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MILANO | Avantgarden Gallery | 21 marzo – 27 aprile 2013

Intervista a NO CURVES di IGOR ZANTI

Linee dritte, senza nessun tipo di curva, strisce di nastro adesivo colorato che si sovrappongono e definiscono immagini, ritratti, interventi di disturbo urbano.
Un lavoro quello di No Curves – pseudonimo sotto cui si nasconde uno dei più interessanti esponenti della Tape Art – a metà strada tra esperienze street, perfomance, pittura e, in un certo senso, anche scultura.
Espoarte ha incontrato No Curves da Avantgarden Gallery di Milano, dove l’artista ha inaugurato la mostra personale Top of the lines, un omaggio, per l’appunto, ai maestri della linea.

Chi si nasconde dietro il nome d’arte No Curves?
Si nasconde un amante della linea, la linea intesa come percorso, nella sua accezione grafica e, in un certo senso, poetica.
Provenendo dall’ambiente della grafica e dell’illustrazione, la semplificazione della linea è per me una forma di ossessione, un elemento fondamentale della mia estetica. E, in un certo senso, una ricerca di pulizia, di arrivare alla sintesi prima della rappresentazione. Se vuoi è quasi in percorso di astrazione, per quanto io non cerchi in realtà, come ben si deduce dai miei lavori, l’astrazione nella sua dimensione più consueta ma, piuttosto, una sintesi geometrica.

Come è nata l’idea di utilizzare il nastro adesivo?
In realtà l’idea di utilizzare il nastro adesivo nasce in maniera piuttosto complessa. Da un lato ho sempre subito una profonda fascinazione da parte della pittura, specialmente dai grandi maestri rinascimentali, ma allo stesso tempo ho sempre avuto molta difficoltà a trovare una sintesi a livello pittorico che mi soddisfacesse. Ho una inabilità ad accettare alcune caratteristiche intrinseche del fare pittura, forse anche dettata da una mia ricerca di pulizia formale, pulizia che personalmente non riesco a ritrovare nel dipingere nella sua accezione più classica.
Ho cercato, quindi, di trovare qualcosa che mi soddisfacesse, che riuscisse ad integrare il desiderio di una resa pittorica con la mia passione, come ho detto prima, per la grafica e per la linea.
Inoltre, nell’utilizzare il nastro adesivo come medium, riesco a inserire anche una dimensione che mi avvicina alla perfomance, rendendo il lavoro più vario, più movimentato. Sono un po’ insofferente alla fissità, alla ripetitività.

Tra l’altro, questa pratica artistica di utilizzare il nastro adesivo ha fatto nascere un neologismo, quello di “Tape Art”. Ti senti uno dei fondatori della Tape Art?
La cosa interessante in questo senso è che tutti gli artisti – molto pochi per la verità – che lavorano con il nastro adesivo hanno iniziato, più o meno, nello stesso periodo.
Forse è difficile dire chi ha iniziato per primo, perché stiamo parlando di esperienze che si sono più o meno sviluppate contemporaneamente. È come se ci fosse stato un sentire comune, che quasi sicuramente prende ispirazione, in senso abbastanza lato, dalla cultura dei surfer e degli skater della west coast americana, che utilizzavano, già a partire dagli anni ’70/’80, il nastro adesivo per decorare le loro tavole. Questo risulta evidente anche da un punto di vista biografico: i principali tape artist, infatti, hanno tutti più o meno dai 30 a 40 anni, quindi sono inevitabilmente e direttamente influenzati dall’eredità degli anni ’80.
Sicuramente in Italia sono stato uno dei primi e non con poche difficoltà, specialmente quando mi sono confrontato con l’ambiente più prossimo alle esperienze di street art, dove questo tipo di tecnica non veniva capita o veniva sottovalutata.

In Top of the lines rendi omaggio a diversi personaggi partendo da Gaudì e giungendo, attraverso Starck, Mendini e molti altri, a Fabio Novembre. Come è nata questa scelta?
I Top of the lines, o forse meglio I maestri della linea, sono una serie di personaggi – architetti e designer per lo più, ma anche registi ed artisti – che hanno fatto della linea, declinata nelle più varie maniere, il centro della loro ricerca, e sono personaggi che indubbiamente mi hanno influenzato, anche se, talvolta, non direttamente.
Mi sono ritrovato a ripensare moltissimo a questi personaggi, perché alcune delle loro opere sono entrate a far parte in maniera diretta del mio immaginario.
Sicuramente il loro valore iconico mi ha portato a sceglierli, a portarli come esempi, e quindi a provare a progettare un omaggio che fosse al tempo stesso un tentativo di celebrare anche il valore dell’utilizzo della linea nell’arte.
L’usare il plexiglass come supporto per le opere mi ha permesso, inoltre, di fare entrare questi personaggi, attraverso l’utilizzo delle luci e delle ombre, anche nella dimensione dello spettatore, accentuando l’aspetto della mia ricerca più strettamente connesso a quella velata accezione scultorea che, più volte, come mi è stato fatto notare, si riscontra nelle mie opere.
Oltre a questo, in mostra, ho voluto anche dare la possibilità di far comprendere allo spettatore il mio metodo di lavoro, ricostruendo idealmente il mio studio e riempendolo di tutte le suggestioni che mi hanno portato a progettare questa esposizione.

No Curves. Top of the lines
a cura di Francesca Holsenn

Avantgarden Gallery
Via Cadolini, 29 Milano

21 marzo – 27 aprile 2013

Orari: martedì – venerdì 14.00 to 19.00 / sabato 15.00 to 19.00

Info: +39 02 40044331
avantgardengallery@gmail.com
www.avantgardengallery.com

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