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AICURZIO (MB) | Castel Negrino Arte | Prorogata al 24 febbraio 2019

di KEVIN McMANUS

“No signal”. Quante volte, nel corso di frustranti tentativi di prendere un segnale audio-video, ci siamo trovati di fronte a questa sentenza? Andrea Cereda, artista che coniuga in modo sorprendentemente naturale raffinatezza formale e franchezza materica, ha trasformato questa comune esperienza, irritante e straniante al tempo stesso, in una prolifica ossessione, base e leitmotiv della sua ultima mostra presso la sempre più attiva galleria Castel Negrino Arte di Aicurzio (MB).

Andrea Cereda, No Signal – Sequenze #42, 2018, lamiera di ferro su MDF dipinto, 23×18 cm (elemento 1), 72×90 cm (elemento 2), 12.5×12.5 cm (elemento 3) Courtesy l’artista e Castel Negrino Arte, Aicurzio (MB)

L’allestimento, come nell’ormai consolidata prassi della sede espositiva, è rigoroso e visivamente efficace, ed evidenza la stretta interconnessione dei singoli lavori tra di loro: ciascuna opera presenta superfici metalliche grezze sovrapposte, a creare una complessa e asimmetrica griglia astratta, disciplinate da inserti colorati quadrati o rettangolari a campitura piatta, basate su due cromie in rapporto di contrasto/dialogo, talvolta presenti in più variazioni di tono. Queste parti colorate, che temperano nella loro esattezza formale le asperità tattili del metallo, traggono ispirazione dal più frequente fenomeno visivo riferito al “no signal”, ossia i riquadri a colori piatti associati al rallentamento e al progressivo sfaldarsi dell’immagine video. Un monitor, punto di partenza ideale del percorso, mostra il fenomeno in modo esemplificativo, intervenendo con un’interferenza ad hoc su un testo filmico preesistente.

Andrea Cereda. No signal, veduta della mostra, Castel Negrino Arte, Aicurzio (MB) Courtesy l’artista e Castel Negrino Arte, Aicurzio (MB)

Questa rielaborazione essenziale di uno stimolo visuale “altro”, “sbagliato”, lungi dall’essere la pura oggettivazione di un’ossessione personale, arriva in realtà a dirci molto sull’esperienza del fallimento dell’immagine dinamica. Al netto dell’imperfezione tecnologica, infatti, il “no signal” è uno dei tanti possibili fenomeni di critica all’elementarità delle nostre abitudini audiovisive: nel momento in cui l’immagine si blocca, si scompone, si deforma, il fruitore smette per un istante i panni dello spettatore, del puro testimone di un evento rappresentato, e diventa a tutti gli effetti utente, in qualche modo autore dello sguardo.
L’immagine perde la sua trasparenza, e con essa la sua pretesa di realtà fruibili in modo immersivo, e nella sua inattesa opacità diventa oggetto di uno sguardo distaccato, critico e analitico. Ce lo insegnava già Walter Benjamin in L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, ma in arte ce l’hanno insegnato, più recentemente, numerosi autori affascinati dalla decostruzione dell’esperienza cinematografica e televisiva, tra i quali val la pena di citare almeno Douglas Gordon, Pierre Huyghe e Jacques Perconte. Cereda isola questa opacità, al ripulisce dei rimasugli di immagine, e la rende forma pura, fantasma dell’immagine che non consente però di risalire all’immagine stessa; esito finale e formalizzato di un processo entropico che l’artista riesce però a trasformare in creazione positiva, come se l’energia dispersa diventasse l’energia “al quadrato” di una nuova, autonoma esperienza visiva.

Andrea Cereda, No Signal – Sequenze #17, 2018, lamiera di ferro 18×18 cm Courtesy l’artista e Castel Negrino Arte, Aicurzio (MB)

Che il tutto sia un processo lo dimostra il percorso obbligato (ma non coercitivo) dell’allestimento, entro il quale ciascuna singola opera eccede i limiti della propria autonomia per diventare polo dialettico insieme all’opera accanto: una delle tinte della prima torna nella seconda, che la rielabora per essere a sua volta richiamata in quella successiva, e così via fino a un punto d’arrivo inevitabile, la scritta “no signal”, appunto, incorniciata a mo’ di quadro. Nel classico incidente video, la scritta appare, infatti, come un elemento indesiderato e interferenziale, che tuttavia è stato creato a monte dal costruttore, quasi a prevedere la possibilità che la fruizione trasparente e continua del video fallisca.
Una fine che in qualche modo è scritta, programmata, e che diventa una sorta di “The end”: quasi che lo sgretolamento dell’immagine nei quadrati di colore sia il vero compimento, il vero destino di ogni esperienza visuale.

Andrea Cereda. No signal
a cura di Matteo Galbiati

24 novembre 2018 – 2o gennaio 2019
Prorogata al 24 febbraio 2019

Castel Negrino Arte
Strada per Castel Negrino 7, Aicurzio (MB)

Aperto tutti i giorni su appuntamento

Info: +39 335 8003552
info@castelnegrinoarte.com
www.castelnegrinoarte.com

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