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Bonzanos Art Group, Testa, 2017, scultura in filo SLS Duraform GF, realizzata con stampa 3D STL dorata e verniciata ruggine, 35.7x31x21 cm. Courtesy l'artista

Rebuilding spaces: per un’arte che ridisegna lo spazio fisico e mentale

Avatar photoMatteo Galbiati·7 Ottobre 2017
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CASALE MONFERRATO (AL) | Castello del Monferrato | 8 ottobre 2017 – 14 gennaio 2018

Intervista a NICCOLÒ BONECHI di Matteo Galbiati

La visione e l’analisi dello spazio, inteso come luogo del vivere e dell’accadere, come ambiente dove il tempo e le forme si muovono, evolvono, mutano, cambiano, esistono, è il soggetto unico della mostra Rebuilding spaces che porta negli storici ambienti del Castello del Monferrato a Casale Monferrato (AL) le opere di importanti artisti internazionali. Le cinque sezioni della mostra che fanno dialogare a coppie i lavori di questi grandi maestri aiutano a svelare nuove riflessioni che rendono emotivamente partecipata l’opportunità della loro visione.
Ci accompagna alla scoperta di questa esposizione il suo curatore Niccolò Bonechi che abbiamo intervistato per l’occasione:

Piero Fogliati, Prisma meccanico, 2004, proiettore e schermo rotante a disco, proiettore 33.6x17.3x17.3, schermo rotante a disco 38x31x26 cm e Prisma meccanico, 2004, proiettore e schermo rotante a disco, proiettore 33.6x17.3x17.3, schermo rotante a disco 38x31x26 cm Foto Enzo Bruno Courtesy Lara e Rino Costa, Valenza
Piero Fogliati, Prisma meccanico, 2004, proiettore e schermo rotante a disco, proiettore 33.6×17.3×17.3, schermo rotante a disco 38x31x26 cm e Prisma meccanico, 2004, proiettore e schermo rotante a disco, proiettore 33.6×17.3×17.3, schermo rotante a disco 38x31x26 cm
Foto Enzo Bruno Courtesy Lara e Rino Costa, Valenza

Quali autori e quali opere di ciascuno di loro hai scelto per questo progetto? Secondo quali caratteristiche?
Gli artisti coinvolti in Rebuilding Spaces sono dieci, tutti con alle spalle un percorso biografico importante. Molti di essi possono essere definiti già storicizzati, ma ciò che risulta evidente è l’attitudine ad una estetica chiara e definita, che ha portato tutti gli autori selezionati a prendere parte a rassegne di carattere internazionale. Ad ogni modo – e questo è il dato essenziale – tutti operano in una direzione installativo-scultorea, sia a livello concettuale che formale, anche quando intraprendono un percorso bidimensionale.
Ecco che la scelta è ricaduta su opere che, attraverso la propria forza espressiva, fossero in grado di modificare non soltanto lo spazio fisico che le accoglie ma, soprattutto, lo spazio mentale dello spettatore, cercando di fatto di annullare il gap che li separa. Questa è la grande scommessa – e la mia personale speranza – ovvero concedere al visitatore la possibilità di dialogare in maniera autentica e responsiva con l’intera esposizione.

La mostra si suddivide poi in precise sezioni, ce le puoi riassumere?
Per quanto le opere esposte siano necessariamente “costrette” a confrontarsi con il concetto di spazio tout court, ho riscontrato la possibilità di dialoghi più intimi tra di esse, ma soprattutto tra le indagini artistiche degli artisti selezionati. Per questo motivo ho volutamente messo in connessione gli artisti a coppie, ed ecco che si sono venute a creare cinque sezioni all’interno della stessa mostra: Sull’interpretazione della luce (Piero Fogliati e Paolo Minoli), Artificio e Natura (Piero Gilardi e Luigi Mainolfi), L’intangibile consistenza della materia (Pablo Atchugarry e Eduard Habicher), Di pieni e di vuoti (Bonzanos Art Group e Rudy Pulcinelli), Sospensioni (Mario Fallini e Arcangelo Sassolino).

Rebuilding spaces, veduta della mostra, Castello del Monferrato, Casale Monferrato. Foto di Enzo Bruno

Questa esposizione intende “ricostruire lo spazio? In che termini? Secondo quali modalità?
Ci sono molti livelli di lettura per questa mostra e devo dire che la scelta del titolo è stata senz’altro un’illuminazione in tal senso, in quanto mi ha permesso d’indentificare molteplici contesti spaziali, che poi sono dettati dalla scelta delle cinque sezioni. Ciò che m’interessa analizzare con questo progetto è, appunto, il concetto di spazio inteso come smisurato campo di azione, pertanto la possibilità per l’artista di costruire ex novo una realtà altra, senza alcun vincolo formale o rap-presentativo.

Il luogo che accoglie i vari autori non è uno spazio qualsiasi: come si legano le opere alle specificità del Castello del Monferrato?
Per quanto abbia mantenuto esternamente intatto il suo fascino originario, il Castello del Monferrato si presenta internamente come una struttura moderna e ben concepita per eventi espositivi di qualsiasi natura. Con questo voglio dire che per il progetto non è tanto funzionale la consapevolezza della storicità del luogo, bensì la sua morfologia interna: di fatti lo spazio è armonicamente composto da tante sale medio-grandi, collocate sullo stesso livello e disposte su due braccia della struttura. La collocazione interna permette sì una continuità nel percorso espositivo, ma allo stesso tempo di segnare tanti momenti diversi. Ecco che ogni autore si “impossesserà” di una, massimo due sale, e ne ricostruirà la spazio attraverso un intervento che non snatura né la forza espressiva dell’opera né, tanto meno, la storicità del luogo che la accoglie.

