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Marta Pierobon. Quarantottometriquadri

di Francesca Di Giorgio


Al primo piano di Palazzo Cigola a Brescia si mette in scena il nuovo progetto espositivo di Marta Pierobon. Una delle storiche sale di A Palazzo Gallery presenta l’ultima personale della giovane artista bresciana che lavora tra Italia e l’estero. Chiara Bersi Serlini, Francesca Migliorati e Chiara Rusconi mantengono fede al loro statement confermando la volontà di far misurare gli artisti con gli spazi di galleria, in uno spirito internazionale. Una pedana in legno al centro si fa sacello che cinge ma non chiude. Teatro di un’idea impressa nella mente dell’artista e lasciata epurare dallo scorrere di un pensiero ricorrente. Un’architettura nell’architettura, da leggere da varie prospettive e determinati livelli, apparentemente contrastanti. Uno spazio nello spazio in cui la stratificazione di elementi e materiali crea una composizione rigorosa che non abbandona il gusto dell’imprevisto nato da ogni dialogo possibile…

Francesca Di Giorgio: Hai utilizzato un chiaro riferimento, i quarantotto metri quadri del titolo, per contestualizzare in modo immediato la tua personale… Una nuova visione spaziale per una “nuova” ricerca?
Marta Pierobon: In realtà la mia ricerca ha sempre avuto un forte legame con lo spazio e la sua divisione. È la prima volta però che mi viene data la possibilità di poter lavorare ad un progetto di queste dimensioni. In qualche modo la mia ricerca è entrata in una nuova fase ma che comunque è assolutamente inscindibile dai miei lavori precedenti, è l’espansione di essi.

Carlo Susa nel testo critico pubblicato in catalogo sottolinea come il carattere spaziale di questo progetto non debba confondersi con una “semplice” natura site specific ma sia compreso, in senso lato, in un’azione performativa, scenica, teatrale… Quali sono gli elementi su cui hai agito?
Il lavoro si è sviluppato creando delle sovrapposizioni storiche e temporali, cercando in qualche modo una sorta di dilatazione spaziale.
Ho lavorato partendo sia da ricerche su alcuni momenti storici ben precisi, il medioevo e l’epoca classica, ma anche su elementi più legati alla nostra contemporaneità.
Ho voluto lavorare sulla fusione di questi elementi per poter creare un luogo slegato dal tempo stesso, che apra maggiori possibilità di lettura.

Nel “recinto sacro” dell’esposizione ci sono “guerrieri” di terra cruda, strutture in legno, luci al neon, suoni… qual è il tuo rapporto con i materiali?
I materiali sono elementi fondamentali per la creazione del mio lavoro, la scelta di ogni materiale è funzionale in maniera totale al corpo finale del lavoro. 
I materiali lavorano su vari livelli di percezione e la loro sovrapposizione e stratificazione  mi dà la possibilità di muovermi in varie direzioni all’interno di un unico lavoro.
 Sono affascinata da come materiali assolutamente diversi tra loro possano in realtà trovare un dialogo ricco di potenzialità. In Quarantottometriquadri, per esempio, un elemento che apparentemente sembra essere fuori contesto ma che in realtà riesce ad interagire con tutto il resto, e a dialogare con materiali assolutamente diversi, è la planimetria della pedana in scala 1:10 “disegnata” da un neon rosso e riprodotta su di un pannello di alluminio nero. Mi interessano questo tipo di fusioni, a volte improbabili.

Il tuo modo di operare procede per naturale stratificazione, tra disegno, pittura, scultura e installazione… Come avviene nei meccanismi della memoria le immagini spesso convivono nel tuo immaginario ma quando arriva per te il momento di presentarle agli altri?
Il mio lavoro si attua attraverso un processo molto rigoroso, strettamente legato alla progettazione. Le suggestioni e le idee scorrono e si fondono tra di loro, ma poi c’è sempre un momento in cui qualcosa, un film, un’opera architettonica, un libro mi porta a focalizzarmi su di un’idea, un progetto, e inizio a documentarmi, ad accorpare memorie a letture ed immagini, dopodiché arriva il momento di riordinare tutto seguendo un senso molto preciso che è sempre strettamente legato allo spazio d’azione, che può essere anche lo spazio di un foglio bianco.
La presentazione finale del lavoro avviene quando il progetto si compie in se stesso.

Quali progetti ti vedranno impegnata oltralpe?
A marzo parteciperò ad un group show, saremo in tre, alla galleria Kate Macgarry  di Londra. Ci sono un altro paio di progetti in ballo oltre confine ma preferisco non parlarne finché non saranno totalmente definiti.

La mostra in breve:
Marta Pierobon. Quarantottometriquadri
A Palazzo Gallery
Palazzo Cigola – Piazza Tebaldo Brusato 35, Brescia
Info: +39 030 3758554
www.apalazzo.net
11 febbraio – 31 marzo 2011

Vedute della mostra “Quarantottometriquadri” di Marta Pierobon da A Palazzo Gallery, courtesy A Palazzo Gallery

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