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GENOVA | ABC-ARTE | Fino al 16 febbraio 2019

Intervista ad ANTONIO BORGHESE di Francesca Di Giorgio

La mostra, Carlo Nangeroni. Il dominio della luce, chiude la programmazione di ABC-ARTE per il 2018, proprio nell’anno della scomparsa dell’artista. Un progetto che, oltre a creare un focus mirato su un preciso periodo di ricerca di Carlo Nangeroni, nato a New York nel 1922 da una famiglia di emigrati lombardi e ligure d’adozione, racconta anche molto della coerente linea perseguita dalla galleria genovese che come racconta il direttore Antonio Borghese «Lavora principalmente in due direzioni: il sostegno di artisti di recente generazione, per lo più italiani, impegnati nella sperimentazione di linguaggi e formati, e l’approfondimento di maestri internazionali del Novecento, con una predilezione per l’astrazione, per lo più gestuale». Ne abbiamo parlato con lui negli spazi della galleria ABC-ARTE nella centralissima Via XX Settembre a Genova…

Carlo Nangeroni. Il dominio della luce, installation shot, courtesy by ABC-ARTE, credit Ilaria Caprifoglio

Com’è nato questo progetto che è anche di fatto l’ultimo a cui ha lavorato Carlo Nangeroni?
La mostra Carlo Nangeroni. Il dominio della Luce, si fonda sulla riscoperta di un artista unico, che ha saputo elaborare in autonomia un linguaggio coerente e originale, tra i più interessanti nell’ambito delle sperimentazioni astratte del secondo dopoguerra partecipando al fervore delle indagini avanguardiste del dopoguerra tra New York e Milano. Alla mostra abbiamo lavorato con Carlo e la sua famiglia che è oggi, dopo la sua scomparsa, impegnata nella strutturazione del Archivio Carlo Nangeroni.
Con Carlo abbiamo parlato a lungo dei termini di selezione dei lavori in mostra, decidendo ci concentrarci sulla decade degli Anni ’70 ma con incursioni negli Anni ’60 e ’80. Quei momenti di analisi e progettazione condivisa, hanno sempre rafforzato la nostra decisione, sino a trasformarla nella necessità di rappresentazione e realizzazione della mostra così come hai avuto modo di visitare, poi documentata nel libro Carlo Nangeroni, il dominio della Luce con testi del curatore Ivan Quaroni.

Carlo Nangeroni. Il dominio della luce, installation shot, courtesy by ABC-ARTE, credit Ilaria Caprifoglio

Esporre una selezione di opere di un preciso momento storico: gli anni Sessanta e Settanta. A che punto era la ricerca dell’artista in quegl’anni?
Leopere selezionate di Carlo Nangeroni, degli anni Sessanta e Settanta, documentano la fase cruciale e più matura dell’evoluzione dell’artista, quella in cui si precisa il quel particolare lessico astratto, quell’idioma disciplinato e razionale che trova nella luce il proprio principio vivificante e nella prassi pittorica le proprie linee guida. Perché, come spiegava lo stesso Nangeroni, “dipingere è dipingere, prima di tutto, quindi non è progettare la pittura”.

Carlo Nangeroni. Il dominio della luce, installation shot, courtesy by ABC-ARTE, credit Ilaria Caprifoglio

