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MILANO | Esh Gallery | 27 novembre – 24 dicembre 2014

Intervista a RICCARDO SORANI di FRANCESCA CAPUTO

Dopo aver apprezzato il valore degli oggetti antichi, come specialista del dipartimento di arte orientale di Sotheby’s a Londra, Riccardo Sorani è pronto per una nuova avventura: l’apertura di un nuovo spazio a Milano, in zona Tortona, dedicato all’arte contemporanea, il 27 novembre con la mostra Codici Spaziali. Una ricerca che sonda i confini liminali tra arte e design, promuovendo artisti italiani e internazionali, con una speciale predilezione per il Giappone, le cui opere fanno coesistere simultaneamente contemporaneità e tradizione, nella fusione di progettualità e maestria esecutiva. Con la volontà di proporre opere attuali che abbiano in sé l’unicità propria dell’arte antica, ricercata anche dalle principali correnti del Novecento, Bauhaus, Art Nouveau, Art and Crafts.

Ne abbiamo parlato con Riccardo Sorani, fondatore e direttore della Esh Gallery.

Esh Gallery, veduta della mostra Codici Spaziali, photocredit  D21
Provieni dal mondo dell’arte antica e dell’antiquariato. Come nasce la decisione di aprire una galleria dedicata ad artisti contemporanei che si muovono ai confini con il design? Che significato cela il nome?
L’idea è nata durante una visita al TEFAF di Maastricht, dove sono rimasto colpito da una serie di vasi e sculture, di maestri contemporanei giapponesi. Riuscivano ad esprimere il linguaggio del nostro tempo attraverso la tradizione. Immaginatele affiancate ai capolavori degli antichi maestri! Ho deciso quindi di esplorare questa tipologia d’arte partendo proprio dal Giappone per approdare poi alla ricerca di talenti in Italia.

Esh Gallery, veduta della mostra Codici Spaziali, photocredit  D21
Il nome significa fuoco in lingua ebraica, un elemento imprescindibile per plasmare ceramica, vetro, metallo: materiali che sono il focus principale delle opere esposte in galleria. Come mai hai scelto di puntare principalmente su questi materiali? E sulle interconnessioni tra spazio e natura?
Sono elementi che derivano dalla passione e dall’esperienza personale. L’interesse per la ceramica e la lacca, ad esempio, provengono dalla mia passione per l’antiquariato: a Londra mi sono specializzato nella conoscenza della porcellana cinese e ho lavorato per Sotheby’s come esperto nel dipartimento di Asian Arts. Mi trovavo quotidianamente a contatto con oggetti di tutti i generi, non necessariamente orientali, e grazie alla disponibilità degli esperti dei diversi dipartimenti ho potuto accrescere il mio interesse anche per altre tipologie di opere, materiali ed epoche.
La scelta delle tematiche non può essere rigida. Credo che spazio e natura siano fonti di ispirazione certe per gli artisti e soggetti più facilmente comprensibili dal pubblico. Vorrei che la fruizione di un’opera diventasse un’operazione semplice e proporre un tema facilmente intellegibile, credo non possa che giovare all’intento.

Esh Gallery, veduta della mostra Codici Spaziali, photocredit  D21
Quale impostazione vuoi dare? Come si articolerà questo nuovo progetto?
Valorizzare e diffondere il più possibile quegli artisti che operano al confine tra Art, Craft e Design. Cercherò di promuovere artisti italiani, anche attraverso la partecipazione a eventi come Collect a Londra, oppure a fiere con sezioni dedicate. Rivolgerò particolare attenzione all’Oriente, grazie anche ad alcune relazioni privilegiate con gallerie locali. L’estetica giapponese ha una lunga tradizione di apprezzamento nel nostro Paese. Vorrei anche coinvolgere artisti più affermati che magari non hanno avuto un’eco da noi, ma spesso ben considerati all’estero.

