Non sei registrato? Registrati.
SAVONA | GALLERIA VICO SPINOLA | 19 settembre – 19 ottobre 2020

Intervista ad ANDREA MARCHESINI di Francesca Di Giorgio

Una serie di opere su tela e tessuto dagli accostamenti cromatici forti, insieme ad una selezione di piccole tecniche miste su carta e tela (20×27 cm), compongono la personale di Andrea Marchesini negli spazi della Galleria Vico Spinola, nel pieno centro storico di Savona.
Sono, appunto, i colori pieni e brillanti a colpire il nostro sguardo che, solo in seguito, inizia a cogliere i moti della superficie, mossa dalla materia pittorica e dalle applicazioni di tessuto.
Si intravedono, volti, busti, profili e qualche figura animale per mezzo di forme a volte nette, a volte liquide come fossero osservate e ingrandite attraverso la lente di un microscopio elettronico.
L’uomo sembra un grande assente silenzioso e solo attraverso un dialogo con l’artista iniziamo a comprendere il titolo della mostra, Frankenstein 2.0, incentrato sull’osservazione di un’umanità totalmente decostruita e rielaborata dalla mente dell’artista…

Andrea Marchesini, durante l’opening della mostra Frankenstein 2.0, Galleria Vico Spinola. Foto: Giannicola Marello

Dove inizia il tuo percorso nell’arte? Quali strade hai seguito?
Il mio percorso artistico inizia molto presto in quanto figlio d’arte. Mia madre pittrice e docente di Storia dell’Arte, già dall’età di quattro anni ha cominciato ad avvicinarmi all’arte e alla gestualità pittorica; ricordo con molto affetto quando, ancora bambino, ricopriva un tavolo di carta bianca e mi permetteva di disegnarci sopra e di esprimermi creativamente in totale libertà. Finita la maturità, dopo un tentativo universitario, sentivo la necessità impellente di cercare la mia strada, avevo bisogno di provare qualcosa di nuovo, avevo bisogno di ispirazione. Così ho deciso di partire “zaino in spalla” per l’Inghilterra per frequentare un corso di inglese. Lì sono rimasto sei anni, frequentando musei e mostre di arte antica e contemporanea tra cui la Tate Gallery, ipnotizzato dall’opera di pura luce di Turner. Finita l’esperienza londinese è stata la volta di Amsterdam, Dublino, Barcellona e infine Roma. Nel 2010, come cittadino del mondo mi sono fermato e ho aperto il mio studio a Barbarano Vicentino.
Fare arte per me è un eterno viaggio nel modo di percepire me stesso in rapporto con il mondo. Sono convinto che l’arte sia una questione più spirituale che materiale e ritengo che, essendo l’arte un vero e proprio percorso evolutivo, la mia evoluzione artistica e di essere umano presenti innumerevoli passaggi.
La mia idea di arte diventa una continua meditazione/riflessione sull’uomo moderno o meglio una rielaborazione astratta della lotta che ogni uomo deve affrontare nel proprio percorso di crescita.
Da qui, da questa visione, nasce il nuovo progetto Frankenstein 2.0, attualmente in mostra alla Galleria Vico Spinola di Savona, dove sostengo che l’uomo contemporaneo per poter passare ad uno stadio evolutivo/spirituale superiore debba prima passare per una fase di decostruzione, per potersi poi ricomporre usando le stesse tessere di questo puzzle rimescolate diversamente, assistendo così, alla nascita di un uomo nuovo: un “Frankenstein contemporaneo”.

Veduta della mostra Andrea Marchesini. Frankenstein 2.0, Galleria Vico Spinola. Foto: Giannicola Marello

All’incontro con i tuoi lavori per primi arrivano i colori, accesi, campiture piatte e piene che, ad uno veloce sguardo, ricordano l’estetica del superflat giapponese…
Credo che nella mia pittura ci sia una relazione, sia a livello estetico, sia in parte concettuale, con la pittura giapponese contemporanea restando però molto legato all’arte europea sia antica sia moderna. Direi che una differenza importante a livello pittorico e concettuale con la pittura del maestro Murakami, sia proprio nell’utilizzo del colore di fondo.
Il colore di fondo, per me, diventa la chiave di lettura dell’opera, deve permettere al fruitore di entrare dentro il quadro e di connettersi all’immagine più o meno astratta che esso contiene. Deve inglobare le forme non contrastandole ma facendole vibrare cariche di energia.
Non uso mai una sola tipologia di colore ma le mischio all’interno dell’opera stessa a seconda della loro funzione: quindi in un quadro si può trovare il fondo piatto ad olio e le forme pittoriche dipinte a smalto ed acrilico. Il colore è una parte molto importante della mia ricerca artistica, tutti i colori che uso sono preparati da me attraverso antichi procedimenti, partendo dal pigmento in polvere.

