MILANO | MUDEC – Museo delle Culture | 28 ottobre 2015 – 21 febbraio 2016

di MATTEO GALBIATI

La sbrigativa leggerezza, con cui si è soliti etichettare l’opera dei grandi artisti – soprattutto per quelli che hanno lavorato nel XIX e nel XX secolo – facendola rientrare in un –ismo che ne riassume estetiche e visioni, risulta spesso fuorviante e riduttiva, se non proprio semplicistica ed avventata. Pensare che un artista come Paul Gauguin (1848-1903) sia semplicemente un “membro” dell’Impressionismo o che abbia anticipato le tendenze del Simbolismo e del Fauvismo risponde solo ad un aspetto della verità storico-artistica legata alla sua figura.

Paul Gauguin, Autoritratto con Cristo giallo, 1890‐91, olio su tela, 38×46 cm, Parigi, Musée d’Orsay

Se questi –ismi appartengono certo al suo vissuto e alla sua esperienza, è altrettanto vero che la sua volontà di artista ha guidato una visione aperta e autonoma che ha saputo coniugare e declinare, nel paradigma del suo colore, l’essenza del superamento del naturalismo all’anticipazione di soluzioni “astratte” ormai emancipazione artistica dell’evo moderno.
Non poteva essere altra location migliore delle sale del MUDEC – Museo delle Culture di Milano ad ospitare, in sinergico rapporto con i contenuti delle collezioni del museo milanese, la mostra Gauguin. Racconti dal paradiso che, con una selezione di oltre 70 capolavori (la metà dei quali provenienti dalle collezioni del Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, istituto che conserva una delle maggiori raccolte mondiali del maestro francese), sintetizza la ricerca di Gauguin le cui immagini hanno raccolto le testimonianze di vita, di natura, di tradizioni e di stati d’animo raccolte in mezzo mondo.
Artista “pellegrino” ed “errante”, Gauguin ha viaggiato in quasi ogni continente alla ricerca di un “vivere selvaggio” – come lui stesse lo definiva – lontano dalla sua nazione, la Francia, che non ne aveva compreso del tutto il valore della sua opera, e per essere sempre più vicino alla naturalezza spontanea delle popolazioni primitive, dal Sud America alle isole polinesiane.

Paul Gauguin, Donna con manghi, 1899 (?), legno di quercia dipinto, 30×49 cm, Copenhagen, Ny Carlsberg Glyptotek

Le influenze recepite dalle immagini vissute in modo diretto, o quelle filtrate dai ricordi, riconducono al fascino di un mondo primordiale che diviene, nella sua concisione, più autentico sia che descriva la ruvidezza delle donne bretoni o la dolcezza esotica dei paesaggi e delle persone della Polinesia. Tratto distintivo dei capolavori esposti – e dell’arte di Gauguin in genere – è proprio l’esercizio costante della commistione delle fonti iconografiche differenti che spaziano da quelle “alte” a quelle “etniche”, senza soluzione di continuità e con un esplicito e imprescindibile desiderio contaminante.
In questa mostra – in cui si ammirano anche altri capolavori di maestri come Cézanne o Van Gogh – si testimonia, oltre all’invenzione del suo stile sintetista e cloisonniste, anche l’impegno dell’artista nella fusione e amplificazione delle tecniche artistiche che lo vedono essere oltre che solo pittore – altro stereotipo e mito sfatati – anche abile ceramista, intagliatore e scultore. L’arte di Gauguin, in questa moltiplicazione di presenze, non rinuncia e non abdica mai alla risoluta fermezza del suo stile.

Paul Gauguin, Donne tahitiane sdraiate (Arearea no varua ino, “Il divertimento dello spirit maligno”), 1894, olio su tela, 60×98 cm, Copenhagen, Ny Carlsberg Glyptotek

Il percorso espositivo lascia scoprire una personalità fortissima e illuminata, la cui trascrizione cromatica assolve ad un esotismo non di carattere etnico o etnografico, ma completamente umano. Il suo colore e le sue forme, riassunte nella loro essenza primordiale, sommano epoche e civiltà, diverse e lontane, in un unicum incantato, sempre valido come esempio della varietà dell’accordo tra uomo e natura.
Tra cromie brillanti e disegni sintetici di figure, in un crogiolo di materiali vari, rintracciamo l’eco di un animo complesso la cui volontà rimane sempre quella di dare all’arte il dolce fascino poetico dell’universalità del mondo.

Gauguin. Racconti dal paradiso
a cura di Line Clausen Pedersen, curatrice del Dipartimento di Arte Francese e Flemming Friborg, direttore della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen
prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore
in collaborazione con Ny Carlsberg Glyptotek, Copenhagen
promossa dal Comune di MilanoCultura e da 24 ORE Cultura
con il sostegno di M&G Investments

28 ottobre 2015 – 21 febbraio 2016

MUDEC – Museo delle Culture
via Tortona 56, Milano 

Orari: lunedì 14.3019.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 09.3019.30; giovedì e sabato 9.3022.30; il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
Ingresso intero €12.00; ridotto €10.00

Info e prenotazioni: +39 02 54917
www.mudec.it
ww.ticket.it/mudec

Condividi su...
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •