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SOGLIE ANALITICHE | NOMOS EDIZIONI

Intervista a CLAUDIO CERRITELLI di Matteo Galbiati

Claudio Cerritelli ci consegna, con il recente volume intitolato Soglie Analitiche. Scritti sulla pittura italiana degli anni Settanta edito da Nomos Edizioni, un’ampia rassegna critica che, riordinata e selezionata, ci introduce al suo pensiero e alle sue riflessioni attorno la stagione analitica dell’arte italiana. Tra grandi maestri e nuove proposte, il suo interesse rivolto a questi argomenti nasce fin dagli anni universitari e prosegue ancora oggi, ciò fa di lui uno dei maggiori studiosi ed esperti “osservatori” di questa importante stagione dell’arte italiana contemporanea. In occasione di questo volume, Cerritelli ha sistemato tutti gli scritti e i saggi che hanno per protagonisti opere e autori degli anni Settanta, componendo un saggio di straordinaria ricchezza e di coerente analisi. Il volume è destinato a diventare un punto di riferimento per chi affronta lo studio di questi temi, sia da un punto di vista artistico che critico ed estetico.
Abbiamo incontrato l’autore per questa breve intervista di approfondimento sul suo volume:

Come è nato il progetto di questo volume? Cosa ti ha spinto a raccogliere e riordinare i tuoi scritti sulla pittura degli anni Settanta?
L’idea di questa raccolta di scritti sulla pittura italiana degli Settanta è nata dall’esigenza di verificare la tenuta del mio interesse nei confronti di questa aerea di ricerca intorno alla quale mi sono cimentato fin dagli anni universitari, in special modo durante il corso di perfezionamento di storia dell’arte contemporanea che si è concluso nell’autunno del 1979, proprio con una tesi su questo argomento. Da quella lontana stagione di studio ad oggi l’interesse verso questo argomento è stato costante, dunque mi sembrava utile raccogliere gli esiti di questo tipo di ricerca che nell’ultimo decennio ha avuto riconoscimenti anche dal cosiddetto mercato dell’arte.

Claudio Cerritelli, Soglie Analitiche. Scritti sulla pittura italiana degli anni Settanta, Nomos Edizioni (copertina del volume)

Perché parli di “soglie analitiche” al plurale?
Il presente volume non si limita a documentare il gruppo degli artisti storici su cui di solito si punta l’attenzione, e che il mio libro del 1985 (Il corpo della pittura) già condensava evidenziando il ruolo dei protagonisti del decennio precedente. Ho preferito allargare la prospettiva storico-critica anche ad altri autori che a buon diritto frequentavano questo orientamento, anche se sono rimasti al di fuori dello schieramento a quei tempi sostenuto dalla critica militante, che ha avuto un ruolo decisivo per questa nuova stagione della pittura. Ecco il motivo per il quale ho preferito indicare una pluralità di ricerche, piuttosto che tenere la visuale di osservazione ristretta alle esperienze più documentate nel sistema espositivo dell’epoca.

