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Intervista a LEONARDO REGANO di Maria Chiara Wang

Incontriamo Leonardo Regano, curatore per Claudia Losi di Being There_Oltre il giardino, progetto vincitore della IX edizione dell’Italian Council (2020), un work in progress che abbiamo desiderato approfondire e testimoniare sin dai suoi esordi. Si è da poco conclusa la prima tappa rappresentata dal workshop online che l’artista ha ideato in collaborazione con NTU-Centre for Contemporary Art di Singapore e le curiosità da soddisfare sono già numerose: come nasce e come si sviluppa questa indagine sulla percezione che l’uomo ha del ‘luogo naturale’? Quali sono le caratteristiche della ricerca di Claudia Losi? Quali altre Istituzioni nazionali e internazionali prenderanno parte a questa iniziativa articolata? Scopriamolo assieme.

Singapore 2018

Com’è avvenuto il tuo incontro con Claudia Losi? Puoi descriverci la genesi del progetto Being There_Oltre il giardino?
La prima collaborazione con Claudia è avvenuta nel 2018 in occasione della collettiva Kahuna presentata nell’ex Chiesa di San Mattia, a Bologna, per il Polo Museale dell’Emilia-Romagna. Seguo il suo lavoro da diversi anni e, da tempo, desideravo proporre un progetto incentrato interamente su di lei. Abbiamo, quindi, colto l’occasione dell’Italian Council per proporre Being There_Oltre il giardino che prosegue l’indagine sulla percezione che l’uomo ha di ‘luogo naturale’, iniziata da Claudia a livello istituzionale nel 2016 con la sua mostra How do I imagine being there? realizzata presso la Collezione Maramotti, e che ha avuto un importante antecedente in Being Elsewhere, un progetto di ricerca sul territorio scozzese e sul nostro appennino articolato in più tempi e tappe, tra il 2006 e il 2012.

Singapore 2018

Being There_Oltre il giardino nasce come un’analisi della relazione tra luogo reale e luogo immaginato: a quali conclusioni siete giunti allo stato attuale di questa indagine? In che modo immaginazione e memoria plasmano la nostra percezione del mondo?
È sicuramente presto per tirare delle conclusioni relativamente a questa indagine, che è tuttora in corso. Partiamo anche da un altro presupposto importante, ovvero che la percezione che un individuo può avere di luogo naturale apre a infinite varianti e immaginari. Non esiste un punto di vista più interessante dell’altro. Non c’è un predominare dell’immaginario dell’artista sui risultati ottenuti. E quindi, forse, non esistono delle vere e proprie conclusioni. In questa sua ricerca, Claudia Losi applica un metodo d’indagine puntuale di campionatura e raccolta dati, d’inchiesta, che poi traduce in un linguaggio più propriamente legato alle arti visive. La domanda ‘What is your idea of a natural place?’quindi, è prima di tutto un invito a guardarsi dentro, a misurarsi con la realtà del quotidiano che si vive tutti i giorni. Se poi mi chiedi come memoria e immaginazione possano plasmare il senso della nostra percezione del mondo, mi viene in mente come prima cosa il concetto di ‘Finis Terrae’ che era centrale in How do I imagine being there? e che ha trovato un riferimento concreto nell’arcipelago di St. Kilda, in Scozia, visitato da Claudia nel 2012. Una corrispondenza geografica e una antropologica-metaforica, quindi, che aveva già attirato l’attenzione di artisti e scienziati come Flaubert, Proust, Epstein o Athanasius Kircher.

Singapore 2018

In quale circostanza l’interesse di Claudia per il paesaggio – come strumento per indagare l’uomo e l’azione umana – pone le sue radici?
Ti ringrazio per questa domanda. Questo interesse ha un’origine lontana, che quasi precede il coinvolgimento di Claudia per le arti visive. Ai tempi dell’università, intorno al 1994/95, ha co-fondato lo Studio Italiano di Geopoetica con Matteo Meschiari e Francesco Benozzo, affiliato all’Institut International de Géopoetique, creato anni prima, in Francia, dal poeta di origine scozzese Kennet White. Il loro punto di partenza era una fusione tra la pura teoria scientifica del paesaggio e la parola poetica, avendo anche, come riferimento, l’IMRAM o “voyage of discovery”, genere letterario irlandese in cui la narrazione del viaggio e del paesaggio diventava l’origine di un’indagine interna alla letteratura e al confronto tra prosa, poesia e lirica. Da qui, lo studio del paesaggio, sia come realtà fisica che come concetto, è rimasto centrale nella sua ricerca, pur nella fisiologica mutazione d’interessi che, nel tempo, si può registrare nella sua pratica artistica. E tornando a oggi,  Being There_Oltre il giardino è un progetto che sintetizza in sé le due linee principali in cui si è articolata questa analisi di Claudia: da un lato il lavoro collettivo che tenta di coinvolgere tutte le sfumature del ‘fare insieme’, per mezzo di una domanda diretta, semplice e aperta, che è posta come incipit alla progettualità; e dall’altro la trasformazione di tutte le voci raccolte attraverso un processo di mappatura, di tessitura e di restituzione plastica.

