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BRESCIA | Colossi Arte Contemporanea | 3 marzo – 24 maggio 2012

Intervista a FRANCESCA PASQUALI di IGOR ZANTI

Francesca Pasquali (Bologna, 1980) inaugura, sabato 3 marzo, presso la Galleria Colossi Arte Contemporanea di Brescia, A me gli occhi.
Il progetto espositivo nasce dal desiderio di presentare il lavoro della Pasquali tenendo presente i diversi linguaggi ed i differenti media che vengono utilizzati con il costante intento di stupire e meravigliare. L’artista emiliana, infatti, ripropone una ricerca estetica che si avvicina ad una dimensione barocca dove l’artificio è un mezzo per raccontare una super natura, e dove il concetto di mimesi viene rivoluzionato in senso contemporaneo.
Fondamentale è, inoltre, lo stretto rapporto con il pubblico che diviene, in un certo senso, coautore delle opere, rendendole vive e partecipi della dimensione del reale attraverso l’interazione multisensoriale.


Igor Zanti
:
Cara Francesca, con una semplificazione tu potresti essere definita l’artista delle “cannucce”. Potresti aiutarci a comprendere, una volta per tutte, perché questo particolare materiale è diventato, per te, un topos creativo.
Francesca Pasquali: Tutta la mia ricerca prende forma a partire dai materiali, quelli del quotidiano, che utilizziamo ormai distrattamente perché fanno parte della nostra consuetudine. Uno di questi materiali è la cannuccia, oggetto tanto banale quanto imprevedibile che, decontestualizzato, permette infinite soluzioni estetiche. Siamo abituati a considerare le materie plastiche sterili e inerti; attraverso l’assemblaggio delle cannucce però l’oggetto singolo diviene protagonista di nuove forme, rivalutando così la propria essenza e trasformando l’artificio in un gioco di piani che rendono le opere più vere del vero e stimolano nel fruitore una compartecipazione spontanea.

Per quanto ti si voglia dare un’etichetta rassicurante, oltre alle cannucce c’è molto altro, sia in termini tecnici che concettuali. Ci vuoi brevemente illustrare la tua ricerca?
Il mio modo di raccontare il presente passa attraverso la ricerca di materiali che non appartengono alla tradizione classica del fare arte. Oltre agli oggetti d’uso comune, sperimento materie che spesso vivono celate a causa di un utilizzo in ambito specifico o settoriale, quali i prodotti industriali, gli scarti o le mescole riciclate. Lavorare con le plastiche, modificarle senza trasformarle, piegarle senza plagiarle, significa per me avere la capacità di attingere dalla materia con lo stesso spirito con cui il poeta usa le parole, per creare immagini, suggestioni, ricoveri per l’anima. Lo scopo è di comunicare non solo impressioni visive, ma anche ricordi tattili, attraverso l’impiego di materie duttili e sensuali.

Scultura, installazione, fotografia sono alcuni dei media che utilizzi. C’è n’è qualcuno che prediligi?
Amo le installazioni site-specific. Ogni spazio è unico nel suo genere e questo stimola la mente a ricercare soluzioni nuove, adatte a quello specifico ambiente che, nel mio caso, diviene parte integrante dell’opera stessa. Esso è imprescindibile dall’installazione: senza l’uno non esisterebbe l’altra. Il gioco sta nel creare un connubio simbiotico tra i due e nello scegliere il materiale adatto che “lo vesta” senza forzarlo o condizionarlo. Lo spazio è quindi chiamato a svolgere un ruolo di primo piano, enfatizzato dal materiale scelto, che siano cannucce, palloncini o elastici.

Usi materiali sintetici per rappresentare una realtà “biologica”. Come mai questo ossimoro visivo e concettuale?
La mia sperimentazione parte dal dato biomorfo, da uno studio ossessivo della natura guardata fin nel suo intimo. Così facendo si scopre che quest’ultima si sviluppa attraverso un ritmo e degli schemi ben precisi e simmetrici, gli stessi che ritroviamo nelle texture plastiche dei miei lavori. Arte-artificio, organico-inorganico, vivo-morto, nelle mie opere questi sono i mondi che si fondono l’uno con l’altro nel tentativo di sovvertire i codici percettivi. È nello sguardo di chi osserva che queste creature fatte di pura materia prendono vita.

Francesca Pasquali. A me gli occhi
progetto e realizzazione Antonella e Daniele Colossi
testi critici di Ilaria Bignotti

Colossi Arte Contemporanea

Corsia del Gambero 12/13, Brescia

Inaugurazione sabato 3 marzo 2012, ore 16.30
3 marzo – 24 maggio 2012

Orari: da martedì a sabato 10.00-12.00 / 15.00-19.00
domenica 15.00-19.00 | lunedì chiuso

Info: +39 030 3758583 – +39 338 9528261
www.colossiarte.it

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