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Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce

Preludio all’era Bonacossa

di LUISA CASTELLINI

Certo, sarebbe un bel colpo. Sul mare, complice il Salone Nautico, lo yacht del magnate collezionista greco Dakis Joannou. Poco più in alto, a Villa Croce, i disegni di Jeff Koons. Se sull’agenda del primo non possiamo fare pronostici su quella della seconda possiamo, invece, mettere quasi la mano sul fuoco.
I disegni dello yacht di Koons saranno a Genova ad ottobre e in buona compagnia, tra progetti e co. di Piano, Starck et al. per Love Boats: Capolavori di Arte e Design Contemporaneo, esempio di come «un museo deve entrare in sincronia con la città».
Siamo ufficialmente entrati nell’era Bonacossa, anche se il mandato è solo biennale: 2012-2013. Chi la introduce altrettanto ufficialmente (Luca Borzani, Presidente Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura; Carla Sibilla, Assessore alla Cultura e al Turismo) saluta il modello adottato, che «potrebbe diventare di riferimento». Modello di concorso pubblico – dal quale lei, a un soffio dai suoi primi 40 anni, è uscita vincitrice tra 62 candidati – e modello di gestione pubblico-privato, che costituisce per lei «una situazione ottimale: Villa Croce ha il supporto del Comune ma l’elasticità del privato».

Da tempo non si vedeva tanto pubblico a una conferenza stampa a Villa Croce. Segno che delle sorti di un museo dato da molti per spacciato sono in parecchi a preoccuparsi, ma anche che il lavoro della precedente direttrice, Sandra Solimano, ha lasciato un buon terreno su cui seminare.
Tra il pubblico: gli artisti, che come sempre si fanno la stessa domanda, e tanti galleristi che seriamente sperano che il museo funzioni. «Le gallerie sono la base del sistema dell’arte, danno l’occasione ai giovani artisti di produrre lavori e ai curatori di scoprire talenti» spiega la Bonacossa. Ma «Villa Croce non deve essere un bacino per l’arte genovese. Gli artisti locali devono essere così bravi da entrare a Villa Croce». Patti chiari e amicizia lunga. Anzi chiarissimi: «il talento non è democratico e l’arte per tutti non funziona». Però «gli artisti sono ricettivi per cui migliorano se nel museo ci sono grandi artisti» prosegue la nostra, che spera comunque di «essere tanto fortunata da trovare grandi talenti in città». Il sogno di ogni curatore, del resto, e non a caso cita Celant. Il ragionamento fila e in pochi potrebbero dissentire. Se un museo funziona, catalizza e detona energia ed interesse e tutti possono trarre giovamento da un sistema che ingrana la marcia verso il virtuosismo, non “solo” gli addetti ai lavori. È su questo che si gioca la partita più dura. Per ogni museo e oggi a Genova per Villa Croce, che ha disperatamente bisogno di essere vissuta e creare a sua volta movimento.

A chi le domanda la sua top ten degli artisti del contemporaneo (sì, lo giuro) “confessa” di essere molto infedele: «è il bello di essere un curatore; quando sei entrato nel lavoro di un artista hai subito voglia di conoscerne un altro. Si consumano». Tutti avvisati. A chi se dedicherà un’attenzione particolare alle tecnologie invece risponde: «le categorie medium-specific non reggono: è meglio dare spazio agli artisti che hanno compreso come operano». Giusto. «Ci devono essere degli artisti che mettono in discussione il nostro modo di vedere il mondo: questo mi interessa» spiega allora la Bonacossa, che crede nei lavori e si rimbocca le maniche pensando a tutto quello che c’è da fare a Villa Croce. «L’idea è di collaborare con altre istituzioni e costruire una credibilità internazionale» e come possibili partner cita Gamec, Maxxi ma anche Whitechapel, la Tate di Liverpool e le fondazioni private, sempre più numerose. Ha in mente un’immagine internazionale e Villa Croce per costruirla tra collaborazioni, scambi, la presenza di Peep Hole e il suo «bacino critico normalizzante» di amici curatori, da Cecilia Alemani a Francesco Stocchi. Vediamo allora qualche altro dettaglio del programma.

La volontà di “uscire” è chiara e coniugata alla necessità di delineare una nuova fisionomia per Villa Croce. «Da una parte dobbiamo fidelizzare il pubblico, e non solo quello degli addetti ai lavori, che è quello genovese. Abbiamo in programma 5 mostre l’anno e tanti progetti, dalla didattica alle conferenze, strutturati per rendere il museo un luogo ove tornare». «Dall’altra un museo è la propria immagine, la sua credibilità internazionale». Da cui la domanda retorica: ma come ci si inserisce nel circuito internazionale? La parola d’ordine è networking. La crisi, scopriamo, «forse è un vantaggio perché tutti sono più disposti a collaborare» per cui 2 istituzioni = + budget = mostra migliore. Non fa una piega ed ecco le applicazioni di questo principio e dei suoi corollari. «A settembre ci sarà una personale di Massimo Grimaldi, un’artista che ha fatto del rifiuto una volontà attiva evitando però di capitalizzare sulla sofferenza» in collaborazione con il Maxxi e con volume monografico prodotto da Costume National. Dopo Love Boats (vedi sopra) sarà la volta del solo show di Tadiello e così via. Il museo è «un incubatore di energie e progetti» per cui bando alle “cose vecchie” e via libera alla sperimentazione, perché no, di artisti e modelli. Così la collezione permanente sarà rivitalizzata in modo inedito: «gli artisti saranno invitati a scegliere con quali opere confrontarsi e a creare delle mostre che saranno sì legate a Villa Croce ma ne trasformeranno la lettura» (Gintras Didziapetris in collaborazione col CAC di Vilnius e Cristof Yvorè in collaborazione col FRAC PACA di Marsiglia). L’estate vedrà poi il museo diventare una Summer School (in collaborazione con FRAC PACA di Marsiglia e le École des Beaux Arts di Montecarlo e Lione) con due visiting professor (potrebbero essere Charlotte Moth e Christian Frosi) per 10 fortunati artisti. Magari le loro opere «saranno presentate anche in città», comunque è così che «ci si assicura l’entrata in rete» con artisti e circuiti internazionale. E così via.

In breve: le chiavi del museo sono state consegnate. Il programma presentato alla città. Adesso, cara Ilaria Bonacossa, non ti resta che tradurre la tua visione in concreto. Buon lavoro.


Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce

Via J. Ruffini 3, Genova

Info: +39 010 580069 / 585772

 

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