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MILANO | Galleria Christian Stein | 30 giugno – 24 settembre 2021

di MATTEO GALBIATI

Frammenti, istantanee, apparizioni, ricordi… Un susseguirsi di dettagli e di porzioni di realtà quotidiane che forse ci appaiono banali, scontate e ovvie, ma è proprio per questo che sono rintracciabili nei processi mentali di ciascuno di noi. Fa leva su questo principio l’insieme di scatti con cui Stefano Arienti (1961) ha voluto comporre la mostra che ha connotato il finale della stagione espositiva, che si sta per concludere, della galleria Christian Stein di Milano e che ha accolto, per tutti i mesi estivi, il pubblico dello storico spazio espositivo milanese.
Queste immagini fotografiche, scattate dallo stesso Arienti e raccolte in luoghi e momenti diversi, nella loro semplicità apparente hanno tutto il fascino potenziale dei particolari infinitesimali di una realtà, quella che ci circonda, molto più grande e forse solenne, rispetto a quello che l’artista stesso ha scelto di immortalare, ma, nonostante tutto, riescono sempre a condensare e concentrare l’esclusività di qualcosa di profondo e determinante. Nel grande formato, voluto per la stampa, Arienti trasferisce quella porzione “scelta” di un universo che, però, nell’immediatezza della sua essenza, apre subito un possibile dialogo con la memoria collettiva.

Stefano Arienti, Rose a Teglio, 2021, acrilico su stampa digitale su carta, cm 139×99 Courtesy Artista e Galleria Christian Stein, Milano Foto di Agostino Osio

Importante e significativo è che il tema al centro di queste opere sia quello naturale: una Natura che Arienti stana e racconta prelevandola dal contesto antropico; osserva e immortala elementi vitali stretti nella convivenza forzata con il paesaggio umano contemporaneo. È un’affermazione di presenza, forse una riconquista. Visivamente è uno spazio in cui la sensibilità ritrova un’energia nuova: in questo senso, oltre la memoria, le immagini spingono ad una sorta di sensibilizzazione alla salvaguardia di quanto sta attorno (e dentro) a noi e cui distrattamente diamo leggera attenzione e fugaci sguardi superficiali.
Arienti si destreggia da molto tempo in questa ricerca estetica di raffinata e complessa riflessione con cui determina una radicale trasfigurazione di quanto ci appare comprensibile e immediato. Sveglia in noi il desiderio di riconquista dell’immagine e del suo dettato simbolico, evocativo, sentimentale, sensibile. Emancipa da quella superficialità dell’osservare oggi così largamente diffusa. Gli restituisce un tempo e un senso, promuove una sua dignità differente.

Stefano Arienti, Tartaruga a Horyuji, 2021, acrilico su stampa digitale su carta, cm 99×132.5 Courtesy Artista e Galleria Christian Stein, Milano Foto di Agostino Osio

Questo processo di ri-determinazione dell’immagine l’artista lo favorisce con il suo poetico “anti-accademismo” che non si fissa mai nell’esclusività di una tecnica unica, ma si rafforza attraverso una multidisciplinarietà, eterodossa ed eclettica: qui vediamo la stampa fotografica sposare la materialità di tessuti in microciniglia; la traforatura dello spolvero preparatorio degli affreschi che rende silhouette alcune porzioni di soggetti; la pittura acrilica manipolata con dell’acqua spruzzata a generare una retinatura che fa da filtro alla veridicità dell’immagine.
Queste modalità operative aiutano Arienti a non esaurire tutto il portato espressivo nel solo scatto fotografico, ma lo trasforma nell’incontro con altre tecniche che, oltre a personalizzare ulteriormente con l’“impressione” della sua mano, conferiscono alla sopraggiunta differente fisicità inedite significazioni, inattese suggestioni e altre sensibilità.

Stefano Arienti, Dalia rosa retro, 2020, stampa digitale su microciniglia, cm 135×88 Courtesy Artista e Galleria Christian Stein, Milano Foto di Agostino Osio

Il gesto è quello che segna e segnala la presenza dell’artista nel processo di riconversione della realtà fotografica e pure fa da catalizzatore all’interpretazione dei diversi sguardi che alimenteranno altre menti e altre anime trattenute davanti alle sue opere. Si carica del quid in più che accentua, aumenta, trascende il senso primo e l’essenza stessa di quanto la fotografia ha fissato in origine e il cui potenziale effettivo è introdotto, interpretato e tradotto dall’artista, ma che poi è riconsegnato (valorizzato) all’autenticità degli occhi di chi guarda.
Arienti rende panoramico l’orizzonte, altrimenti limitato, di queste immagini, apre una prospettiva ampia e allargata. Conferisce il senso di una nobile libertà (sentita e presente) che rende ciascuna opera il principio di un nuovo viaggio, la cui destinazione (reale o immaginifica) è sempre da fissare.

Stefano Arienti

30 giugno – 24 settembre 2021

Galleria Christian Stein
Corso Monforte 23, Milano

Orari: da lunedì a venerdì 10.00-19.00

Info: +39 02 76393301
info@galleriachristianstein.com
www.galleriachristianstein.com

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