Singapore 2018

In base a quali criteri sono state individuate e selezionate le sedi che ospitano le diverse tappe di questo progetto articolato?
Being There_Oltre il giardino è un progetto che sintetizza una ricerca che ha avuto una gestazione molto ampia, le cui tappe ripercorrono sia luoghi con cui Claudia è già entrata in contatto in precedenza, che nuove realtà come la Rocca Roveresca di Senigallia, Istituto della Direzione Regionale Musei delle Marche. Ogni sede coinvolta è significativa per il suo differente approccio al paesaggio: Singapore, con l’NTU-Center for Contemporary Art, è un esempio di città avveniristica in cui la natura è stata completamente annullata per poi essere ricreata artificialmente, vi è poi Israele con il Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme che rappresenta l’occasione per confrontarsi con un ambiente che assume anche delle valenze importanti dal punto di vista politico; a seguire, con il ritorno in Italia, Claudia si confronta sia con il territorio marchigiano simbolo di un paesaggio antropizzato in cui l’intervento umano ha trovato una sorta di equilibrio stratificato nel tempo sia con il Center for Mind/Brain Sciences dell’Università di Trento e Rovereto, in cui la ricerca artistica si intreccia con quella scientifica. L’ultima sede è la Collezione Maramotti che chiuderà il progetto con un incontro in occasione del quale Being There_Oltre il giardino verrà raccontato nella sua interezza.

Singapore, workshop, 2018

Come siete riusciti a combinare due percorsi, i vostri, che – specialmente nell’ultimo anno – si sono contraddistinti per una crescita rilevante sia nei riconoscimenti che nel numero di partecipazioni a progetti significativi?
Il 2020 è stato sicuramente un anno importante per Claudia Losi, per l’attenzione mediatica e per i riconoscimenti ricevuti, un anno che si è appunto concluso con la vittoria dell’Italian Council.
Credo che sia importante ricordare in questa sede che questo momento particolarmente felice per la sua carriera fa seguito a un percorso continuo di crescita e di interesse per la sua ricerca da parte del mondo dell’arte. Per il resto, le difficoltà nell’accordarci in un momento così impegnativo per entrambi ci sono state, ma la pandemia ci ha insegnato che tutto ormai può avvenire a distanza e quindi si può dialogare e lavorare a un progetto comune così complesso, anche se fisicamente impegnati su più fronti.

Singapore 2018

Tornando al lavoro di Claudia: quanto è essenziale l’aspetto dell’ibridazione dei linguaggi, sia nella sua produzione in generale che in Being There_Oltre il giardino in particolare?
L’ibridazione del linguaggio è un elemento fondamentale della pratica di Claudia. Il suo lavoro spazia dal disegno alla tessitura, dal video all’installazione scultorea, dalla ceramica alle azioni performative complesse, spesso legate al cammino. Questo aspetto importante che hai evidenziato emerge anche in Being There_Oltre il giardino, progetto che si compone di una serie di indagini sul territorio condotte anche con workshop che uniscono contributi di varia natura, contributi che confluiranno in un libro d’artista e che verranno trasposti graficamente in un grande tessuto-arazzo, realizzato in collaborazione con il centro di ricerca sul tessile Lottozero di Prato, come sintesi finale presentata nelle Marche.

Singapore 2018

In conclusione, volendo approfondire l’aspetto del libro d’artista che hai appena menzionato: come sarà strutturato? Avrà punti di contatto con il suo precedente – The Whale Theory. Un immaginario animale (leggi qui l’intervista, ndr) da poco pubblicato?
Il libro d’artista di Being There_Oltre il giardino è un work in progress che nasce da questa esperienza che stiamo percorrendo insieme, e la sua “topografia” potrà essere chiara solamente una volta raccolti e rielaborati tutti i materiali, testuali e iconografici. È, quindi, ancora presto per potere anticipare ulteriori informazioni, posso solo dirti con certezza che includerà delle collaborazioni importanti anche dal punto di vista scientifico. The Whale Theory. Un immaginario animale (Johan&Levi, 2021) si relaziona all’idea dell’archetipo-animale, un pretesto per relazionarsi a un elemento immaginario che porta con sé un valore mitologico e ideale; il viaggio che è invece al centro della riflessione di Being There_Oltre il giardino , sia esso reale o immaginario, è vissuto come un elemento fondante per la costruzione dell’identità dell’umano, nel rapporto con lo spazio che lo circonda, nello scorrere del tempo. Sono due progetti di ricerca paralleli, tangenti per molti dei temi che trattano, con modalità solo apparentemente difformi: fanno parte entrambi di un unico percorso che raccontano con voci diverse. Forse arriveranno nello stesso luogo, ma percorrendo cammini su suoli differenti.

Info: www.beingthereoltreilgiardino.com

Singapore 2018

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