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PIACENZA | Piazza Cavalli | 10 ottobre – 28 dicembre 2020

di MATTEO GALBIATI

Non poteva che essere la centralissima e rinomata Piazza Cavalli a Piacenza il luogo in cui Mimmo Paladino (1948) ha scelto di agire con la sua monumentale scultura-intervento PaladinoPiacenza che, parte del programma di Piacenza 2020/21 “Crocevia di Culture” con cui la città si è candidata a diventare capitale italiana della cultura, è inedita e pensata appositamente per il capoluogo emiliano. Qui, infatti, la quinta perfetta offerta dal Palazzo Gotico, sede dell’antica municipalità piacentina, può accogliere l’opera dell’artista nel punto in cui, equidistante dall’una e dall’altra, si pone in un dialogo serrato con altri due celeberrimi monumenti cittadini.

PaladinoPiacenza, veduta dell’installazione, Piazza Cavalli, Piacenza ©️ Lorenzo Palmieri 2020

Sono le sculture equestri barocche, con cui Francesco Mochi (1580-1654) ha voluto celebrare, lavorandoci per 16 anni tra il 1612 e il 1628, il prestigio di Alessandro e Ranuccio Farnese, a generare, quindi, quel ponte temporale e iconografico che ha ispirato e guidato l’azione dell’artista campano in questo luogo. Il tema è quello del monumento equestre, del cavallo che è figura archetipica nel linguaggio di Paladino e che acquisisce un senso profondo nel legame con la mediterraneità della nostra cultura, nell’essere figura chiave di vera e propria significazione per la tradizione della rappresentazione artistica e nel proporsi come rilevante emblema del tempo e della storia dell’uomo, simbolo di libertà, fierezza e gloria. Un’icona che Paladino conosce bene e che da molto tempo fa parte del suo repertorio figurativo, un soggetto che lo identifica e che lo rappresenta, poiché già in diversi altri suoi interventi tale figura ha avuto un ruolo centrale e determinante, anche rispetto al luogo e al contesto in cui ciascuna è andata ad inserirsi.

PaladinoPiacenza, veduta dell’installazione, Piazza Cavalli, Piacenza ©️ Lorenzo Palmieri 2020

La scultura – temporanea in questo caso – troneggia al centro della piazza più importante di Piacenza, luogo di incontro e di passaggio quasi obbligati, epicentro del vivere di questa città che ora accoglie una nuova forte presenza. Una presenza che, per quanto ingombrante e invadente rispetto il contesto, riesce ad assimilarsi con un grandissimo senso di equilibrio generando, con ancor più efficace naturalezza, un’idea di appartenenza che è oltre il tempo e la storia stessi. Vive di silenzio e di attesa, si accorda e intona con le realtà da sempre presenti, eppure lascia intuire una sua precarietà intrinseca, caricando lo sguardo più di interrogativi che di certezze. Segno questo, forse, anche dei difficili momenti che si stanno vivendo e che la cronaca della quotidianità registra costantemente.
Paladino sceglie di porre 18 cavalli su un’alta pedana squadrata di 12 metri di lato, un basamento-supporto di notevole grandezza che dovrebbe essere il naturale alloggiamento per queste figure, eppure questo sembra non trattenere gli animali al suo interno per elevarli definitivamente allo sguardo. I cavalli di Paladino, tutti senza cavaliere, paiono, invece, essere stati travolti da un sommovimento improvviso che ne ha sconvolto l’ordinamento. In un caos pre-ordinato e con orientamento diverso emergono dalla base in cerca di una disposizione che dia loro un posto preciso in cui poter ostentare quella impostata ieraticità che l’artista ha colto da un originale modello etrusco, da sempre spunto d’ispirazione per le sue opere di soggetto equestre.

PaladinoPiacenza, veduta dell’installazione, Piazza Cavalli, Piacenza ©️ Lorenzo Palmieri 2020

Paladino è interlocutore del presente e del passato e stabilisce un’efficace relazione  dialogante con un lavoro che si pone “a cavallo” dell’antico, ma sa denunciare tutto il suo contenuto contemporaneo, non solo in termini di emancipazione del codice espressivo artistico, ma anche di connessione con la realtà e il sentire del nostro presente. L’artista anche qui rispetta la storia e la complessità della sua sedimentazione temporale, ma consegna con la sua opera un istante di sovvertimento dell’ordine apparentemente imperturbabile che il tempo ci ha lasciato e che è fondamento certo del vivere: la contemporaneità del suo linguaggio stabilisce, in questo legame, un istante di autonomia, di diverso percepire, di altro interrogarsi che apre l’orizzonte di indipendenti e libere interpretazioni e riflessioni in chiunque incroci, con il proprio sguardo e la propria esperienza peculiare, questa grande scultura.

PaladinoPiacenza, veduta dell’installazione, Piazza Cavalli, Piacenza ©️ Lorenzo Palmieri 2020

I cavalli di PaladinoPiacenza così come sono arrivati sono destinati a sparire altrettanto imprevedibilmente, lasciando solo alla memoria il compito di conservare e tutelare una presenza il cui rigore e la cui essenzialità, nella fragilità di tale temporalità a scadenza, è stata occasione per riconsiderare il proprio esistere in un emblematico momento (quello determinato dalla visione di quest’opera) dove tradizioni, gusti, epoche, luoghi, vicende e popoli si mescolano e si sintetizzano.
Restano imperturbabili in tutta la loro antica fierezza i Farnese, che continuano a guidare il nostro sguardo oltre la fragilità del nostro tempo e l’eredità della sua antica storia che Paladino, come sempre, ha saputo rendere con così intensa poesia.

 

PaladinoPiacenza
a cura di Flavio Arensi ed Eugenio Gazzola
parte del programma di Piacenza 2020/21 promosso da Comune di Piacenza, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Diocesi Piacenza-Bobbio, Camera di Commercio di Piacenza
catalogo Skira

10 ottobre – 28 dicembre 2020

Piazza Cavalli
Piacenza

Info: www.piacenza2020.it

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