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MILANO | Pirelli HangarBicocca | 17 febbraio 2021 – 9 gennaio 2022

di ALICE VANGELISTI

Un’atmosfera straniante e distopica animata da una moltitudine apparentemente caotica di differenti input visivi è quella che regna all’interno db SHED di Pirelli HangarBicocca di Milano, in cui la ricerca di Neïl Beloufa (Parigi, 1985) trova spazio in Digital Mourning, prima personale dell’artista franco-algerino in un’istituzione italiana. Sintomo della grande attenzione per la lettura della contemporaneità che da sempre caratterizza il magistrale lavoro dello spazio milanese, il focus centrale attorno al quale ruota l’intera esposizione in questo caso è il rapporto sempre più stretto – e a volte potremmo dire anche soffocante della tecnologia con l’essere umano, in cui la prima si mostra ormai come interferenza inevitabile e preponderante nella vita di ciascuno.
È una riflessione sottile e delicata, nascosta dietro le apparenze di un magico e giocoso parco divertimenti, in cui il visitatore può perdersi catturato dal fascino dei numerosi e differenti stimoli di volta in volta proposti a costruire un percorso di visita sempre diverso e nuovo. Infatti, una volta superato il senso di spaesamento iniziale, la visione si costruisce attraverso le decisioni personali di ognuno: per questo la mostra apparentemente si auto-costruisce in relazione alle scelte del visitatore, donandogli un’esperienza unica, riflessiva e attiva, in quanto parte del grande meccanismo espositivo. Infatti, nel processo decisionale che accompagna ogni scelta, il visitatore stesso è chiamato in causa ad attuare azioni di fruizione, ascolto, ragionamento e presa di posizione che inizialmente portano a esaltare il potere decisionale del singolo e l’affermarsi dell’individualità, ma scavando più a fondo si nota come in realtà sia la tecnologia stessa a condizionare ogni azione.

Neïl Beloufa, Screen Talk, 2020–in corso, Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2021, Courtesy Bad Manner’s Paris/Miami/Ibiza, kamel mennour, Parigi/Londra, François Ghebaly, Los Angeles, Mendes Wood DM, ZERO…, Milano e Pirelli HangarBicocca, Milano – Photo Agostino Osio

Così, si susseguono una serie di video, ambienti multimediali, sculture e installazioni tecnologicamente complesse, in cui immagini in movimento, suoni, colori e luci danno vita a una narrazione scomposta e caotica, nella quale l’artista costruisce un universo che avvolge lo spettatore e lo accompagna in un’esperienza sensoriale che attiva allo stesso tempo riflessioni oltre la mera interazione, nel labile confine tra finzione e realtà, già espresso fin dal titolo della mostra. Infatti, i termini digital (digitale) e mourning (lutto) mettono in luce fin da subito il dualismo tra ciò che è reale e ciò che viene simulato attraverso l’universo virtuale, alludendo al grande paradosso dell’età contemporanea divisa tra l’esistenza umana e tecnologica, nella quale l’individuo è portato sempre più a scomparire, nascosto e annullato dietro il tipico appiattimento dello schermo digitale.
Come una vera e propria narrazione, la mostra si apre con l’introduzione delle persone che negli anni hanno lavorato con l’artista attraverso l’allestimento della serie dei test di scrittura da 1 a 10, a cui Beloufa sottopone da sempre i suoi collaboratori, come in una sorta di competizione. Dopo questo preludio, la mostra prosegue con un prologo, ossia con la presentazione dell’enorme e colorata interfaccia progettata per Screen Talk (2020), un’opera sperimentale, a metà tra miniserie televisiva e videogame online, nata a partire da un film dell’artista risalente al 2014, ma estremamente attuale. Infatti, in questo lavoro, l’artista affrontava il tema di una pandemia globale, che acquisisce ancora più significato anche e soprattutto in relazione al periodo storico che stiamo vivendo, sottolineando l’attuale ed effettivo spostamento delle relazioni quotidiane e reali su un piano digitale e fittizio attraverso l’uso sempre più massiccio della tecnologia.

Neïl Beloufa, Veduta della mostra Digital Mourning, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2021, Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano – Photo Agostino Osio

Il progetto presente in mostra – reso possibile grazie al contributo della casa di produzione Bad Manners Production – permette un’interazione anche al di fuori dell’esposizione stessa: sul sito screen-talk.com si più accedere ai diversi episodi della serie che diventano fruibili in maniera non lineare attraverso il completamento di alcuni insoliti enigmi, aprendo così a un nuovo modo di produrre il lavoro artistico e di concepire la sua diffusione online.
Dopo l’opera di prologo, che si mostra come un vero e proprio anticipatore di molti dei concetti chiave esposti poi lungo l’intero percorso di visita, inizia la trama vera e propria della storia che si articola nel grande spazio dello SHED, sullo sfondo dei resti di un set cinematografico, abitato da tre diversi narratori – gli Hosts A, B eC. Queste differenti entità digitali, animate da display e luci che si susseguono sulla superficie delle sculture dalle fattezze caricaturali e per certi versi grottesche, interagiscono tra di loro discutendo temi di attualità, nel tentativo di catturare l’attenzione del visitatore per guidarlo nella fruizione della mostra. Questi tre personaggi rappresentano altrettanti percorsi, raccontati con una voce impersonale e digitale attraverso la presentazione stereotipata dei lavori, ognuno dei quali aderisce alle diverse posizioni prese dai narratori, che spaziano tra attitudini conservative, progressiste, ciniche, sincere e ottimiste. Allo stesso tempo, però, le tre figure narranti azionano anche il meccanismo delle diverse installazioni ibride disposte all’interno del grande spazio espositivo, creando così una visita che si struttura su più livelli di visione, interazione e significato.
Così, l’Host A, caratterizzato dal colore blu, cerca di sedurre il visitatore, presentando le sue opere preferite in mostra, tra cui People’s passion, trasparency, mobility, all surrounded by water (2018), composta da una complessa scultura cinetica di pannelli trasparenti sulla quale appaiono le immagini stratificate e sovrapposte dell’omonimo documentario girato dall’artista nel 2011, che mostra una serie di interviste sull’esperienza di vita in una fantomatica città sconosciuta e paradisiaca, giocando ancora una volta su realtà e finzione, tra natura e artificio.

