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a cura di Sponge ArteContemporanea

Dolomiti Contemporanee intervista RAVE East Village Artist Residency

È il quarto appuntamento di questo tour alla ricerca di strutture indipendenti e coraggiose che si pongono, con la loro presenza e con il loro modo d’agire, come baluardo della deriva economicistica nell’arte e nella società. Ed è ancora la provincia a regalarci la gioia della scoperta di grande umanità e di appassionata ricerca artistica. Dopo Casso, scendiamo dalle Dolomiti per approdare in piena campagna friulana. A Trivignano del Friuli, non lontano da Udine, si trova RAVE East Village Artist Residency.

Un progetto ideato da Isabella e Tiziana Pers in collaborazione con Giovanni Marta, realizzato dall’Associazione East Village in collaborazione con l’Associazione Culturale L’Officina di Trieste, il Comitato Trieste Contemporanea-Dialoghi con l’Arte dell’Europa Centro Orientale, l’Associazione Culturale Hope, Daniele Capra e Anna Tulisso. Main partner: Altevie Technologies.
Qui gli artisti vengono invitati a relazionarsi con la natura e con gli animali, studiando una prospettiva di vita biocentrica che non mette al centro dell esistenza soltanto l’uomo.

RAVE, 2011

In che modo il territorio è risorsa, per Rave?
RAVE trova le sue radici nella vitalità di una rete di collegamenti con altre realtà di ricerca che operano sul territorio in maniera stabile,  impegnata e proficua. Altrettanto l’intero progetto di residenza è partito grazie alla volontà di molti singoli, privati, aziende di aderire al progetto ed abbracciare l’iniziativa, fornendo ciascuno quanto riteneva: dalle sponsorizzazioni tecniche, ai luoghi, al proprio tempo. Inoltre nel territorio si può rinvenire tutto quanto serve: come dicevo verso il fulcro del progetto convergono in primis le persone, con il proprio bagaglio di esperienze e di energie, e poi le associazioni,  le strutture culturali, i siti di rilevanza storica, le architetture di varia natura. E sempre dal territorio si può attingere alla multiforme diversità del paesaggio: la campagna pasoliniana, la costiera triestina, le colline e così via. Per il momento, solo la montagna la lasciamo a voi…

Come funziona il vostro programma di residenza?
Ogni edizione un artista dal profilo internazionale viene invitato a trascorrere un periodo di tempo in un cascinale dove vivono animali sottratti dai meccanismi consumistici della catena alimentare. Molti sono stati salvati dal macello tramite delle performance di Tiziana Pers, una delle fondatrici del progetto. L’alimentazione durante la residenza, e in ogni evento RAVE, è veg, proprio per iniziare a guardare all’alterità in modo differente. RAVE infatti abbandona modelli strettamente antropocentrici, che hanno mostrato i propri limiti sotto molteplici aspetti, a favore di una nuova prospettiva biocentrica, che identifichi come suo fine non l’uomo soltanto, ma ogni vita. In sostanza la residenza è un terreno condiviso da artisti e animali. L’artista in questo contesto è invitato a realizzare un proprio progetto di ricerca, in interazione con il contesto e il territorio. Il progetto di residenza è integrato da una serie di eventi: talk, conferenze, workshop, letture, incontri, atti a stimolare il dibattito contemporaneo e ad offrire un tavolo di confronto e di crescita. Tutto ciò è reso possibile soprattutto grazie al lavoro dei fondatori Daniele Capra, Giuliana Carbi, Giovanni Marta, Isabella e Tiziana Pers e alla fondamentale collaborazione con Trieste Contemporanea, con l’associazione L’Officina, sempre di Trieste, e con i partners di progetto Vulcano-unità di produzione contemporanea e Altevie Technologies.

Artist Talk a RAVE

Che risposta c’è dal territorio, come viene inteso dalla gente che lo abita, che tipo di interazioni generate?
La prima interazione è quella con gli animali che vivono il posto, e che accolgono incuriositi questi nuovi venuti: gli artisti… Poi ci sono le persone che abitano nel paese e nei dintorni, altrettanto incuriosite. Molti agriturismi, B&B, trattorie e bar ci hanno aiutato soprattutto all’inizio (quando il progetto era solo una bella idea da raccontare) con generosità e gratuità, impegnandosi a dare il loro meglio per accogliere gli ospiti: hanno ricercato e inventato ricette veg, addobbato i tavoli con candele e fiori nei cortili dei cascinali e offerto il meglio dei loro vini. Alcuni giovani del paese ci hanno accompagnati nel percorso con la musica e la loro disponibilità divertita. Ci sono stati dei momenti critici, quando alcuni progetti sono andati in attrito con punti di vista diversi, ma abbiamo superato questa fase con il dialogo. Il vero punto critico è con il proprietario del cascinale dove accudiamo gli animali da più di vent’anni: è l’unico, insieme ai suoi amici cacciatori, a non aver compreso il progetto, mettendoci di fronte ostilità tali da portarci alla decisione di traslocare animali e progetto in un altro luogo che, anticipiamo, sarà fantastico.

