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di Mattia Zappile

Venerdì 11 maggio una pioggia carica di magia è caduta sulla Besana di Milano. Né agglomerati di vapore né il Dio del tuono sono stati i responsabili della perturbazione, ma la fantasia e la mano di Manuel Felisi. Giovane artista tra i più interessanti della scena milanese, Felisi porta avanti da circa due anni un lavoro di ricerca e sperimentazione sui temi della memoria, della perdita e della rinascita. Figura centrale dei suo lavori è diventata l’acqua, forza primigenia che l’artista libera negli spazi da lui ricreati e che attraverso la sua capacità generativa distrugge e aggredisce lo spazio mentre lo avvolge di nuova vita. Il ciclo di opere si apre nel 2010 allo spazio Oberdan dove Felisi propone un’installazione carica di richiami autobiografici. Una stanza costruita seguendo le tracce di ricordi lontani, quelli di un’infanzia fatta di carta da parati, libri e tracce di qualcuno che non c’è più. Memoria è l’impronta tanto indelebile quanto fugace di un’assenza. Ma il filo con il non essere di un passato si lega all’essere che sta per nascere di un futuro. Accanto alla stanza l’artista crea uno spazio esterno che si apre all’imprevedibilità della rinascita. Ecco allora la pioggia che avvolge due quadri dell’artista che richiamano un presente impalpabile perché sempre in divenire.

L’ultima fatica della serie, esposta nello spazio satellite di Fabbrica Eos per circa sei mesi, è un pianoforte in legno sottoposto alle gocce di una pioggia tanto artificiale quanto sincera. Visibile ventiquattro ore su ventiquattro, lo strumento ha suonato ininterrottamente la musica della vita che scorre nella e dalla materia.
Da questa idea, e da un colloquio tra la compagna dell’artista e Vinicio Capossela, nasce l’idea della collaborazione. La manifestazione Play City Milano diventa l’occasione perfetta per dar vita ad un evento incredibile che ha incantato i fortunati spettatori. Vinicio Capossela ha reinterpretato le musiche del suo nuovo album in versione strumentale suonando sui tasti di un pianoforte in continua evoluzione biologica posto all’interno di uno spazio ricreato per l’occasione. E l’incantesimo è avvenuto. L’acqua che lenta e inesorabile cadeva sul pianista e sullo strumento ha presto dato il via ad un nuovo ciclo vitale.

Non solo le muffe e i funghi che già nell’opera esposta in Fabbrica Eos avevano riproposto l’antichissimo miracolo della nascita della vita, ma per di più una vera e propria entità vivente seduta al fianco di Capossela che si è divertita ad accompagnarlo in una esibizione a quattro mani. I tasti rigonfi e le imprevedibili metamorfosi strutturali sono diventate lo spettro, o meglio, il clone ectoplasmatico di Manuel Felisi. Suoni altri e melodie parallele hanno giocato e duettato con le musiche di Vinicio. L’effetto aveva il sapore del prodigio, dell’evento irripetibile. Al pari della performance sonora, lo stesso musicista ha subito una mutazione biologica e insieme spirituale. Le metamorfosi della vita, il divenire del tempo scandito dal ticchettio dell’acqua sono state simbolo e prova tangibile di un percorso cominciato miliardi di anni fa e riproposto ogni volta che nasce una nuova vita. Dalla perdita di un ricordo, dalla putrefazione di un oggetto o dalla scomparsa di una parte di noi stessi viene alla luce un nuovo inizio dagli sviluppi imprevedibili. Come il ricordo presuppone l’assenza così il vuoto della scomparsa è lo spazio aperto ad una nuova presenza. Forse il vecchio Capossela non è più lo stesso dopo il viaggio nella macchina del tempo preparatagli da Felisi. Di certo da qualche parte, in una discarica o in un magazzino, tracce verdi e biancastre su un pianoforte in decomposizione fanno i loro primi passi nella vita. E non sappiamo dove arriveranno.

Info:
www.pianocitymilano.it
www.fabbricaeos.it

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