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VENEZIA | Squero di San Trovaso in Fondamenta Nani

Intervista a MARCO AGOSTINELLI e GERMANO DONATO di Francesca Di Giorgio

Per l’opening del 30 novembre scorso ha puntato su ben quattro mostre parallele, Atto primo, quattro tempi dove un musicista (John Cage) raccontato in video da Emanuel Pimenta, un filosofo (Massimo Donà), un attore/scrittore (Giorgio Faletti) e uno scenografo (Giorgio Merigo) hanno presentato la loro ricerca al pubblico facendosi anche portavoce di una dichiarazione di intenti legata al luogo, un ex opificio riaperto al pubblico per la prima volta.
 Stiamo parlando di Officina delle Zattere nuovo centro d’interesse culturale in Fondamenta Nani (Dorsoduro), che si inserisce nel famoso “chilometro della cultura” veneziano: dal Ponte dell’Accademia fino a Punta della Dogana.
La promessa, dagli esordi mantenuta, è quella di rendere uno spazio, dalle infinite potenzialità, un laboratorio in cui la nuova vocazione espositiva sia il risultato di una sperimentazione trasversale: dalle arti visive alla musica, dalla danza al teatro, dal cinema alla letteratura, dall’architettura alla poesia senza dimenticare l’aspetto formativo ricoperto dall’Officina alle origini.
 Ne abbiamo parlato con chi ha scelto e ora conduce “i lavori”: Marco Agostinelli, direttore artistico e Germano Donato, direttore commerciale…

Riconnettere aree marginali al centro, restituire o attribuire senso a strutture dimenticate, creare nuovi poli culturali… Negli ultimi anni la pratica del recupero e conversione di spazi industriali e artigianali (e non solo) ha dato frutti molto interessanti. Come si inserisce Officina delle Zattere in questo contesto? Qual è il suo passato ed il suo presente?
Marco Agostinelli e Germano Donato: In primo luogo crediamo che l’Officina delle Zattere, proprio per la sua struttura, scevra da ogni affresco barocco e ogni altro orpello, così tipici in ambito veneziano, sia la soluzione ottimale per creare un contenitore adeguato all’arte contemporanea.
Le sue origini architettoniche, risalenti agli anni ’50 rispecchiano in pieno l’ambito industriale veneziano, appunto in stile officina o fabbrica che sia. Ma, a differenza proprio di situazioni simili, che si trovano maggiormente nell’isola della Giudecca o verso Marghera, il nostro spazio si inserisce nell’ambito più importante di Venezia, a due passi dall’Accademia, dalla Guggenheim, dai Magazzini del Sale e da Punta della Dogana, in quel chilometro dell’arte di cui tanto si parla. Inoltre, ci piace davvero molto il suo originale utilizzo: le officine erano quei luoghi pensati da Don Orione per ospitare bambini orfani o disagiati ed insegnare loro un mestiere, quello del fabbro, del ceramista, del calzolaio e del tipografo. In seguito ospitò anche i laboratori della vicina Accademia di Belle Arti e poi rimase in disuso per tanti anni.
Ecco, ridare vita a questi luoghi “del fare”, “facendo” a nostra volta è affascinante ed è il nostro obbiettivo.
Gli spazi dell’Officina delle Zattere (laboratorio di arte e cultura) sono stati completamente ristrutturati dall’architetto Fulvio Caputo, seguendo una linea di pensiero e di recupero strutturale senza dimenticare mai il passato, anzi sottolineandone l’ipotetico perimetro, con un gioco di luci e di ombre. In effetti, il nostro neon blu, che caratterizza le parti esterne e di passaggio, sono come una linea ideale, una traccia del ricordo e del passato. Altrimenti lo spazio è stato attrezzato per le più moderne esigenze, che vanno dall’audio video in tutte le sale alla sicurezza, dal wifi ai più moderni sistemi di illuminazione.

In che modo pensate di far dialogare Officina delle Zattere con il circuito artistico veneziano ad alta densità di sedi votate all’arte?

La nostra idea, almeno per i periodi fuori Biennale, è quella di proporci come spazio interattivo ed interdisciplinare per la città e per i suoi ospiti. La nostra proposta continuerà ad essere tipicamente trasversale, rivolta a tutte le arti, da quelle visive alla musica, dalla danza al teatro, dal cinema alla letteratura, dall’architettura alla poesia.
Siamo coscienti che Venezia sia ad alta densità di proposte d’arte e proprio per questo siamo andati a cercare, un po’ per nostra indole e un po’ per necessità, un’idea di polo multimediale delle arti tutte, cercando di proporci come laboratorio e allo stesso tempo anche come centro studi. Questo non significa senz’altro che non faremo quelle che si potrebbero chiamare “tipiche mostre”, ma staremo sempre attenti a non sovrapporci a ciò che già c’è. Il nostro pensiero è rivolto alla sperimentazione e alla ricerca e qualora avverrà, come avverrà senz’altro, di avere solo quadri e sculture, esse saranno comunque una proposta intellettuale ed artistica inserita in un pensiero e in un contesto innovativo e di ricerca.

La programmazione che accompagnerà l’Officina fino alla fine di gennaio 2013 è nata sotto il segno dell’ecletticità… Cosa possiamo comprendere dei vostri obiettivi da questa scelta iniziale? Continuerete a seguire questa linea? Altri progetti in cantiere?
Se si pensa a questa nostra prima proposta, Atto primo, quattro tempi: ad esporre sono un musicista, un filosofo, uno scrittore e uno scenografo… direi che l’esperimento è riuscito con tanto di apprezzamento del foltissimo pubblico e della stampa.
Per la programmazione che ci porterà alla Biennale, dove ospiteremo padiglioni nazionali ed eventi collaterali, stiamo pensando ad un corto circuito di varie attività culturali connesse, fatto di conferenze, presentazioni di libri, visioni di film e ovviamente due o tre mostre d’arte, suddivise nei due piani dell’Officina.
Per finire mi piace ricordare che nei prossimi mesi saremo capaci di mettere in piedi, diciamo digitalizzare, tutto il nostro archivio di documentari sull’arte, che sono già più di 150 e ne aspettiamo ancora dal Centre Pompidou e dal Festival del Cinema di Montreal. Questa idea, del tutto in linea con il progetto nel suo complesso, intende dare significato a quello che, tra non molto, potrebbe diventare un vero e proprio centro studi sull’immagine in movimento, dove il fruitore potrà richiedere in visione un determinato lavoro e poi restituircelo. Ecco, questo è in generale il nostro progetto; e attraverso la molteplicità delle discipline, vogliamo offrire riflessioni e confronti, strumenti utili per indagare.

Atto primo, quattro tempi
John Cage 100 anni. Silenzio di Emanuel Dimas De Melo Pimenta
a cura di Lucrezia De Domizio Durini ed Emanuel Pimenta
Da quando ad ora di Giorgio Faletti
a cura di Tiziana Leopizzi
Il suono delle cose di Veronica Croce, Massimo Donà, Raffaella Toffolo
a cura di Massimo Donà
Sinestetiche visioni, sound digital art di Giorgio Merigo
a cura di Roberta Semeraro

30 novembre 2012 – 31 gennaio 2013

Officina delle Zattere
Dorsoduro, Fondamenta Nani 947, Venezia
Orari: mercoledì-domenica, 10.00-18.00
Ingresso libero
Info: www.officinadellezattere.it

Organizzazione: Arte Eventi Venezia srl

info@arteeventi.com

+39 041 5205577

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