Pavilion of INDIA Geographies of Distance: remembering home. 61. International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, In Minor Keys. Ph. Luca Zambelli Bais

Dove il mondo si incontra: la biennale libera e audace. India, Italia, Ucraina, Arabia Saudita, Repubblica di Nauru 

VENEZIA | SEDI VARIE  | Fino al 22 novembre 2026

di ISABELLA FALBO

La Biennale di Venezia è tradizionalmente luogo dove il mondo si mostra e si incontra e, particolarmente in questa edizione, la 61. Esposizione Internazionale d’Arte rivendica la propria libertà. Con audacia, assumendosi responsabilità e rischi, l’Istituzione veneziana ha resistito alle richieste di censure, di chiusure e di esclusione e In Minor Keys ha inaugurato in un momento di urgenze globali con quasi un quarto degli stati rappresentanti i padiglioni nazionali con conflitti interni o esterni di portata drammatica in corso.
Come il tema generale di questa edizione, In Minor Keys – chiave minore – riflette una composizione non gerarchica costruita per risonanze e affinità piuttosto che per categorie, così questa ricognizione sui padiglioni dell’India, Italia, Ucraina, Arabia Saudita e Repubblica di Nauru sono messi in relazione gli uni con gli altri attraverso un percorso fluido di combinazioni di immaginari che aprono a possibilità inattese e a punti di vista stratificati.

Chiara Camoni. Con te con tutto, a cura di Cecilia Canziani, installation view, Padiglione Italia, 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, In Minor Keys, 2026. Ph. Camilla Maria Santini

Italia e India sono due paesi che di recente sono stati messi strettamente in connessione dall’accordo firmato a Roma lo scorso maggio, che prevede la celebrazione dell’Anno della Cultura e del Turismo Italia-India 2027.
Il Padiglione Italia, alle Tese delle Vergini, Arsenale, ospita Chiara Camoni con Con te con tutto, progetto articolato, inclusivo, collaborativo, concepito per tutti, che trasforma lo spazio in un paesaggio in trasformazione. La mostra si presenta come un’installazione unica, composta in parte da opere che già avevamo imparato a conoscere con Chiamare a raduno. Sorelle. Falene e fiammelle, l’affascinante mostra ospitata all’Hangar Bicocca nel 2024, e da opere create ad hoc. Entrando nella prima tesa, avvolti dalla penombra, pare di attraversare un bosco di figure antropomorfe: sono Colonne, Sister e Daimon in ceramica, poco più alte rispetto alla scala umana, adornate con arbusti, conchiglie, pietre, materiali trovati e raccolti. Un’adunata di divinità ancestrali che generano relazione, riportano a una memoria antica e aprono ad un immaginario rituale. Andando oltre, la seconda tesa è come riemergere da un viaggio sciamanico nel mondo di sotto e, risaliti nel mondo di mezzo – il nostro mondo – siamo invitati ad abitarlo, a viverlo, anche attraverso l’interrelazione dell’opera di Camoni con altri linguaggi, altri artisti e un fitto calendario di eventi e iniziative sviluppate in collaborazione con istituzioni e associazioni veneziane.

Chiara Camoni. Con te con tutto, a cura di Cecilia Canziani, installation view, Padiglione Italia, 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, In Minor Keys, 2026. Ph. Camilla Maria Santini

Il Padiglione India, all’interno dello storico magazzino dell’Isolotto all’Arsenale, presenta Geographies of Distance: remembering home, con cinque artisti contemporanei di spicco: Alwar Balasubramaniam (Bala), Ranjani Shettar, Sumakshi Singh, Skarma Sonam Tashi e Asim Waqif. Realizzata in collaborazione con Nita Mukesh Ambani Cultural Centre, Mumbai e Serendipity Artsl, la mostra riflette sul significato di casa per coloro le cui vite sono plasmate dal cambiamento o dalla distanza. La casa dunque non più necessariamente come un luogo fisso ma come condizione portatile: in parte memoria, in parte materia, in parte rituale, in parte mitologia personale. La mostra è accomunata dall’uso di materiali profondamente radicati nella civiltà indiana, quali argilla, filo, bambù e cartapesta, ciascuno dei quali veicola una memoria culturale pur rispondendo a un contesto contemporaneo. Balasubramaniam presenta pannelli scultorei realizzati con argilla e terra prelevate direttamente dal territorio rurale del Tamil Nadu, dove lavora; l’installazione scultorea di Ranjani Shettar si compone di forme sospese, ispirate ai fiori e alla vegetazione naturale, realizzate a mano con tecniche tradizionali; Sumakshi Singh con l’evocativo progetto Indirizzo permanente, ha creato una ricostruzione immersiva a grandezza naturale della casa dei nonni, demolita a Nuova Delhi, utilizzando delicati fili ricamati. Sospesa nello spazio, la struttura appare come una traccia architettonica spirituale, suggerendo che la casa sopravvive non in una struttura fisica ma attraverso il ricordo.