Per il debutto hai scelto l’artista giapponese Yoichiro Kamei e l’italiano Marco Paghera, nella mostra Codici spaziali. Che tipo di opere presentano?
Sono rimasto molto colpito da come due artisti distanti per cultura, formazione, ma anche fisicamente per migliaia di chilometri, abbiano realizzato delle opere sorprendentemente affini. La mostra propone due possibili interpretazioni dello spazio (fisico o mentale), presentate attraverso un codice formato dalla ripetizione di singole unità. Le porcellane di Kamei sono rigorose strutture geometriche in cui pieni e vuoti possono dialogare con l’osservatore. Le configurazioni parietali di Marco Paghera invece si prestano a una visone più libera, in quanto giocate sulla variazione dimensionale, cromatica e materica della singola unità. Vederle assieme rappresenta una sorta di unicum estetico.

Esh Gallery, veduta della mostra Codici Spaziali, photocredit  D21
Continuerai il confronto tra artisti italiani ed internazionali? Puoi farci qualche anticipazione sulla programmazione futura?
Ammetto che far dialogare diverse concezioni artistiche per trovare punti di contatto è un aspetto di questo lavoro che mi appassiona particolarmente. Per cui sì, cercherò dove possibile il confronto. La programmazione per il 2015 è quasi definita: due personali di un giovane italiano e un inglese. In occasione di Expo 2015 sto organizzando una grande collettiva con dei giovani emergenti giapponesi, mentre per la ripresa dopo l’estate sto preparando un evento focalizzato sul vetro. Ci sarà anche una proposta per il Fuorisalone, sempre in linea con il focus della galleria.

Come si caratterizzano gli spazi espositivi?
Più che una galleria tipo white-cube, si tratta di uno showroom più intimo, suddiviso in una parte espositiva e un soppalco, anch’esso dedicato all’esposizione, al ricevimento degli ospiti e alle attività quotidiane. Se in occasione delle attività future sarà necessario estendere la sede espositiva, altri spazi temporanei sono a disposizione di fronte ai nostri locali.

Esh Gallery, veduta della mostra Codici Spaziali, photocredit  D21
Che tipo di gallerista sarai e quale tipologia di pubblico vuoi raggiungere?
Non so se gallerista sia la parola giusta, vorrei essere colui che appassiona il pubblico. Punto su una clientela abbastanza giovane e desiderosa di possedere e collezionare una tipologia di opere che possa dare più soddisfazione di un brand di design; i prezzi infatti sono piuttosto contenuti. Mi propongo di offrire una scelta alternativa ad una nuova generazione di amanti delle cose belle che non si ritrovano più negli oggetti dell’antiquariato tradizionale. Le opere a cui sono interessato e che proporrò in futuro, hanno un innegabile valore decorativo, ma non per questo devono considerarsi “minori”. Sono la risposta ad una esigenza dell’artista maturata attraverso un percorso concettuale e tecnico. Sono opere d’arte e devono essere fruite anche per il significato e l’esperienza di cui sono portatrici.

Esh Gallery, veduta della mostra Codici Spaziali, photocredit  D21

Da dove arrivano le motivazioni profonde per investire in un momento come questo? Come pensi di affrontare questa situazione di crisi che investe anche l’arte e quale rapporto vuoi coltivare con la città?
La volontà di mettersi in gioco e, per usare una parola molto in voga, tentare di essere “glocal”. Continuerò le attività legate all’antiquariato, ma vorrei anche avere maggiori relazioni con le persone. Confrontarmi con gli artisti e seguire il loro percorso creativo mi sta dando molta soddisfazione. Milano è la mia città, ma da più parti ho anche avuto la sensazione che all’estero è considerata la città italiana che meglio rappresenta innovazione e dinamicità. Spero che si mantenga tale. Data l’impostazione della galleria, la scelta è caduta sul distretto Tortona. Ho privilegiato la zona rispetto alle dimensioni, ma come altri galleristi hanno dimostrato in passato, nulla è definitivo.

Codici Spaziali. Yoichiro Kamei e Marco Paghera

27 novembre – 24 dicembre 2014
Inaugurazione 27 novembre ore 18.30

Esh Gallery
Via Forcella 7, Milano

Orari: 28 novembre – 7 dicembre, 10.30-18.30
8-24 dicembre, su appuntamento

Info: +39 0256568164
enquiries@eshgallery.com
www.eshgallery.com

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