Quanto tempo hai impiegato per la sua pubblicazione? Come hai selezionato i tuoi testi che coprono 40 anni di studi, ricerche e riflessioni dal 1979 al 2019? Hai avuto scambi con altri autori o con gli artisti e hai ammesso revisioni/correzioni?
Ho raccolto soprattutto i testi di riflessione generale, disposti cronologicamente dalla fine degli anni Settanta ad oggi, in una sequenza che è lo specchio fedele del mio costante interesse per questo campo di ricerca. È stato un pensiero dominante anche negli anni in cui erano pochissimi a occuparsi di questi artisti e rare erano diventate le occasioni espositive dedicate alla loro ricerca. Il dialogo con i critici che hanno sostenuto la pittura analitica sono stati frequenti soprattutto nel periodo iniziale con interviste a Italo Mussa, Giorgio Cortenova, Gianni Contessi, Filiberto Menna, Paolo Fossati, Tommaso Trini, Giovanni Maria Accame. Molto importante è stato il dialogo con gli artisti che mi hanno dimostrato grande disponibilità, come emerge nello scambio di lettere e nelle risposte al questionario a loro inviato nel 1979. Degne di interesse sono state, oltre alle riflessioni strettamente linguistiche, soprattutto le “criticità” affiorate intorno alla funzione delle esposizioni collettive più utili alla circolazione delle opere che alla verifica delle visibili differenze tra un artista e l’altro. Ricordo che alcuni artisti hanno segnalato in modo auto-critico l’assenza di una gestione diretta del loro lavoro, dovuta a una posizione forzatamente acquiescente rispetto ad un sistema che invece avrebbero dovuto rifiutare in quanto estraneo ai loro interessi reali.  Questo tipo di consapevolezza è stata la premessa a ulteriori scambi e confronti di idee avvenuti con gli artisti nel corso del tempo, ma anche – soprattutto dopo il 2000 – con critici che si sono dedicati con passione a questa area di ricerca, da Giorgio Bonomi al giovane Alberto Rigoni. A quest’ultimo sono grato anche per il suo prezioso completamento della ricostruzione bibliografica, da me già avviata a proposito degli eventi svoltisi dagli anni Settanta in poi.

Chi legge questo testo cosa trova? Cosa ricava come visione complessiva?
L’ipotetico lettore ha la possibilità di riflettere non solo sulle poetiche dei singoli autori ma anche sulle interpretazioni della critica militante, infatti nella prima parte del volume può incontrare questioni relative al dibattito intorno al “ritorno alla pittura” che nella prima metà del decennio settanta è molto ricco e diramato toccando il rapporto problematico con la tradizione, filtrato dalle nuove modalità del dipingere come prospettiva pratico-teorica basata sull’approfondimento del sistema linguistico e metalinguistico.

Claudio Cerritelli con Pino Pinelli

Hai seguito l’analisi della pittura degli anni Settanta quasi in presa diretta, come è cambiato nel tempo il tuo sguardo su questi autori? Come hai letto i loro percorsi? Come si legge questo nel testo?
In realtà, questo volume non contiene i testi che ho scritto sui singoli autori, perlopiù presentazioni circostanziate e saggi sul loro percorso totale, profili che vanno oltre gli anni Settanta verificando lo sviluppo specifico delle premesse originarie. Ho ritenuto di destinare il lavoro di analisi dei linguaggi individuali ad un altro progetto editoriale, mentre ho preferito commentare gli scritti degli artisti che riflettono sulla funzione ancora possibile della pittura. Gli autori che ritengo abbiano dato un contributo assiduo alla verifica teorica del dipingere sono Griffa, Verna, Olivieri, Gastini, Guarneri, Cotani, Pinelli, Morales, Cecchini, Battaglia, Cacciola, Zappettini. Tuttavia, una indubbia qualità teorica emerge anche negli scritti di autori considerati fuori contesto, come Aricò, Marchegiani, De Alexandris, Bonamini.

Si parla di pittura italiana: quale confronto emerge rispetto al panorama internazionale? Come si legavano allora le esperienze di questi autori rispetto al contesto internazionale? Cosa qualifica la pittura italiana di quegli anni?
Le differenti vocazioni analitiche della pittura italiana hanno affinità con la pittura europea e con quella americana attraverso una nuova coscienza del dipingere autonoma rispetto al gioco esclusivistico delle tendenze: Arte Povera, Minimalismo, Body Art, Arte Concettuale, Land Art, solo per indicare le più accreditate sulla scena di quegli anni. Si tratta di una generazione di pittori alla ricerca di una differente identità rispetto alle radici del passato e, nel contempo, animata dalla volontà di riaffermare il proprio specifico impegno linguistico, del resto mai venuto meno nonostante i tentativi di marginalizzare la pittura all’interno delle omologazioni volta per volta in atto. In realtà, le esperienze analitiche degli anni Settanta indicano un modo di essere dentro l’attualità senza dismettere i fondamenti del linguaggio pittorico, anzi conferendo un nuovo valore al suo ruolo immaginativo. La diffusione del ‘verbo analitico’ cresce in Europa attraverso molteplici rassegne che, per tramiti diversi, affrontano il rapporto tra pratica e teoria, ideologia e linguaggio, storia e attualità. Ripensando ai diversi aspetti di questa stagione artistica europea si può individuare, oltre allo specifico e originale contributo dei pittori italiani, una costante tensione autoreferenziale della pittura tedesca, olandese e fiamminga; un pragmatismo individualista da parte degli artisti inglesi; una accentuata tensione teorica in aerea francese, riferibile soprattutto alla radicalità ideologica di Support/Surface. Questa diversificazione accentua la complessità di un orientamento non riducibile a una sola scuola di pensiero, questione che riguarda anche il lavoro della critica. Infatti, non certo assimilabili a un unico criterio metodologico sono le visioni interpretative di Honnef, Millet, Pleynet, e di tutti coloro impegnati a decifrare le molteplici ‘soglie analitiche’ del dipingere.

