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VENEZIA (Arsenale) | 55. Esposizione d’Arte Internazionale, Il Palazzo Enciclopedico – La Biennale di Venezia | 1 giugno – 24 novembre 2013

Intervista a YURI ANCARANI di Alessandro Trabucco

Dopo essere stati accolti dall’opera di Marino Auriti, ispiratrice dell’intero progetto che Massimiliano Gioni ha ideato per la 55. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, e aver effettuato un lungo ed articolato percorso all’interno dell’Arsenale, una piccola stanza buia e un po’ nascosta accoglie lo spettatore e lo rapisce per quasi mezz’ora, mantenendolo inchiodato davanti alla proiezione del film Da Vinci.
I film di Yuri Ancarani non solo sono tecnicamente impeccabili, hanno anche la capacità di proporre dei contenuti visivi di grande suggestione, stimolando riflessioni che non si limitano alla superficie bidimensionale delle immagini in proiezione che offrono, ma vanno a scavare la coscienza più in profondità. Il Capo è ambientato in una cava di marmo a Carrara, con Piattaforma Luna Ancarani ci trasporta negli abissi marini all’interno di una claustrofobica camera iperbarica. Con Da Vinci entriamo all’interno del corpo umano ed è lo stesso artista a porre l’accento sulla peculiarità di queste immagini, che è impossibile vedere in altro modo…

Cosa ti ha portato a scegliere per Da Vinci questo particolare argomento, la microchirurgia robotica, tanto da renderlo addirittura il soggetto principale di un film?
Sono tanti i motivi che mi hanno portato al Da Vinci, uno tra questi è sicuramente legato al soggetto della trilogia per intero. Da Vinci infatti è il capitolo conclusivo della mia trilogia sul lavoro, in cui la relazione tra l’uomo e la macchina è uno dei temi portanti. La cosa che più mi ha affascinato del robot Da Vinci è che il chirurgo non ha più contatti diretti con il corpo del paziente, ma c’è questa straordinaria macchina che entra e si muove all’interno di un corpo umano; mi sembrava perfetto per il mio film. In Piattaforma Luna (il secondo episodio della trilogia) i protagonisti sono diver che vivono all’interno di una macchina, una camera iperbarica che li tiene in vita e anche in Da Vinci c’è un ritorno alla gestualità come nel primo film, Il Capo, in cui il capo-cava comanda con una gestualità chiara e orchestra le macchine scavatrici del marmo.

Che interesse credi possa suscitare un tema così serio, e per la maggior parte delle persone anche delicato, su un pubblico educato all’arte contemporanea ma non proprio abituato a questo tipo di immagini?
Quando realizzo i miei film, non penso a nessuna tipologia di pubblico in particolare, non penso cioè che debba rivolgersi ad un pubblico o ad un mercato dell’arte, del cinema o della televisione. Quello che cerco di fare è un lavoro che sia visibile a tutti e grazie al quale il pubblico possa fare delle esperienze.

Ormai da un po’ di tempo hai superato il concetto di videoarte pura (intesa proprio come linguaggio espressivo indipendente e a sé stante nel sistema artistico) per entrare nel più complesso circuito della cinematografia, mantenendo comunque dialoganti questi due ambienti. È cambiato qualcosa nel tuo approccio al lavoro e all’immagine tecnologica? E quali sono stati i vantaggi concreti di questo importante passo?
Credo di aver superato il concetto di genere nell’ambiente dell’audiovisivo. Quello che mi interessa è un’indagine a 360° dell’immagine in movimento. Ho un grande limite, lavorare all’interno di un rettangolo, di una cornice, sia che esso venga posizionato in una sala cinematografica, piuttosto che in una galleria o sul palcoscenico di un concerto.
Certo, ogni contesto genera una sua storia, però di fatto stiamo sempre parlando di immagini in movimento.
Ora ad esempio sto portando avanti il progetto Bora prodotto dal Ravenna festival, che è stato recentemente presentato al Mart di Rovereto insieme al musicista Mika Vainio dei Pan Sonic; è un progetto per il mondo della musica.
Ho notato che essere a cavallo tra i generi, arte, cinema, musica diventa un problema per chi fa critica. A me piace frequentare ambienti e situazioni diverse, lo trovo molto stimolante.

Tenere il pubblico concentrato per più di cinque minuti su un video, o come nel tuo caso su un film, nel contesto dinamico di un’esposizione d’arte contemporanea è oggettivamente molto difficile. Quali sono gli obiettivi irrinunciabili ai quali ti indirizzi quando cominci un nuovo progetto?
Una cosa che ho riscontato – e di cui sono molto contento – nei giorni di inaugurazione della Biennale (giorni caotici dove bisogna vedere tutto in due giorni) è che la sala dove era proiettato Da Vinci era sempre piena. Il film dura 25 minuti e le persone se lo guardano tutto. Come ho detto prima, penso sia importante far vivere un’esperienza. Io l’ho vissuta in prima persona e ho cercato di trasmetterla nel miglior modo possibile. Penso di esserci riuscito.

Per concludere, due parole sul finale di Da Vinci, un medico chirurgo si sottopone ad un’esercitazione simulata la quale sembra chiudersi con un errore fatale…
In qualche modo volevo inserire all’interno del film la possibilità dell’errore umano e una riflessione sulla tecnologia che non può considerarsi solo un bene. Questo aspetto lo si vede nel momento in cui il robot si avvia e si anima.
Il momento in cui l’allievo si esercita nella simulazione è fondamentale perché parla per metafora di un decesso. L’errore è il domino che cade e scatena un errore che diventa irreparabile.
Senza dubbio questa scena può considerarsi anche la chiusura della trilogia, con una riflessione importante sugli incidenti sul lavoro che sono una realtà di oggi e di sempre.

Yuri Ancarani (Ravenna, 1972) è un video artista e flm-maker. Le sue opere nascono da una continua commistione fra cinema documentario e arte contemporanea, e sono il risultato di una ricerca spesso tesa ad esplorare regioni poco visibili del quotidiano, realtà in cui l’artista si addentra in prima persona.

FILMOGRAFIA
2012 Da Vinci
2011 Piattaforma Luna
2010 Il Capo

Yuri Ancarani. Da Vinci
a cura di Massimiliano Gioni

55. Esposizione Internazionale d’Arte – Il Palazzo Enciclopedico La Biennale di Venezia

Arsenale della Biennale, Venezia

1 giugno – 24 novembre 2013

Info: www.labiennale.org

 

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