Neïl Beloufa, Veduta della mostra Digital Mourning, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2021, Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano – Photo Agostino Osio

L’Host B, invece, contrassegnato dal colore giallo, racconta la sua esperienza in relazione alle opere mediante degli stereotipi e impartendo degli ordini al visitatore. Tra le opere proposte da questa voce narrante si trova anche Not titled yet (2011-12), ricostruita appositamente per l’occasione e costituita da una struttura labirintica, accessibile al visitatore, il quale è portato a provare la sensazione di trovarsi dietro al vetro di una sala interrogatori della polizia. Al suo interno è visibile il video Sayre and Marcus (2010), il quale ispirandosi alle crime fiction, mette in scena un processo, in cui tutti i personaggi però sono contemporaneamente giudici e complici di un possibile assassino.
L’Host C, infine, rappresentato dal colore rosso, si allontana dalle altre posizioni critiche e commenta le opere in maniera ironica e superficiale. Tra queste, Data for Desire (Rationalized room series) (2015) è una sorta di disegno tridimensionale realizzato attraverso l’utilizzo di un filo in metallo, ricreando la silhouette di un interno domestico e presentando sullo schermo il video Data for Desire (2014), nel quale, sulla falsariga dei reality show, l’artista intervista un gruppo di ragazzi che stanno partecipando a una festa, ma che si rivelano essere gli ignari protagonisti di uno studio socio-matematico che ne analizza i comportamenti al fine di formulare un algoritmo capace di prevedere le azioni e le preferenze dei loro coetanei. L’esperimento alla fine, però, si rivelerà fallimentare, dimostrando ancora una volta come sia impossibile determinare certi equilibri sociali a priori e sulla base di stereotipi.
La scelta su quale dei tre narratori seguire è, quindi, data allo spettatore: infatti, l’intento dell’artista non è quello di imporre un’unica corrente di pensiero bensì di generare degli spazi di discussione e riflessione in cui ciascuno è libero di prendere la propria posizione. Curiosa però è la scelta di Beloufa di non proporre i suoi video in forma integrale, riflettendo in questo modo sull’interazione che si instaura tra pubblico e opera d’arte. Infatti, spesso lo spettatore non fruisce appieno di tutti i contenuti proposti all’interno di una mostra, ma in questo caso è l’artista stesso a negargli tale possibilità. Si crea in questo modo una situazione strana e di apparente disagio che genera nel visitatore la volontà di approfondire maggiormente, e per questo sono messi a disposizione QR code associati ai diversi video che permettono così una fruizione completa e costruita su misura in quanto ognuno può decidere di ritagliarsi del tempo all’interno della mostra per ampliare degli aspetti di cui concretamente ha potuto assaporarne solo degli assaggi. Si tratta così di una sensazione di incompletezza che può essere saziata e che idealmente richiama anche all’umana e inconsapevole voracità di poter – e voler – accedere a sempre più contenuti digitali, ponendo così l’accento sui labili confini del paradosso contemporaneo di una società che vive a metà tra reale e virtuale, tra esistenza e scomparsa.

Neïl Beloufa, Data for Desire (Rationalized room series), 2015, Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2021, Courtesy Bad Manner’s, Parigi/Miami/Ibiza e Pirelli HangarBicocca, Milano – Photo Agostino Osio

L’immersione in questa realtà distopica e straniante che permette di percorrere anche le tappe principali della produzione dell’artista, si conclude con La morale de l’histoire (2019), epilogo più che azzeccato a questa narrazione visiva e di significato. In un gioco a metà tra favola e allegoria, l’opera riflette sul mondo contemporaneo e sulle strutture della società capitalista, mettendo in scena un ipotetico insegnamento, a coronamento delle precedenti riflessioni.
Non è quindi una mostra semplice e giocosa quella allestita in Pirelli HangarBicocca: se a un primo sguardo potrebbe sembrare un impianto scenografico e immersivo messo in piedi per stupire e attivare lo spettatore, in realtà è un’esposizione molto profonda e riflessiva, esito di un progetto allestitivo che lavora sul pensiero di chi guarda, invitandolo a concentrarsi su di sé e sulle proprie scelte, ma allo stesso tempo mettendo l’accento sulle tematiche attuali e controverse che ruotano attorno alla sempre maggiore digitalizzazione della vita.

Neïl Beloufa. Digital Mourning
a cura di Roberta Tenconi

17 febbraio 2021 – 9 gennaio 2022

Pirelli HangarBicocca
via Chiese 2, Milano

Orari: giovedì-domenica dalle 10.30 alle 20.30
L’ingresso alle mostre è gratuito con prenotazione obbligatoria tramite il sistema dedicato presente nella homepage pirellihangarbicocca.org

Info: +39 02 6611 1573
info@hangarbicocca.org
www.pirellihangarbicocca.org

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