Geographies of Distance: remembering home, installation view, Padiglione India, 61. International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, In Minor Keys. Ph. Jacopo Salvi. Courtesy: La Biennale di Venezia

Libertà e audacia sono concetti complementari profondamente uniti: la libertà è lo spazio in cui ci si muove e l’audacia è la forza necessaria per esplorarlo. L’opera pubblica di Zhanna Kadyrova The Origami Deer, 2019, è parte di Security Guarantees (Garanzie di Sicurezza) il progetto del Padiglione Ucraina. Il cervo in cemento, simbolo della resistenza ucraina che non prevedeva alcuna possibilità di spostamento, nel 2024 è stato messo in protezione con l’“esilio” dal suo luogo di origine a causa dell’avanzata russa. Ha percorso oltre 6.000 km nel suo viaggio da Pokrovsk, area del Donbas, a Venezia e, sospeso sopra una gru all’ingresso dei Giardini, in attesa del suo piedistallo, osserva dall’alto ed accoglie il pubblico della Biennale. La scultura di Kadyrova rappresenta, per contrapposizione, le fragili garanzie di sicurezza sancite dal memorandum di Budapest del 1994, tradite nel 2014 e nel 2022. Presso lo storico complesso dell’Arsenale, Sale d’Armi, sono esposti materiali d’archivio relativi al disarmo ucraino, alle garanzie di sicurezza, alla storia della scultura The Origami Deer. All’interno del Padiglione, 28 schermi proiettano la documentazione video fatta dall’artista, della evacuazione della scultura e il viaggio di The Origami Deer attraverso l’Ucraina e l’Europa verso Venezia, toccando 10 città. A settembre si svolgerà un programma pubblico legato al progetto, focalizzato sui processi di disarmo in Ucraina negli anni ’90 fino al ricatto nucleare contemporaneo.

Zhanna Kadyrova. Security Guarantees, installation view, Padiglione Ucraina, 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, In Minor Keys, 2026. Ph. Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

In questa 61. edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Dana Awartani rappresenta l’Arabia Saudita con il progetto Mai si asciughino le lacrime che piangi sulle pietre: una monumentale installazione a pavimento ispirata a motivi musivi legati a siti di importanza sociale e culturale del mondo arabo. I siti che hanno ispirato l’opera non sono di mero interesse turistico ma sono spazi dinamici, sociali, famigliari. Sono edifici religiosi, laici, siti archeologici e luoghi della vita quotidiana, dove ci si riunisce, si mangia, si gioca a tawla; la maggior parte si trova in Siria, Libano, Palestina. Chi conosce il lavoro di Awartani sa che per lei la distruzione del patrimonio artistico culturale nel mondo arabo e in tutta l’Asia Sud Occidentale è un tema centrale della sua pratica artistica. L’opera esposta in Biennale è l’esito di un processo articolato che ha richiesto una ricerca approfondita di codifica, disegni dettagliati e 30.000 ore di lavoro da parte di artigiani e artisti. È un intreccio di più mani, di profonda collaborazione e di amore verso la propria storia lunga tre millenni e il proprio patrimonio culturale, che oggi si trova sotto minaccia, distrutto o danneggiato da guerre e conflitti. L’invito è di entrare e attraversare questo mosaico – composto da 29.221 mattoni di argilla cotti sotto il sole di Raid – percorrendo i sentieri di terra battuta, come in un immaginario sito archeologico, e a sedersi insieme alle altre persone, per soffermarsi ad ammirare l’opera.

May your tears never dry, you who weep over stones, installation view, Padiglione Arabia Saudita, 61. International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, In Minor Keys. Ph. Marco Zorzanello. Courtesy: La Biennale di Venezia

Vorrei concludere citando la partecipazione della Repubblica di Nauru (la più piccola del mondo), presente per la prima volta in Biennale – insieme a Repubblica di Guinea, Repubblica di Guinea Equatoriale, Qatar, Repubblica di Sierra Leone, Repubblica Federale di Somalia e Repubblica Socialista del Vietnam – una realtà fra le più esposte alle trasformazioni climatiche. Il padiglione nazionale è intitolato AIM: Inundated. Imagining Life After Land [Obiettivo: Inondato. Immaginare la vita dopo la guerra] a cura di Khaled Ramadan, Stefano Cagol e Camilla Boemio. Il progetto esplora i temi della resilienza e dell’adattamento climatico attraverso le opere di Kauw Tsitsi, CPS – Chamber of Public Secrets (Khaled Ramadan, Alfredo Cramerotti), Patricia Jacomella Bonola, Sylvia Grace Borda, Dorian Batycka, Stefano Cagol, Khaled Hafez, Ron Laboray, Tedo Rekhviashvili, Iv Toshain.

AIM Inundated: Imagining Life After Land, installation view, Padiglione Repubblica di Nauru, 61. International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, In Minor Keys. Ph. Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

 

Info: www.labiennale.org

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