Non sei registrato? Registrati.
TORINO | Palazzo Saluzzo Paesana | Fino al 30 novembre 2019

di VALENTINA VAROLI

La mostra T30 rappresenta un vero e proprio omaggio al lavoro trentennale di un importante artista torinese: Paolo Grassino. L’antologica, prodotta da Davide Paludetto Arte Contemporanea e curata da Lóránd Hegyi, raccoglie una decina di sculture di grandi dimensioni che prendono possesso del cortile e delle sale di Palazzo Saluzzo Paesana. Le opere, scelte dal curatore seguendo come filo conduttore il tema della distopia, trovano nel contrasto con gli spazi opulenti del palazzo storico un elemento di forte contrapposizione dal quale emergono ancora più potentemente gli interrogativi che le sculture di Grassino pongono.

Paolo Grassino, No Name, 2014, fusione di alluminio, 178x70x56 cm, Ph. Jessica Quadrelli

Entrando nel cortile interno del palazzo si è immediatamente accolti da Analgesia (2012): un’imponente installazione in alluminio composta da carcasse di auto abitate da un branco di cani che sembrano venire incontro al visitatore. Queste creature difendono due miseri rottami e si avvicinano con una gestualità e un’espressività al limite tra la bestialità e l’umano. Esse si fanno emblema della condizione dell’uomo contemporaneo: piccoli gruppi dominati dal terrore dell’Altro che presidiano una manciata di lamiere arrugginite.

Paolo Grassino, Analgesia. 2012, fusione di alluminio, dimensioni variabili, Ph. Jessica Quadrelli

Grassino crea le sue opere combinando una profonda riflessione sulla condizione umana con una fine esperienza e conoscenza di vari materiali come alluminio, poliestere, cera e solidi concreti.
Nascono così lavori di grandissimo impatto visivo che esprimono, grazie alle potenzialità espressive della scultura, una molteplicità di avvertimenti sulla società contemporanea: dal tema della paura a quello dell’indifferenza, dalla riflessione sull’informazione al bisogno di ritrovare un rapporto con la natura, dalle considerazioni sul tema del lavoro al senso di incertezza nel futuro.

Paolo Grassino, Deriva, 2007-2011, synthetic sponge on resin cardboard and wood, dimensioni variabili, Ph. Jessica Quadrelli

Le sale di Palazzo Saluzzo Paesana ospitano delle vere e proprie apparizioni: dall’enorme teschio nero formato dal groviglio di tubi di plastica (Ciò che resta, 2014) ai giovani seminudi dal cui viso incappucciato escono fasci di rami (Serie Zero, 2018), fino alle radici scarlatte che sembrano viscere contorte (Madre, 2010).

Paolo Grassino, Cio che resta, 2014, tubo corrugato e ferro, 220x200x195cm, Ph. Jessica Quadrelli

Le sculture creano un sottile gioco di rimandi tra loro, come per esempio Fiati (2012), un maestoso cervo che simboleggia il cambiamento e la rigenerazione vitale mentre le sue orbite vuote sono puntate verso l’opera Lavoro rende morte (2019). Quest’ultima, unica scultura a essere appositamente realizzata per la mostra, vuole ricordare le vittime della tragedia avvenuta negli stabilimenti della Thyssenkrupp nel 2007.

Paolo Grassino, Fiati, 2012, fusione di alluninio, 220x180x90 cm, Ph. Jessica Quadrelli

Le presenze oniriche o inquietanti, le scene distopiche o drammatiche che costruiscono il percorso di visita riuniscono magistralmente i soggetti e i temi sui quali Paolo Grassino si è interrogato in trent’anni di incessante ricerca artistica.

Paolo Grassino, Ph. Kristin Man

Paolo Grassino. T30
a cura di Lóránd Hegyi
mostra prodotta da Davide Paludetto Arte Contemporanea

30 ottobre – 30 novembre 2019

Palazzo Saluzzo Paesana
Via Bligny 2, Torino

Info: +39 347 0103021
info@palazzosaluzzopaesana.it
www.palazzosaluzzopaesana.it

Condividi su...
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •