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Intervista a RAFFAELLA CORTESE di Matteo Galbiati

Come avete affrontato il lockdown e la relativa chiusura della vostra galleria? Avete cercato di colmare il vuoto attraverso la progettualità online e/o attraverso un uso diverso dei social? Come si è modificato il rapporto con il vostro pubblico?
Le prime misure restrittive in Lombardia sono state attuate durante l’organizzazione della personale di Yael Bartana, Patriarchy is History, un progetto in cui abbiamo investito molte energie e che sarebbe coinciso con la fiera di miart. L’artista doveva venire da Berlino per l’allestimento, l’inaugurazione e una serie di eventi collaterali, ma tutto quanto è stato rimandato e la nostra mostra temporaneamente chiusa; una scelta doverosa e giusta, ma anche sofferta. La prima iniziativa online è stata pensata proprio per il pubblico che avremmo voluto accogliere la sera dell’opening: la voce di Bartana ha raccontato la mostra in anteprima, montata in un video girato negli spazi della galleria.

Anna Maria Maiolino. Aqui e Agora, installation view, Galleria Raffaella Cortese, Milano

Durante il lockdown, abbiamo mantenuto vivo e costante il dialogo con i nostri artisti e collezionisti e abbiamo inaugurato la Viewing Room del nuovo sito con una rassegna di video d’artista: arricchire l’offerta digitale per far fronte alla chiusura è stato necessario, lo abbiamo fatto dando spazio a quei media time-based che sono così presenti nel nostro programma da sempre. La Viewing Room è nata come espansione dei nostri spazi fisici e continuerà a presentare un programma parallelo a quello delle mostre visitabili in galleria: le tre Exhibition Expanded in corso sono dedicate a Miroslaw Balka, Simone Forti e Marcello Maloberti, protagonisti de L’orecchio di Dionisio, un progetto di mostra esclusivamente sonora aperta il 23 giugno. Da ciascun approfondimento emerge come ogni artista abbia un legame diverso con il suono – nell’insight dedicata a Simone Forti, per esempio, è possibile ascoltare una traccia da Al Di Là, raccolta integrale delle sue sperimentazioni sonore con canzoni popolari e strumenti fatti a mano.

Mai come in questo periodo abbiamo sentito parlare di “mondo dell’arte” ma proprio in un momento come questo è difficile immaginarlo come omogeneo. Composto da figure diverse: artisti, collezionisti, appassionati, critici, curatori, galleristi, organizzatori, editori. Un insieme spesso diviso da interessi contrastanti… Ora, se e in che modo, vi sentite parte di un “sistema”? Come state affrontando, dal lato umano e pratico, la vostra attività? Vi siete posti degli obiettivi a breve termine?
Posso dire che l’isolamento abbia risvegliato la sensazione di sentirsi parte di un sistema: erano appunto i primi di maggio quando l’ANGAMC ha raccolto le firme delle più svariate figure professionali del mondo dell’arte per inviare una richiesta di attenzione al Ministro Franceschini. Nello specifico, il confronto fra le gallerie si è intensificato e sono nate una serie di iniziative a livello internazionale, nazionale e locale. Penso a un progetto che ci vede direttamente coinvolti, la Milan Gallery Community in corso su Artsy, e ad altre iniziative in divenire. Ora ci stiamo coordinando per l’inizio della nuova stagione a settembre, quando parteciperemo all’Art Week promossa dal Comune.
Consapevoli della precarietà del tempo che stiamo affrontando, non abbiamo mai smesso di progettare: gli obiettivi non mancano e non sono solamente a breve termine. Stiamo per lanciare una nuova sezione del sito che ripercorre i 25 anni di attività, una raccolta di memorie per immagini e brevi racconti, a settembre ci sarà la personale di Franco Vimercati, il primo artista esposto in galleria nel 1995, curata da Marco Scotini, e in autunno abbiamo in programma FIAC e Artissima. I rapporti fra le gallerie e le fiere, fra le realtà più colpite dalle restrizioni, si stanno inevitabilmente ridefinendo ed è più che mai necessaria una maggiore collaborazione. A questo proposito, posso dire che la Viewing Room, che Frieze New York ha messo al servizio degli espositori, è stata un esperimento positivo, che ha portato dei primi, seppur timidi, risultati anche dal punto di vista del mercato.

L’orecchio di Dionisio, installation view (work: Simone Forti, Face Tunes, 1967, 10’ 15”), Galleria Raffaella Cortese, Milano Foto Lorenzo Palmieri

Siamo nella famosa Fase 3, ciò presuppone una visione in progress, un prima, un dopo e un poi. Restituiteci una fotografia che vi ritrae in questi tre momenti…
Ho sempre creduto che la conoscenza dell’arte italiana debba molto alle iniziative dei galleristi e che la galleria sia un luogo privilegiato dove sperimentare l’arte. Credo inoltre che un compito fondamentale del gallerista sia quello di dare visibilità all’opera di un artista specialmente nel paese dove la galleria è radicata, oltre naturalmente a promuoverlo a livello internazionale. Per questo scelgo un’immagine della mostra di Anna Maria Maiolino, conclusasi in febbraio, per raccontare questo impegno e “il prima”. La sua arte è sempre stata nota in America Latina ma pressoché sconosciuta in Italia, dove l’ho invitata ad avere la prima personale nel 2010, in galleria. La prima retrospettiva in Italia dedicata ad Anna Maria, l’anno scorso al PAC, è stata una grande soddisfazione per noi e per lei anche un grande riconoscimento da parte del suo paese d’origine, e oggi siamo felici di annunciare che la sua opera sarà al MAXXI da ottobre nella mostra Senzamargine. Passaggi nell’arte italiana a cavallo del millennio.
Scelgo un’immagine degli spazi vuoti, con le opere sonore protagoniste, per raccontare l’idea che abbiamo concepito “durante” il lockdown, sviluppata in dialogo con l’artista Marcello Maloberti: L’orecchio di Dionisio, una mostra che si concentra sull’ascolto. Stiamo ricevendo i feedback positivi di un pubblico attento, che coglie nei nostri progetti la lettura consapevole del presente tramite le voci degli artisti.
Come immagine del “poi”, scelgo l’ultimo ritratto che mi è stato scattato in galleria, dove ero impaziente di tornare. La gioia più grande è stata quella di ritrovare tanto nel collezionista quanto nel visitatore, la stessa voglia di venire a farci visita, di rivivere l’esperienza empatica con l’arte. Ho sempre creduto nell’accoglienza e nell’importanza del rapporto umano nel mio lavoro, aspetti che coltivo con cura e piacere – ho deciso di aprire le tre sedi della galleria nella stessa città perché sento il bisogno di esserci, fisicamente, e possibilmente di incidere nella realtà del mio paese che, oggi più che mai, ha bisogno di risollevarsi e riscattarsi anche attraverso la cultura.

www.raffaellacortese.com

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