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Alberto Mugnaini da Milano

La tua nuova ritualità quotidiana…
Principalmente è consistita nello spostare in modo permanente gli orari, cercando di far durare di più la notte e di meno il mattino.

Con quali oggetti e spazi del tuo quotidiano stai interagendo di più?
Sto al computer e leggo a un tavolo nei pressi dell’angolo cucina, con il frigorifero dietro di me e i fornelli alla mia sinistra, molto, troppo consultati.

Abbiamo a che fare con un tempo e uno spazio nuovi. Cosa stai scoprendo o riscoprendo di te?
Sono andato riscoprendo la mia latente inclinazione alla sedentarietà e alla solitudine e la mia propensione all’otium letterario.

Cosa ti manca? La tua personale esperienza dell’“assenza” e della “mancanza”.
Le passeggiate, la possibilità di alzarmi dalla scrivania, andare a prendere un treno e trovarmi nel giro di un’ora o due tra le montagne o in riva a un lago… Ma come si può capire dalla mia risposta alla precedente domanda, mi abituo velocemente a farne a meno.

Come immagini il mondo, quando tutto ripartirà?
Vorrei dire che me lo immagino purificato, con nuove speranze ed energie,  simili a quelle dei nostri nonni e genitori nel dopoguerra, ma credo purtroppo che sarà solo più povero e smarrito, e ancor più diviso e rissoso.

Alberto Mugnaini: ho conseguito una laurea e un dottorato di ricerca in Storia dell’arte e ho scritto testi sul Manierismo e sui rapporti tra arte e scienza. Mi sono mosso sempre sul filo di diverse discipline, ho praticato il disegno e realizzato lavori che stanno sul confine tra arte e design. Ho vissuto cinque anni a New York e per vent’anni ho collaborato con la rivista Flash Art. Ho dato vita ad Albertoaperto, ospitando nel mio studio di Milano incontri ed esposizioni sotto il segno della condivisione conviviale. In questi ultimi due mesi ho ripreso e concluso il progetto di un libro di sole immagini, elaborate da miei disegni, che narra la storia di un’invasione di topi avvenuta in un tempo lontano e sfociata, guarda un po’, in una tremenda pestilenza.

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