto l’ordine del tempo – musicale, poetico, sonoro, quotidiano – sia esperienza fallibile e insostenibile. Perciò sublime, come poesia.

Mariateresa Sartori, Galleria Doppelgaenger, 2019, Ph Teresa Imbriani


Mariateresa Sartori

Seguendo l’ordine del tempo

20 giugno – 20 settembre 2019

Galleria Doppelgaenger
Via Verrone 8, Bari

Orari: mar-ven, 17.00-20.00
Agosto: su appuntamento

Info: +39 392 8203006
info@doppelgaenger.it
www.doppelgaenger.it

Condividi su...
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •