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MILANO | Spazio Gamma

Intervista a STEFANO NON di Irene Biolchini

Ad un anno dalla sua apertura Spazio Gamma presenta una mostra che fa il punto sulle proprie ricerche, sulla linea che hanno sviluppato in questi dodici mesi e che anticipa molte delle cose a venire. Abbiamo incontrato Stefano Non, uno dei soci fondatori e anima della mostra Dark New Age per discutere di come è nato il progetto e di come a Spazio Gamma vedono il loro (e il nostro) futuro…

Visione di allestimento, ph. Jacopo Nocentini

La mostra nasce come una sorta di manifesto, un bilancio ad un anno dall’apertura di Spazio Gamma. Inizierei quindi con il chiederti come è nata l’idea dello spazio e come costruite il vostro programma.
Spazio Gamma nasce dal confronto, dalle intuizioni e dall’esperienza condivisa fra me e Beatrice Dellavalle, che di professione è editor letterario ma ha un percorso di studi in beni culturali e una grande attenzione per l’ibridazione fra linguaggi del contemporaneo. Il programma viene composto con una agenda a media scadenza per le mostre; mentre per le performance e le talk abbiamo maggiore flessibilità. I criteri di selezione – a invito o su proposta – sono la consonanza e l’impatto del lavoro sui nostri principali temi di interesse (filosofia del politico, tecnologia, ambiente), la relazione fra premesse e conseguenze di ciò che ci viene presentato e da ultimo – ma non per importanza – l’energia e la passione di chi abbiamo di fronte.

Pietro Catarinella, GOOGLE DECALOUGUE, Visione di allestimento, ph. Jacopo Nocentini

Come si inserisce questa mostra all’interno della vostra progettualità e quali aspetti della mostra credi che continuerete a lavorare in futuro?
Per me ha una valenza duplice perché sono coinvolto sia come curatore dello spazio espositivo che come artista e devo dirti che questo scavalcare il recinto di continuo mi appaga assai. Dark New Age è sia una materia vulcanica eruttata dal primo anno di attività -penso, ad esempio, alla talk con Aldo Grasso sugli immaginari distopici-  che un esperimento interessante di gestione trasversale dello spazio. Ho coinvolto immediatamente Pietro e Matilde nell’idea che avevo e abbiamo “cospirato” continuamente insieme, fra confronti di persona e testi scambiati per far crescere una mostra che enfatizzasse le proposte individuali in un contesto collettivo, come richiedeva la metafora della Chiesa Nera. Dark New Age è anche la consacrazione di una strategia artistica che riteniamo fondamentale e che definiamo pan-mediale: si va dalla pietra alla programmazione Html, passando per la fotografia e il video; è questo probabilmente il vero manifesto della mostra: nel nuovo tempo di perenne sovraproduzione di segni categorizzati e distribuiti per indici di consumo attraverso algoritmi quantitativi ma non qualitativi, l’artista esce dallo schema creando una alterità inaspettata, attingendo da materiali e mezzi più disparati che le civiltà gli mettono a disposizione, riattivandoli con una nuova funzione in grado di esprimere senso compiuto all’interno di una trama riconoscibile, innovativa sul piano del linguaggio e critica sul piano del pensiero. Aggiungo che qui ho fatto uscire il primo capitolo di Disciplina del Grande Spazio, un work in progress che ha come base la suggestione della conquista spaziale e le sue implicazioni nel rapporto ambiguo e fondamentale fra tecnica e cultura. Nei prossimi mesi usciranno altri capitoli.

Posso chiederti come funziona il sito che procede in parallelo alla mostra?
Durante l’inaugurazione la prima sala di Spazio Gamma era completamente oscurata ad eccezione di un proiettore collegato ad un laptop. Chi entrava aveva di fronte a se 17 carte NFC, acronimo di Near Field Comunication, in pratica la tecnologia delle carte di credito contactless. Su ogni carta avevo preregistrato un URL web, posizionandola sul lettore oppure su uno smartphone un algoritmo programmato faceva aprire una pagina web corrispondente alla carta selezionata con link ad uno dei 17 approfondimenti sui materiali della mostra (autori, brani di testo, video sui materiali con i contributi di Pietro e Matilde). Una carta per ogni sezione, in ogni pagina iniziale appariva solo il retro delle altre 16 non selezionabili.  Il fruitore aveva così a disposizione due tattiche per completare il quadro processuale della mostra: individuale, andando alla ricerca di tutte le carte oppure collettiva, facendo scambio di carte o di smartphone, che è un apparato estremamente intimo quindi a maggior ragione un percorso di rottura del quotidiano; ne è scaturita una performance associativa molto interessante.
Il Dark Church Archive ha una altra particolarità, alla fine della mostra resterà’ indicizzata dai motori di ricerca solo la sezione con le opere in mostra e il foglio di sala, mentre tutte le sezioni di approfondimento non verranno restituite grazie a una apposita stringa di comando che ho inserito nel codice; solo chi possiederà le carte accederà alle sezioni nascoste. L’archivio mutua così due logiche molto interessanti di accessibilità, controllo e formazione del potere informativo. La prima è quella spirituale, se ci pensiamo in molte confessioni occidentali e nei relativi periodi storici si sono affiancati o scontrati momenti di diffusione ecumenica del messaggio e tensioni esoteriche, iniziatiche ed elitarie. La seconda è quella dell’archivio sensibile, di stato o di multinazionale. Una parte di questi archivi è pubblica, così come è di pubblico dominio che c’è una parte segretata e inaccessibile, riservata solo a soggetti con un certo status di potere economico o politico. Emerge così un rapporto interessante fra visibile, presenza invisibile e i patti socio-culturali che delimitano questo confine.

La quantità di fonti e spunti critici che stanno alla base della mostra riflette anche la vostra selezione come libreria?
Totalmente. Anzi i libri sono sempre parte delle mostre che facciamo, per la loro ineludibile presenza fisica con cui invitiamo gli artisti a dialogare, in particolar modo per Dark New, perché molte delle carte dell’archivio avevano come oggetto testi che stavano vicino al laptop, creando una tensione interessante fra stralci di brani online e testo esteso nel cartaceo. Un libro in uno spot web e il web come punto di partenza per approfondire sui libri (penso ad esempio a Wikipedia). Nessuna apologia per un mezzo in particolare, ma interesse per una buona dieta mediatica.

Matilde Sambo, LA MATERIA NON E’ MAI AL SUO POSTO-330, dettaglio allestimento, ph Jacopo Nocentini

L’incontro fisico sembra una componente fondamentale in questo progetto. È forse anche questo un segno della vostra necessità di costruire uno spazio di aggregazione, incontro?
Lo è, ci lavoriamo sotto ogni aspetto. Penso appunto alle carte NFC, per averle è necessario incontrarmi di persona e condividere con me una parte del percorso mettendoci del proprio in termini di pensiero, energie, interesse. La performance era ripresa da una termocamera nel buio della sala e il tipo di immagine restituita enfatizza incredibilmente il contatto corporeo; l’avvicinamento di individui consapevoli di ciò che stavano facendo creava un’ amalgama arancione che potremmo definire un cervello collettivo. Davvero bello.

Stefano Non, THE BLACKBOARD O LEVA INDIFFERENTE, dettaglio allestimento, ph Jacopo Nocentini

Posso chiederti un bilancio di questo primo anno dall’apertura? Le vostre collaborazioni con progetti esterni sono state un grande successo in termini di pubblico e critica, penso ad esempio al Salone del Mobile. Credi che queste collaborazioni rimarranno anche nel futuro di spazio gamma?
Grande sforzo con un grande appagamento, una crescita umana che non si poteva prevedere. Siamo per certi aspetti stupiti del successo che descrivi, perché il nostro progetto è davvero agli antipodi rispetto ai nuovi approcci “hipster” di costruzione del consenso creativo. È un bene, ce lo godiamo consapevoli che dobbiamo rafforzarci ancora molto e in questo senso il dialogo con l’estero è un nostro obbiettivo. Le collaborazioni che hai citato si allargheranno, abbiamo già in programma mostre con artisti olandesi, inglesi, cinesi e polacchi che vogliamo porre in dialogo con la scena metropolitana locale.

 

Spazio Gamma
Via Pastrengo 7 (Isola), Milano

Mostra in corso:
Dark New Age
Fino al 27 luglio 2019

Info: spaziogamma@autoproduzioni.net
https://spaziogamma.net

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