La pittura degli anni Settanta è stata definita in svariati modi, quale suggerisci come più esatto, più preciso? Perché questa “dispersione”? Il problema non è solo terminologico, ma identitario…
Ogni terminologia adottata ha le sue buone ragioni critiche, comunque rispondenti alle componenti fondamentali di questo orientamento: analisi del processo pittorico, azzeramento monocromatico, emanazione del colore-luce, tensione concettuale degli strumenti operativi, decostruzione degli elementi formativi dell’immagine.  Le definizioni proposte dalla critica mettono in evidenza la complessa identità del fare pittura: astrazione analitica, pittura-pittura, nuova pittura, pittura fredda e radicale, pittura aniconica, il corpo della pittura, nozione quest’ultima che preferisco in quanto capace di sfuggire alle limitazioni che di solito comportano le etichette critiche. Comunque le si voglie considerare, credo che ogni terminologia intenda comunicare il sostanziale interesse per la riflessione sugli strumenti del dipingere strettamente connessi al disvelamento dei processi di elaborazione della materia, mai riducibili a una concezione unitaria del dipingere.

Claudio Verna, Studio per archipittura, 1976, acrilico su tela

Quale debolezze ha vissuto? Perché il riconoscimento pieno arriva così tanto tempo dopo? Cosa dici, quindi, del successo e dell’attenzione attuale riservata a questi protagonisti?
Al di là della fortunata stagione degli anni Settanta direi che nei decenni successivi l’immagine complessiva della Pittura Analitica ha perso forza e visibilità, mentre i percorsi individuali hanno mantenuto fede alle premesse, pur con molte difficoltà, soprattutto per quanto riguarda la scarsa attenzione da parte del cosiddetto mercato, risvegliatosi nei suoi confronti soltanto nell’ultimo decennio. È una situazione favorevole che deve essere comunque costantemente sostenuta, verificata, consolidata e che riguarda solo alcuni artisti, non certo per ragioni di merito, ma per convergenze di interessi finanziari, spesso imprevedibili.

A chi si rivolge il volume? Chi ti ha supportato in questo progetto editoriale? Quali ringraziamenti vuoi esprimere?
Questa raccolta di scritti si rivolge naturalmente – oltre che alla consueta cerchia degli addetti – ad un lettore ipotetico che abbia voglia di conoscere nei dettagli un argomento così specifico, al di là degli aspetti generici della divulgazione manualistica. Oltre agli artisti e ai critici con i quali ho dialogato, desidero ringraziare l’editore che ha sostenuto la pubblicazione, inoltre Domenico Pertoccoli che ha curato l’editing. La dedica è alla memoria di Paolo Fossati che per primo, nei suoi corsi di metodologia della critica delle arti da me seguiti tra il 1976 e il 1977 al Dams di Bologna, mi ha spinto a studiare senza preconcetti le forme della pittura nel vivo delle loro diverse componenti.

Titolo: Soglie Analitiche. Scritti sulla pittura italiana degli anni Settanta

Autore: Claudio Cerritelli

Anno: 2019

Pagine: 210 + XXIX tavole a colori

Prezzo: Euro 19.90

ISBN: 9788894811407

Editore: Nomos Edizioni

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