Nangeroni, aveva un forte legame con la Liguria. Calice Ligure, era la sua “seconda casa”, storica colonia di artisti italiani e stranieri e fu tra i primi a stabilirsi nella cittadina ligure insieme ad Emilio Scanavino, nei primi anni Sessanta. Quando e come avete incrociato i vostri percorsi e come si inserisce il suo lavoro all’interno del contesto più ampio della vostra ricerca di galleria?
La mostra ha ricevuto il patrocinio della città di Genova, che ha reso omaggio, tramite un testo redatto dal Sindaco Bucci, al legame tra Carlo e la Liguria.
Molti artisti con cui collaboriamo hanno lavorato in contesti liguri ed alcuni vi risiedono per lunghi periodi dell’anno. E non parlo solo di artisti che hanno partecipato al dibattito e alla ricerca sulla pittura negli Anni ’70, come Tomas Rajlich e Ulrich Erben, ad esempio, ma anche di giovani che scelgono di utilizzare risorse d’eccellenza proprie del nostro territorio come ad esempio il supporto di artigiani delle ceramiche di Albissola. La galleria quando possibile, incentiva il rapporto con il territorio.
Quando Carlo nel 1958 torna in Italia, da New York, il suo linguaggio, a contatto con Fontana, Dova, Scanavino e altri concretisti italiani, s’indirizza verso una grammatica più icastica e costruttiva, composta di figure astratte elementari composte in modulazioni ritmiche, ondulatorie, seriali in cui si fondono luce, colore e musicalità, trasformandosi ben presto in diagrammi popolati di figure circolari, strutture in cui le strutture in cui le circonferenze, irretite in una razionale griglia cartesiana, diventano vocaboli basilari della sua pittura, così come è presentata nella nostra mostra. Il nostro incontro seguì la presentazione avvenuta da parte di amici galleristi di Milano, della galleria Lorenzelli Arte. Ricordo che nel primo incontro con Carlo, avemmo modo di parlare di Action Painting. In passato la galleria si è occupata di approfondire e documentare il lavoro di alcuni artisti fondatori del movimento giapponese GUTAI, come Shozo Shimamoto e Yasuo Sumi (Carlo ricordava le importanti mostre antologiche che realizzammo a Genova anche con performance pubbliche al Palazzo Ducale). Carlo mi raccontò che nel suo lungo soggiorno newyorchese, incontrò artisti come Fitz Glarner, Oscar Kokoshka, Conrad Marca-Relli, Philip Guston, Willelm De Kooning, Jackson Pollock, Franz Kline e soprattutto Alexander Archipenko, del cui studio è un assiduo frequentatore. Pensate che tra il 1951 al 1958 lavorò per la N.B.C. curando le scenografie di spettacoli teatrali e opere liriche, continuando a dipingere, influenzato dai modi dell’Action Painting.
ABC-ARTE è impegnata nell’analisi dei rapporti ed interazioni internazionali avvenute alla fine degli Anni ’60 e negli Anni ’70, tra più avanguardie e movimenti artistici, sul tema della Pittura, individuando tra questi degli artisti che hanno un linguaggio piuttosto riconoscibile e radicalmente libero. Come ad esempio le personali dedicate a Giorgio Griffa e Tomas Rajlich che pure seguivano collettive come quella con Ulrich Erben, Claude Viallat e Pino Pinelli.

Da artista italo-americano come viene percepito il suo lavoro oggi all’estero? Avete avuto modo di collaborare con lui anche in occasione di progetti internazionali?
Il suo lavoro all’estero è molto apprezzato. Sicuramente credo che ciò sia anche agevolato dalle basse quotazioni legate alle opere di bravi e grandi artisti italiani di quel periodo tra cui rientra sicuramente anche Carlo. La galleria ha avuto modo di posizionare il suo lavoro in importanti collezioni statunitensi ad esempio e con continuità. Stavamo portando avanti con lui alcune idee di progetti all’estero che dovremmo proseguire con L’Archivio Carlo Nangeroni.

La personale di Carlo Nangeroni si spingerà fino al 5 gennaio, quale sarà la prossima mostra in galleria?
La prossima mostra della galleria sarà una mostra che coinvolgerà colleghi genovesi ed istituzioni pubbliche come Palazzo Ducale. L’iniziativa indagherà un fenomeno ormai diffuso che ha cambiato radicalmente il modo di “vivere” ed “interpretare” la nostra immagine, costantemente esibita e pubblicizzata: il nostro modo di auto ritrarci e di presentarci al mondo, la spettacolarizzazione di un privato che si trasforma in pubblico attraverso i social media, creando nuove forme di identità in continua trasformazione.
A confrontarsi sul tema dell’identità e dell’autorappresentazione, a cura di Francesco Arena, sono artisti italiani e stranieri uniti da una comune piattaforma emotiva e tematica, dalla quale poi sfociano ricerche personali ben distinte, e dal comune linguaggio fotografico.
Da aprile, la galleria tornerà ad affrontare le indagini sulla Pittura, concretizzate nella fine degli Anni ’60 e negli Anni ’70, con mostre personali e collettive di influenti artisti internazionali.

Carlo Nangeroni. Il dominio della luce
a cura di Ivan Quaroni

Fino al 16 febbraio 2019

ABC-ARTE
Via XX Settembre 11A, Genova

Info: +39 010 86.83.884
info@abc-arte.com
www.abc-arte.com

 

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