Paolo Minoli, Specchio Magico, 2003, 60x120 cm, Courtesy Bonioni Arte, Reggio Emilia
Paolo Minoli, Specchio Magico, 2003, 60×120 cm. Courtesy Bonioni Arte, Reggio Emilia

Quale concetto di spazio emerge – alla fine – agli occhi dello spettatore? Come lo vive?
Credo fortemente nella necessità che lo spettatore sia disposto a concedersi emotivamente alla mostra. Come al solito fornirò ad esso alcuni strumenti per poter “leggere” la mostra con più facilità, ma è necessario uno sforzo nell’altro senso perché sia compiuta quella che io definisco una “esperienza totalizzante” che sia in grado di annullare definitivamente la distanza spazio-temporale tra l’opera ed il suo interlocutore.

Quale nota specifica di questo progetto vuoi mettere in luce?
In generale, come artisti di generazioni e derivazioni differenti abbiano affrontato un percorso tanto lontano nei risultati formali, quanto vicino in quelli concettuali.

Rebuilding spaces. Dieci artisti in dialogo sul concetto di spazio
a cura di Niccolò Bonechi
organizzazione Città di Casale Monferrato
in collaborazione con Bonioni Arte, Reggio Emilia; Lara&Rino Costa Arte Contemporanea, Valenza (AL)
coordinamento tecnico Associazione Santa Caterina Onlus, Casale Monferrato
catalogo bilingue italiano-inglese Edizioni Bertani

Artisti: Pablo Atchugarry, Bonzanos Art Group, Mario Fallini, Piero Fogliati, Piero Gilardi, Eduard Habicher, Luigi Mainolfi, Paolo Minoli, Rudy Pulcinelli, Arcangelo Sassolino

8 ottobre 2017 – 14 gennaio 2018
Inaugurazione domenica 8 ottobre ore 11.00

Castello del Monferrato
Piazza Castello, Casale Monferrato (AL)

Orari: sabato e domenica 10.00-13.00 e 15.00-19.00; visite guidate su appuntamento (+39 0142 444330)
Ingresso libero

Info: Comune di Casale Monferrato
+39 0142 444330
manifestazioni@comune.casale-monferrato.al.it
www.comune.casale-monferrato.al.it

Arcangelo Sassolino, I.U.B.P, 2014, 103x101x102 cm Courtesy Lara e Rino Costa, Valenza (AL)
Arcangelo Sassolino, I.U.B.P, 2014, 103x101x102 cm Courtesy Lara e Rino Costa, Valenza (AL)
Piero Gilardi, Mango, 1992, poliuretano espanso, 300x300 cm Courtesy Bonioni Arte, Reggio Emilia
Piero Gilardi, Mango, 1992, poliuretano espanso, 300×300 cm Courtesy Bonioni Arte, Reggio Emilia
Mario Fallini, Il coccodrillo fa le valigie, bronzo, acrilico, ferro, 300x280x86 cm Courtesy Lara e Rino Costa, Valenza (AL)
Mario Fallini, Il coccodrillo fa le valigie, bronzo, acrilico, ferro, 300x280x86 cm Courtesy Lara e Rino Costa, Valenza (AL)
Bonzanos Art Group, Sete di vivere, 2017, scultura in filo di rame, 172x64x65 cm Courtesy l'artista
Bonzanos Art Group, Sete di vivere, 2017, scultura in filo di rame, 172x64x65 cm Courtesy l’artista
Rebuilding spaces, veduta della mostra, Castello del Monferrato, Casale Monferrato. Foto di Enzo Bruno
Rebuilding spaces, veduta della mostra, Castello del Monferrato, Casale Monferrato. Foto di Enzo Bruno
Rebuilding spaces, veduta della mostra, Castello del Monferrato, Casale Monferrato. Foto di Enzo Bruno
Rebuilding spaces, veduta della mostra, Castello del Monferrato, Casale Monferrato. Foto di Enzo Bruno
Rebuilding spaces, veduta della mostra, Castello del Monferrato, Casale Monferrato. Foto di Enzo Bruno
Rebuilding spaces, veduta della mostra, Castello del Monferrato, Casale Monferrato. Foto di Enzo Bruno
Rebuilding spaces, veduta della mostra, Castello del Monferrato, Casale Monferrato. Foto di Enzo Bruno
Rebuilding spaces, veduta della mostra, Castello del Monferrato, Casale Monferrato. Foto di Enzo Bruno
Rebuilding spaces, veduta della mostra, Castello del Monferrato, Casale Monferrato. Foto di Enzo Bruno
Rebuilding spaces, veduta della mostra, Castello del Monferrato, Casale Monferrato. Foto di Enzo Bruno
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Matteo Galbiati
Direttore Web

Critico e curatore d'arte, è il Direttore Web della testata. Docente presso l'Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia, tiene regolarmente conferenze e corsi d'arte per istituzioni pubbliche e private. È tra i curatori del Premio Artivisive San Fedele di Milano.

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