Adrian Paci a RAVE, ph. Pers

Che risposta c’è invece da parte dell’amministrazione? Gli enti pubblici sono in grado di comprendere e sostenere e valorizzare i progetti d’arte e di cultura contemporanea, che propongono un’azione esplorativa e rinnovativa rispetto al contesto?
Ci teniamo a dire che il Comune di Trivignano in primis, ma anche la Provincia di Udine e soprattutto la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, hanno accolto la sperimentalità del progetto RAVE e ci hanno permesso di crescere. I risultati ottenuti hanno fatto sì che il progetto potesse prendere sempre più corpo, quest’anno soprattutto grazie ai contributi della Regione. Confidiamo che i risultati raggiunti possano determinare una continuità di fiducia e attenzione da parte degli enti pubblici.

Ivan Moudov a RAVE

L’uomo non è forse quello, tra gli animali, che avrebbe bisogno di più cure, di un’attenzione più profonda, anche in virtù delle proprie gravi contraddizioni? Di essere salvato dall’automacello? Perchè il cavallo e non l’uomo?
L’uomo è l’animale che più si è staccato dalla sua animalità. In questo, hai certamente ragione a richiamare la sua origine definendolo animale tra gli animali, per ricondurci al punto. Ma è proprio nel tentativo di salvarci dall’automacello che dobbiamo ricominciare a riconoscere nell’altro il soggetto di una vita.
I lager nazisti furono costruiti sulla base dei macelli di Chicago, così come pure la Ford, la prima catena di montaggio, fu concepita sulla scorta delle apocalittiche catene di smontaggio, dove cartesianamente il dolore non veniva considerato, citando Milan Kundera: “Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri”. Quindi risanare la ferita aperta tra noi e l’altro può essere un ottimo punto di partenza per ricucire gli strappi non ancora guariti tra ogni uomo (quale uomo poi? fino a pochi decenni fa l’uomo portatore di diritti era caucasico maschio bianco carnivoro e capace di linguaggio codificato) e ogni altro. Lo stretto parallelismo esistente tra sessismo, razzismo e specismo è stato identificato e delineato da diversi pensatori. Ma il punto chiave qui rimane l’arte, con le sue contraddizioni e zone d’ombra. Con i nuovi media l’arte ha reificato ogni elemento dello scibile, utilizzandolo in ogni modo. Quindi se prima in campo artistico l’animale veniva rappresentato, poi è stato anche ucciso, violato, tassidermizzato, ridicolizzato, ridotto a simbolo, privato della sua componente ontologica, non riconosciuto come soggetto portatore di diritti, essendo proprietà. Già di per sé parlare di diritto è quasi una violenza linguistica, poiché nel momento in cui a qualcuno vengono riconosciuti dei diritti, implicitamente ve n’è qualcuno a cui questi diritti sono negati. Tornando al punto, si potrà comunque rispondere che anche l’uomo è stato ‘usato’ nell’arte contemporanea, e certamente corrisponde al vero. Ma l’uomo, seppur marginale, ha sempre avuto la possibilità di scelta, che agli animali è negata a priori. Quindi quello che vogliamo attuare a RAVE è la possibilità di una differente prospettiva, di dialogo e relazione. Se pensiamo di riconoscere all’arte un ruolo sociale, questo ruolo è il privilegio di porsi delle domande, indagando i punti di crisi e i quesiti irrisolti. Ebbene, posso assicurare che ce ne sono parecchi con una capra, un’asina, un’oca cieca di vent’anni, o un cavallo.
Dal nostro punto di vista non significa che sia necessario rivalutare la situazione degli animali soltanto per evitare le violenze tra gli uomini, sarebbe riduttivo, per quanto piuttosto probabile. Significa che: “Ragionare sull’animalità è, innanzitutto, ragionare sull’umanità che vogliamo diventare: su cosa siamo stati, su cosa siamo e, ovviamente, su cosa potremmo essere. Un’umanità che vive schiacciando, come l’Angelus Novus di Paul Klee, i cadaveri della storia per andare avanti, è una falsa umanità: è bestialità che spera di essere diversa da qualcosa, l’animalità che, invece, è proprio ciò a cui dovrebbe tornare per salvare, e salvarci, dall’insostenibile leggerezza del mattatoio animale” [Leonardo Caffo].

RAVE East Village Artist Residency
Via Persereano 1, Trivignano Udinese (Ud)

Info: +39 3388936786
info@raveresidency.com
www.raveresidency.com

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