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VENEZIA | 55. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia | Padiglione Venezia | 1 giugno – 24 novembre 2013

Intervista a GIOVANNA ZABOTTI di Matteo Galbiati

Pare superfluo ricordare quanto Venezia sia stata al centro del crocevia degli scambi – non solo commerciali – tra Occidente ed Oriente, una sorta di porta di vicendevole transito tra due mondi differenti. Venezia è stata punto d’arrivo – e di partenza – di traffici internazionali che hanno reso la città lagunare sempre all’avanguardia sulle tendenze, le presenze, le novità che da questo fruttuoso operare si ottenevano. In occasione della 55.Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale, proprio al Padiglione Venezia si lavora nell’idea di recuperarne l’originale vocazione di questo spazio nel rispetto della storia della città: si guarderà nella direzione del naturale legame che ha da sempre unito Venezia all’arte e in modo particolare a quelle minori e decorative. Tale originale progetto mette in dialogo sei artisti – occidentali e orientali – che si cimentano sul tema della tessitura e del tessile, di cui proprio Venezia fu centro nevralgico (da ponte per la Via della seta all’essere, dal XII secolo, centro autonomo di produzione tessile).
In occasione della prossima inaugurazione poniamo alla coordinatrice della mostra, Giovanna Zabotti, alcune domande su questo interessante e particolare progetto espositivo.

Come è nata l’idea di guardare alla tradizione e, in modo particolare, alla tessitura?
L’idea nasce dal passato per guardare al futuro, da un forte desiderio del Commissario del Padiglione Madile Gambier di riprendere la missione originaria del Padiglione di confronto tra il mondo delle arti decorative e l’arte che nel nostro progetto ha avuto un’evoluzione ed è diventato terreno di dialogo su un territorio più alto che è il confronto delle attività storiche decorative e l’arte contemporanea. Desidero evidenziare come il territorio senza confini dell’arte, in un momento difficile e di grande trasformazione come l’attuale, si conferma quel volano di confronto, di produzione di idee e proposte, artistiche ed imprenditoriali, sul quale artisti ed imprenditori si incontrano per cercare di guardare al futuro con “nuovi occhi” e quindi nuove prospettive.

In che direzione si sono mosse le scelte degli artisti? Come è avvenuta questa selezione?
Gli artisti sono stati scelti come una sorta di “mappatura“ ideale dei territori (Silk Map) che si sviluppano lungo le famose vie carovaniere perché potessero esprimere una parte di quell’energia dettata anche dagli incroci culturali passati.



Quali saranno le peculiarità delle opere esposte? Mi pare che molte siano state realizzate appositamente e specificatamente per questo progetto…

Esatto, il loro incontro con Venezia e le sue storiche tessiture ha prodotto, in forza di un’alchimia che si è creata immediatamente tra artista ed imprenditore, stimoli ed idee con opere realizzate anche proprio on site.

Resterà qualcosa in permanenza per Venezia?
Lei anticipa una sorpresa, che stiamo preparando per la città. Comunque sì, oltre ad un’esperienza di dialogo tra aziende e artisti che ha già contaminato positivamente le persone oltre che la produzione stessa, stiamo lavorando perché un frammento di questa esposizione “resti” in città.

Agli occhi del pubblico si potrebbe generare il dilemma se siano più artisti o più artigiani? Cosa si sente di dire su questo rapporto duale?
Gli artisti si sono espressi con la loro poetica e con i loro strumenti, totalmente liberi di creare senza avere degli input specifici: perciò si parla di arte nel senso più ampio. Il rapporto artista e artigianalità è molto stretto e non penso un artista possa esimersi dall’esprimersi con strumenti concreti.

Perché guardare alla Biennale si deve ed è necessario parlare anche di – termine che a parer mio non è mai stato felicissimo – “arti minori”?
Sono d’accordo con lei, non amo il termine arti minori, bensì espressioni artistiche dell’ingegno, della sensibilità, della visione artigiana di cui proprio il nostro Paese è una delle migliori espressioni che tutto il Mondo ci invidia. Queste sono vere e proprie eccellenze.

Grazie a queste opere e al lavoro degli artisti come si guarda e si concilia la contemporaneità, attenta allo sviluppo tecnologico, con il rispetto della tradizione che un certo tipo di lavoro implica?
Gli artisti hanno indicato vie diverse anche utilizzando tecnologie differenti, vie che hanno segnato un percorso nuovo anche per le produzioni ambasciatrici di questo progetto.



Come si sviluppa invece il dialogo tra Oriente e Occidente in questa mostra?
Il rapporto tra oriente e occidente si basa proprio sull’importanza delle diversità, quegli elementi che hanno caratterizzato la storia millenaria di Venezia e di cui ancor oggi sono evidenti i segni.

Che consiglio o suggerimento si sente di dare al prossimo pubblico di questa mostra?
Innanzitutto di venire, perché questa sarà un’esposizione storica a tutti gli effetti che entrerà nel grande libro della città, perché raccoglie il testimone che negli anni recenti è andato perdendosi. Consiglierei d’approcciarsi al Padiglione proprio come fosse un viaggio, cercando tra i segni e le espressioni degli artisti i segni di un passato che guarda al futuro e di approfittare per visitare le tre tessiture che verranno aperte per l’occasione.

Dopo l’occasione della Biennale pensa ci possa essere un seguito o uno sviluppo di questa esperienza?
Alcuni critici hanno definito questo progetto come un bel esempio “glocal” perché il Padiglione Venezia è il fulcro dal quale prenderanno e si svilupperanno altre iniziative per la città. Ci saranno infatti due “fuori Padiglione” alla scuola del Vetro Abate Zanetti a Murano e all’atelier tecnologico a Marghera nella sede di Confindustria Venezia, ed una mostra all’interno della sede centrale della Cassa di Risparmio di Venezia che allora fu ente finanziatore per la realizzazione del Padiglione. Per coloro che vorranno fare degli approfondimenti storici ci sarà una convenzione con la Fondazione dei Musei Civici Veneziani per visitare gli archivi di Ca’ Mocenigo Museo del Tessuto a San Stae ed infine chi vorrà gustare alcune chicche potrà visitare le sedi delle tre tessiture Bevilacqua, Fortuny e Rubelli.
Ecco perché “glocal”. Per il ruolo che Venezia ha sempre avuto come luogo d’incontro e produzione artistica, come punto di arrivo ma anche di partenza!

Silk Map
a cura di Renzo Dubbini
progetto di Fondaco
coordinatrice Giovanna Zabotti
commissario Madile Gambier
direttore artistico Ewald Statsny

Artisti: AES+F, Marya Kazoun, Mimmo Roselli, Shilpa Gupta, Marialuisa Tadei, Yiquing Yin

1 giugno – 24 novembre 2013

55.Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia | Padiglione Venezia
Giardini della Biennale, Venezia

Info: www.labiennale.org

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