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MILANO | Officine dell’Immagine | Fino al 28 luglio 2018

di MATTEO GALBIATI

Si respira tutto il sapore di una certa cultura africana nelle opere del congolese Maurice Mbikayi (1974) che, artista tra i più rappresentativi del panorama contemporaneo internazionale, nella personale intitolata Masks of Heterotopia da Officine dell’Immagine a Milano, presenta un significativo spaccato delle sue riflessioni più recenti attraverso opere fotografiche, video, installative e scultoree completamente inedite per il pubblico italiano.

Maurice Mbikayi, Baby Boom, 2018, computer keys, fiberglass and resin, mutton cloth, knit crochet thread, net, wire and found objets, 64x15x55 cm Courtesy Officine dell’Immagine, Milano

La lettura delle sue opere, che non mancano certo di incuriosire e catalizzare l’attenzione, ci spinge subito a cogliere l’essenza profondamente drammatica della loro narrazione, intuendo quale dinamica concettuale si dichiari oltre un’apparenza che potrebbe essere vista, superficialmente, come teatralmente kitsch. Mbikayi presenta una serie di “situazioni” paradossali, attinte direttamente da una certa dinamica sociale africana, congolese nello specifico e più propriamente della sua città natale, la capitale Kinshasa, in cui si ricorre alla gestualità del corpo, alla sua “cura” estetica, all’abbigliamento sfarzoso, all’uso di gioielli e accessori appariscenti per ostentare e sottolineare il proprio status sociale, la propria esclusività e individualità. Il corpo diventa, quindi, veicolo per trasferire all’altro, spesso in modo ossessivo ed eccessivo, il proprio essere ed è secondo questo principio che poi, Mbikayi, attua uno sdoppiamento di senso, una moltiplicazione delle significazioni, attribuendo ai suoi “personaggi” la metafora di altri valori, di altre istanze che oltrepassano il localisimo particolare per affrontare temi generali che affliggono la società attuale africana e non solo.

Maurice Mbikayi, The Aesthete Thinker 2, 2016, C-Print, 160×106 cm Courtesy Officine dell’Immagine, Milano

L’allestimento della galleria favorisce questo incontro, potenziando, nell’alternanza dei lavori esposti, la vivace enfasi con cui l’artista congolese arma la logica metafisica dei suoi interventi: fantocci, attori in posa (in realtà sono sempre autoritratti, posando lui stesso per i video e le fotografie), maschere e costumi in attesa di un nuovo protagonista pronto ad animarli delineano quell’intreccio multiforme di esistenze che pulsa nella nostra moderna società multiculturale.
Il dandismo congelose, l’eccentrica visione di immaginari che insistono su codici estetici peculiari ci portano a oltrepassare poi questa folkloristica ostentazione di vanità per comprendere la durezza di una realtà altra: svelato il trucco e caduta la maschera, infatti, Mbikayi ci porta al cuore e all’essenza della società contemporanea, cinica, dura, egoista, avida e materialista. La sua poetica guarda e attinge materia dalla velocità di consumo del mondo tecnologico, che aggiorna freneticamente le proprie macchine e i propri strumenti, producendo tonnellate di rifiuti (pericolosissimi per le sostanze contenute) che vengono riversati in massa nel continente africano, generando un miraggio di ricchezza in chi tenta di recuperarne le componenti riciclabili.

Maurice Mbikayi, Mask of Heterotopia 1, 2018, C-Print, 100×150 cm Courtesy Officine dell’Immagine, Milano

Cavi, fibre, metalli, fili e, soprattutto, tasti di computer o apparecchi simili, sono le costituenti con cui Mbikayi costruisce i propri lavori che poi indossa, con cui mette in scena le sue istantanee e anima i suoi video: preziosi costumi e abiti eleganti sono in realtà dei pesanti fardelli, le trappole che stringono le esistenze, composti da quell’e-waste, spettro di una cultura contemporanea sprecona e insensibile, che spesso annulla le individualità. L’estetica eccentrica, con cui l’artista si pronuncia e che deriva da quell’uomo africano che ostenta il proprio sé per autoaffermarsi, dinventa ora la visione del fallimento di un certo modo di pensare dell’uomo di oggi, carnefice-vittima inconsapevole della cyber era che ha lui stesso generato e in cui si trova (imprigionato) a vivere.
Nelle forti e intensissime opere di questo artista ammiriamo, alla fine, il nostro alter ego indifeso e solitario; vediamo un altro noi divenuto spettro, vittima spaurita in balia di una cruda realtà che sta lentamente scivolando sul baratro dell’incubo.

Maurice Mbikayi. Masks of Heterotopia
a cura di Silvia Cirelli
catalogo vanillaedizioni

7 giugno – 28 luglio 2018

Officine dell’Immagine
via Carlo Vittadini 11, Milano

Orari: da martedì a sabato 11.00-19.00; lunedì e festivi su appuntamento
Ingresso libero

Info: +39 02 91638758
info@officinedellimmagine.com
www.officinedellimmagine.it

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