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Exhibition view ...E Prini, MACRO, Roma. Ph. Melania Dalle Grave, DSL Studio

Plasticità della parola. Emilio Prini al Museo Macro di Roma

Avatar photoAntonello Tolve·6 Febbraio 2024
ARTEMostre/EventiNEWS IN EVIDENZA
ROMA | MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma | Fino al 31 marzo 2024

di ANTONELLO TOLVE

Una prima ricognizione sull’ampio e straordinario lavoro di Emilio Prini (Stresa, 1943 | Roma, 2016) era, sappiamo, alquanto necessaria: e con …E Prini (al Museo Macro di via Nizza) a Luca Lo Pinto va oggi il merito d’aver finalmente aperto questo dossier meraviglioso che fino al prossimo 31 marzo è posto sotto l’occhio degli addetti ai lavori e del curioso pubblico dell’arte.

Exhibition view …E Prini, MACRO, Roma. Ph. Melania Dalle Grave, DSL Studio

A primo acchito chi entra nel grande spazio in cui è allestita «la più ampia mostra mai realizzata su Emilio Prini» si sente un po’ disorientato e vive un piccolo (direi piacevole) disagio, poiché gli viene spalancato un mondo massicciamente intricato (noi siamo un gran disordine che cerca di mettere ordine allertava in tempi non sospetti Eliot), fatto di opere che tolgono la parola fine al finale, di progetti aperti o di forme (formule visive) d’una scrittura che diventa via via strumento plastico, ripensamento teorico, ricalibro corporeo d’un lavoro mai pago, mai chiuso, mai confezionato, mai stereotipato. «Se Prini ha sempre rifiutato di intendere l’opera come un oggetto chiuso e definito, interrogando così anche i codici del dispositivo della mostra, il progetto espositivo intende rispecchiare e rendere esplicita questa posizione», puntualizza Lo Pinto nel testo che accompagna l’esposizione.

Exhibition view …E Prini, MACRO, Roma. Ph. Melania Dalle Grave, DSL Studio
In primo piano, a destra: X Edizioni, 1986, 36 fotografie a colori, Courtesy Archivio Emilio Prini, Genova

Realizzata in stretto dialogo con l’Archivio Emilio Prini di Genova questa mostra è infatti da intendere come una Gesamtkunstwerk, un’opera d’arte totale in cui opere realizzate dal 1966 al 2016 rimodellano lo spazio presentando – in rigoroso ordine cronologico – un mai pago scavo nel sottosuolo dei linguaggi dell’arte (come del resto della società dei consumi), anancasticamente smontati e guardati da un’altezza nuova, con una nuova densità, con slogan enigmatici (d’un’enigmaticità che è al pari d’un Luca Maria Patella o d’un Vincenzo Agnetti) e con terminologie che volgono lo sguardo oltre la parola. «ma / li / du / k / pol / wa (tutto svia e rivela in pari tempo) testo anestetico o anche quando lavori di martello spegnimi il cervello con un modello d’opposizione (al) visivo non trasformato ma vario degli slogan per la memoria (forse proverbi) per il tempo per quando paliamo immagini (di) amo stringiamo mani viaggiamo scendiamo (da qualcosa?) saliamo su (con qualcosa?) (il peso non è la forma) (sei addormentato?) qui c’è la storia del cane mangialuna babà (cosa stai facendo?) di tutta la grilleria (di tutti i grilli) che salta(no) il mondo (con un finale spinale (ato) (spaccacervelli) di chi lima cadendo e di chi cresce (la voce?) morendo (ora vengo!) questo è un disegno verbale (alice nel paese di rembrandt?) un tentativo di pubblicità (negativa?) per magnetofoni (alice finalmente nelle meraviglie?) una lavanderia per conigli (non sempre il coniglio lava l’orecchio in sugo di mela) (ti piace?) prendi quella valigia.

perché

qui comincia l’avventura

della memoria di ferro

e questi sono gli slogan» leggiamo in un testo programmatico pubblicato sulla rivista Pallone (luglio, 1978) della Galleria La Bertesca di Genova. Per Emilio Prini, lo sappiamo, la parola è materia, al pari di altri materiali: è rottura del liofilizzato e spostamento (spaesamento) dello stereotipo verso altri tracciati che invitano ad aprirsi all’apertura del desiderio, ad aprire mediante questa apertura altri mondi, altre vie di fuga, altre riflessioni.