Al pari del colore la materia è altrettanto importante ai fini della tua ricerca e l’indicazione di “tecnica mista”, dalle didascalie dei lavori, diventa importante per entrare nel procedimento di realizzazione. Come nasce un tuo lavoro?
La materia per me è importante quanto il colore, mi dà la sensazione viva di creare qualcosa, mi permette di plasmare e di entrare all’interno della tela. Con Frankenstein 2.0 divento quasi un “chirurgo” che genera nuova vita attraverso il cucire insieme tessuti di varia provenienza come trapuntati, tele, panni, pelle, broccati e juta. Creo così il mio piano d’azione al quale applico tele, a volte già dipinte, a cui dò nuova forma e nuova vita sezionandole e rielaborandole; altre volte invece creandole ex novo, realizzando così il racconto pittorico dell’opera. Andando più nello specifico amo lavorare su piani diversi; la costruzione dell’opera diventa un vero e proprio puzzle dove ogni parte deve poter vivere di vita propria. Inizio da uno strato di stoffe cucite insieme per poi passare ad uno strato di tela dipinta e sagomata, per finire talvolta anche su carte dipinte, con il risultato di dare vita a personaggi come The Jocker o The Dragoon, opere in  mostra alla galleria Vico Spinola di Savona.

Veduta della mostra Andrea Marchesini. Frankenstein 2.0, Galleria Vico Spinola. Foto: Giannicola Marello

I titoli delle tue opere spesso conducono a ricercare elementi figurativi a volte solo accennati, a volte completamente rielaborati dalla tua immaginazione. Come avviene il dialogo tra astratto e figurativo all’interno di un tuo lavoro?
Sono fortemente attratto non dalla realtà ma dalla percezione soggettiva della stessa, da un’idea che diventa “immagine”, una visione filtrata dalla psiche, una visione deformante che astrae la realtà esteriore interiorizzandola. Come avviene in meditazione, l’immagine non sarà più nitida ma diventa forma che simbioticamente con il colore acquisisce ancora più forza. Sono totalmente affascinato da correnti artistiche come l’Art Brut di Dubuffet o dall’Espressionismo Astratto di De Kooning e Alechinsky. Dunque, da una composizione astratta di tipo gestuale e istintivo, tendo a ricercare nuovi equilibri e nuove armonie nel magma cromatico mettendo dei punti fermi e andando così a recuperare la forma, attribuendole nuovi valori.

Di cosa si nutre la tua ricerca? Quali sono i tuoi riferimenti, iconografici, letterari, cinematografici, musicali, storico-artistici…?
Per quanto riguarda il cinema son un fan di Stone con il suo stile aggressivo e polemico. Tarantino ha la sua capacità di riuscire a combinare stili diversi fondendoli insieme in una nuova opera e ammiro Kubrick per il suo genio visionario. Ritengo che “2001 Odissea nello spazio” sia un capolavoro assoluto di devastante attualità grazie alla sua indagine attorno all’identità della natura umana, al suo destino, al ruolo della conoscenza e della tecnica. Per quanto riguarda la musica sono cresciuto con i Pink Floyd e i Led Zeppelin passando per i Radio Head, i Muse, e i Massive Attack. Sono sempre stato affascinato dagli “anime” giapponesi partendo da Ikki Kajiwara e Tetsuo Hara fino a Miyazaki, solo per citarne alcuni. Senza alcun dubbio il filosofo a cui mi sento più vicino è Nietzsche con la sua idea di rinascita, di uomo nuovo con uno spirito libero volto a vivere il presente creando nuovi valori cercando sempre di superare se stesso. L’interpretazione che dà forma al caos.
In letteratura trovo superlativo il Pirandello di “Uno, nessuno, centomila” e “Sei personaggi in cerca di autore) e Joyce con il suo “monologo interiore” o “flusso di coscienza” in “Ulysses”.


Andrea Marchesini. Frankenstein 2.0
a cura di Julian Tiscione

19 settembre – 19 ottobre 2020

Galleria Vico Spinola
Vico Spinola 2r, Savona

Info: +39 347 7970370
info@galleriavicospinola.it
www.galleriavicospinola.it

Condividi su...
  •  
  •  
  • 0
  •  
  •  
  •  
  •  
  •