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BRESCIA | Museo di Santa Giulia | Fino al 28 gennaio 2024

di GIULIA ANDREA GEROSA

Nello scrivere questo articolo, sento un peso dentro che non tutti i lettori potranno condividere. Tuttavia, sono sicura che le lettrici prenderanno parte, più o meno consciamente, al sentimento corale di compassione, nella sua accezione etimologica di “soffrire insieme”; condividere un sentimento spiacevole, angosciante, che silenziosamente divora ognuna di noi ogni giorno: la paura di essere la prossima.
Novembre – in particolare 2023, apertosi con la notizia della morte della sedicenne iraniana Armita Geravand, e proseguito con la terribile scomparsa della ventiduenne Giulia Cecchettin – costituisce per la collettività, da quasi 25 anni, un momento di riflessione sulla condizione femminile nel mondo.

Finché non saremo libere, veduta della mostra, Museo di Santa Giulia, Brescia Ph. Alberto Mancini Courtesy Fondazione Brescia Musei

In questo mese cruciale Fondazione Brescia Musei ha portato il proprio contributo attraverso Finché non saremo libere, esposizione del ciclo Arte e Diritti – fra i precedenti artisti, Victoria Lomasko, Badiucao e Zehra Doğan –, visitabile sino al 28 gennaio.
La mostra si articola in due sezioni principali. La prima, composta da un nucleo di opere provenienti dalla collezione dell’Associazione Genesi, analizza questioni sociali non più ignorabili – quali la tutela dell’ambiente e delle tradizioni autoctone, l’abuso di potere e la multiculturalità –, interpretate da artiste extraeuropee ed internazionali. Questa prima introduzione al grande tema della libertà può apparire caotica e complessa, eppure, man mano che il visitatore percorre le sale, acquisisce la consapevolezza di trovarsi all’interno di un crogiolo di idee, identità e problematiche più che mai coerenti fra loro. Le numerose opere della Collezione Genesi rappresentano uno scrigno prezioso in cui le artiste ripongono la propria essenza, il proprio Io più intimo, corredato da timori, eredità culturale, e speranze. Per quanto esse siano distanti nel tempo e nello spazio, emerge una coralità di pensiero: “Donna, Vita, Libertà”.

Sonia Balassanian (Arak, Iran, 1942), Untitled (Self Portrait) – 04, 1982, collage e acrilici su carta, Rigo Saitta Collection

La seconda sezione della mostra pone un focus sulla condizione femminile in Iran – da intendersi come minorità rispetto al potere, non primariamente e strettamente legata al sesso femminile – vissuta attraverso gli occhi di tre artiste iraniane in diaspora. I lavori di Sonia Balassanian sono incentrati sulla reiterazione dell’immagine, che diventa asfissiante, inquieta, sintomo di un conflitto interno come in Untitled (Self Portrait), e al contempo esterno in Hostages: a Diary. La ripetizione incessante di fotografie simili ma mai uguali ci mostra tutta l’intensità di un fantasma apparentemente imbattibile e onnipresente: l’abuso di potere perpetrato dal regime iraniano.
In maniera simile Farideh Lashai propone un modello ricorrente di immaginario ispirato ad Alice nel Paese delle Meraviglie. In questo mondo fatato e stregato, tangibile grazie alle proiezioni in stop motion su dipinti, il visitatore può riconoscere delle similitudini con il moderno Iran: i conigli, sinonimo di speranza per i popoli mediorientali, e i corvi, simbolo del governo oppressivo. Il risultato è un racconto visivo e sonoro in cui Storia,

Farideh Lashai (Rasht, Iran, 1944-Teheran, 2013), Keep Your Interior Empty of Food; that You Mayest Behold There in the Light of Interior, Clergies, 2010, suono e proiezione animata su olio, acrilico e grafite su tela, Bakhtiar Collection, Dubai, UAE

allegoria e letteratura si miscelano, per dare vita ad una narrazione altra della realtà.
Infine, Zoya Shokoohi concentra le sue performance partecipative sul dualismo espatrio/rimpatrio. L’artista trova una soluzione efficace per portare agli occhi del visitatore occidentale problematiche a lui lontanissime, semplificandole – senza mai banalizzarle – tramite gesti ancestrali ed universali. In Respira [pratica di rimpatrio del respiro] siamo invitati a condividere un po’ della nostra aria di libertà con chi – altrove, in qualsiasi parte del mondo ce ne sia bisogno – non ne ha.

Zoya Shokoohi, Still dal video di Attraversa il confine, 2021

Shokoohi chiama il pubblico occidentale a partecipare, a confrontarsi con questioni sociali complicate. La sua arte non è graficamente esplicita o violenta, ma più simile ad una carezza avvolgente; senza pregiudizio, l’artista ci prende per mano e ci accompagna in performance aperte, con la dolcezza e la fermezza che caratterizza chi ha vissuto sulla propria pelle la durezza dei regimi e ne è uscito vincitore.
In conclusione, la mostra proposta è un inno al sentimento fraterno che lega donne lontane fisicamente, ma unite nella compassione, strette nella sofferenza e nel desiderio di redenzione, finché non saremo libere.

Finché non saremo libere
a cura di Ilaria Bernardi
in occasione del Festival della Pace
la mostra si inserisce in Progetto Genesi. Arte e Diritti Umani che gode del patrocinio di Rai per la Sostenibilità ESG, Università Cattolica del Sacro Cuore, FAI FONDO PER LAMBIENTE ITALIANO, Fondazione Gariwo, la foresta dei Giusti, RFK Italia – Robert F. Kennedy Human Rights

main sponsor Eni
contributo di Intesa Sanpaolo, Federico Bosetti, Fondazione Pirelli, Brandart

11 novembre 2023 — 28 gennaio 2024

Museo di Santa Giulia
Via dei Musei 81, Brescia

Orario: da martedì a domenica 10.00-18.00; ultimo ingresso 17.15
Ingresso intero €7.00; ridotto €6.00; ridotto speciale €5.00 (Under 26, Over 65, Disabile <67%, convenzioni con Accademia Carrara e Palazzo Te); Gruppi €5.00; Scuole €4.00

Info: www.bresciamusei.com

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