Exhibition view …E Prini, MACRO, Roma. Ph. Melania Dalle Grave, DSL Studio

In questa splendida mostra fatta di opere, di documentazione fotografica, di cataloghi, di articoli su cui ritroviamo tutto il potere miocinetico dell’artista che ripensa il pensato senza catalogarlo o fossilizzarlo nello storicizzato, di dispositivi e ambienti, di azioni alternative dell’arte (un esempio è mi sono affacciato alla finestra e c’era il sole, 1968), di straordinarie scrittosculture o se vogliamo anche scultoscritture (è il caso di Cubo africano del 1984 o anche delle quarantaquattro splendide e plumbee Scritte che restano scritte del 1968), di formule dattilocodiche che l’artista chiama nuovi segni (dattiloscritti appunto realizzati nel 1974), di neosegni e neosegnali, si percepisce chiaramente che per Prini l’opera è qualcosa che varca anche la fisicità dell’opera stessa per diventare pensiero interminabile, entretien infini, progetto in cui la riflessione sente l’esigenza di interruzione e discontinuità nell’ambito del codificato, di raggiungere le soglie della domanda più profonda, di giocare con il gioco del pensiero. Il sabotaggio dello stereotipato con tutti i vari interventi sulla standardizzazione o il principio dell’immanenza celebrato alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis nell’ambito della rassegna Il teatro delle mostre (maggio 1968) curata da Maurizio Calvesi, sono soltanto alcune delle strade segnate da questo percorso avvincente e coinvolgente in cui Prini pone domande aperte senza dare mai risposte ma anzi mostrando l’andamento della ricerca che distorce la retorica e l’ideologia, che pone l’accento sulla ripetizione differente, che disfa e ridisfa lo standard, capovolto fino ad essere trasfigurato, ricalibrato nell’unicità (dall’unicità) del gesto e dunque della potenza del pensiero.

«HO FATTO ALLONTANARE IN DIREZIONI OPPOSTE SUL MARE DUE BARCHE UNITE DA UN ROTOLO DI CORDA VERDE HO FATTO ALLONTANARE IN DIREZIONI OPPOSTE SUL MARE DUE BARCHE UNITE DA UN ROTOLO DI CORDA VERDE».

Exhibition view …E Prini, MACRO, Roma. Ph. Melania Dalle Grave, DSL Studio
Al centro: La Pimpa Il Vuoto, 2008, 22 stampe fotografiche in bianco e nero su Dibond, Courtesy Galleria Persano, Torino

Emilio Prini …E Prini
27 ottobre 2023 – 31 marzo 2024

MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma
Via Nizza 138, Roma

Orari: martedì – venerdì: 12.00 – 19.00; sabato e domenica: 10.00 – 19.00; lunedì chiuso.   

Info: +39 06 696271
info@museomacro.it
www.museomacro.it

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Antonello Tolve

Antonello Tolve (Melfi, 1977) è ordinario di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno) è nel comitato scientifico della Fondazione Leonardo Sinisgalli, della Fondazione Menna e di Umática (Universidad de Málaga). Dal 2018 è direttore della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2020 è membro dell’Archivio Lamberto Pignotti. Tra i suoi libri Gillo Dorfles (La Città del Sole, 2011), ABOrigine. L’arte della critica d’arte (Postmedia, 2012), Exhibition of the Exhibition (Arshake, 2013), Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario (Quodlibet, 2013), La linea socratica dell’arte contemporanea (Quodlibet, 2016), Istruzione e catastrofe. Pedagogia e didattica dell’arte al tempo dell’analfabetismo strumentale (KappaBit, 2019), Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie (Castelvecchi, 2019), Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi (Mimesis, 2019), Lamberto Pignotti. Cronaca di tutti i fiori esclusi dal perimetro di un fiore (KappaBit, 2020), I selfìe therefore I am. Čarobni svijet selfija između umjetnosti i socijalne vitrifikacije (atelier22, Cetinje 2021), Antonio Passa. L’arte come riflessione sull’arte (KappaBit, 2022).

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