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SPAZIO TESTONI LA 2000+45
Bologna

Elisa Saggiomo. Alta/Tensione (di Elena Baldelli)


Il viaggio crea incontri non sempre legati alla natura umana; percorrendo si raccolgono involontariamente strade, cieli, alberi, ponti, gatti… Anche Elisa Saggiomo, nei suoi tragitti, osserva e raccoglie e, di tutto quello che la sua memoria riesce ad accumulare, rimangono impressi solo alcuni elementi, quelli che le sono andati incontro spontaneamente, chiedendo una riflessione maggiore. Allora un attimo viene definito in 15 fili e 60 spazi, un altro in 14 fili e 24 spazi, altri in 8,10 e 12 distanziati 5 e ancora altri istanti di vita, tutti attimi della memoria dell’artista, osservati e poi catalogati perché ritenuti misteriosamente indispensabili. La Saggiomo rende le sue “visioni da finestrino” oggetti di studio, sfuma il paesaggio retrostante e si concentra sul particolare. A questo punto, i particolari di paesaggio, non contaminati dall’ambiente, diventano spunti per raccontare altro, dimenticando la loro peculiarità funzionale per trasformarsi in pura fascinosa forma…

Elena Baldelli: Un percorso ha ispirato il ciclo di opere Alta/Tensione, lo stesso viaggio che effettuano la maggior parte dei lavoratori ogni giorno, spesso ignorando quei particolari su cui tu hai deciso di focalizzarti: i fili dell’alta tensione, gli isolatori elettrici, i ponti… Perché soffermarsi su questi dettagli?
Elisa Saggiomo:
Tutto nasce dall’osservare, dal vedere. Tutti noi guardiamo e siamo attratti da un oggetto o da una forma invece che da un’altra, ma non sempre ci soffermiamo nel vederla. Esistono tanti motivi per i quali i ponti, gli isolatori e, in seguito, i fili dell’alta tensione mi sono venuti incontro, catturando la mia attenzione. Penso che tutto ciò che ci circonda possa diventare materia di studio. L’osservazione di una semplice immagine può racchiudere una serie infinita di significati; possono essere immagini di ponti, isolatori, tralicci, come possono essere anche volti, paesaggi o bottiglie. Tutto ciò che diventa studio, analisi e tempo acquista in sé una quantità infinita di riflessioni. Queste riflessioni fanno sì che questi ponti e questi isolatori perdano il loro significato e possano diventare qualcosa d’altro.

Parli di attimi, di momenti talmente brevi da non poter essere messi a fuoco né con gli occhi, né con la mente, riproponendoli con la precisione di una macchina. Cataloghi lo spazio schematizzandolo e soprattutto conti. Nei titoli viene specificato il numero dei fili elettrici e degli spazi. Usi la fotografia per scandire l’attimo oppure l’attimo viene riproposto a posteriori dai ricordi?
Penso che questo lavoro sul tempo e sull’attimo nasca dall’impressione iniziale del guardare, dalla semplice visione dell’occhio. In seguito, quell’attimo viene scandito sia dalle immagini fotografiche sia dal tempo dei ricordi; l’immagine viene elaborata e analizzata in tutte le sue forme, in tutti i suoi rapporti di colore, di chiari e di scuri, di linee. Penso che sia per questo che mi piaccia inserire i numeri nei titoli dei miei lavori, perché quell’immagine di partenza è fatta da tante altre immagini, da tante sensazioni e da tante diverse forme.

Entrando in mostra compaiono strutture sospese da fili dal titolo Isolatori. Cosa simboleggiano?
Tutta la mostra nasce dalla ricostruzione di questi oggetti in ceramica chiamati isolatori. In natura sono oggetti in porcellana che stanno all’estremità dei pali e dei tralicci dell’alta tensione con il compito di permettere all’elettricità di percorrere i cavi e di non essere scaricata a terra lungo i pali.
Questi oggetti dalle svariate forme circolari hanno, per me, un grande fascino; è come se racchiudessero in sé la forza, la tensione e la staticità insieme all’eleganza, la leggerezza e il movimento…
Ho deciso di ricostruirli in ceramica per ricostruire anche queste sensazioni, ricostruirli in un luogo che non avesse altre contaminazioni, ma solo la loro presenza. Sono solo isolatori e cavi d’acciaio. Attraversano la stanza da una parete all’altra e mantengono sempre questa idea di passaggio e di movimento che, infine, è il tema di tutta la mostra.

Come mai la conclusione di questo ciclo di catalogazioni avviene attraverso un video? Cosa rappresentano quei 6719 Attimi?
Si, 6719 Attimi è la conclusione di questo progetto, ed è l’opera che racchiude tutti gli stimoli e le sensazioni che questo studio mi ha dato. Nell’opera il video è l’elemento fondamentale che mi ha permesso di donare il movimento e l’illusione del viaggio ad un quadro immobile di un paesaggio.
6719 è in realtà il numero di fotogrammi del video, forse per continuare a ribadire che un attimo è composto dal tempo e che un viaggio è composto da immagini che si susseguono.
Ogni fotogramma preso singolarmente è un attimo, è un’immagine che mi ha attratto nello studio del ciclo di opere.
È come se questo piccolo quadro di un paesaggio racchiudesse tutti i quadri che ho realizzato in questi ultimi anni.

La mostra in breve:
Elisa Saggiomo. Alta/Tensione
a cura di Alberto Mattia Martini
SPAZIO TESTONI LA 2000+45
Via D’Azeglio 50, Bologna
Info: +39 051 371272, +39 051 580988, +39 3356570830
www.giannitestoni.it
Fino al 15 gennaio 2011

In alto:
“Trittico degli attimi 3,5 e 7 distanziati 3”, olio su tavola, cm 99×46,5
In centro:
“Isolatore #4”, olio su tavola stampata, cm 90×120
In basso:
“Isolatori”, installazione, particolari

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