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NUORO | Museo MAN | 9 marzo – 10 giugno 2018

di DAVIDE MARIANI

L’elica e la luce. Le futuriste 1912-1944 è il titolo della mostra, a cura di Chiara Gatti e Raffaella Resch, attualmente in coso al MAN di Nuoro.

Wanda Wulz, Io + gatto, sovrimpressione del volto di Wanda Wulz con l'immagine del proprio gatto, 1932, Archivi Alinari Firenze

Wanda Wulz, Io + gatto, sovrimpressione del volto di Wanda Wulz con l’immagine del proprio gatto, 1932, Archivi Alinari Firenze

L’esposizione, inaugurata lo scorso 9 marzo, a poche ore dalla nomina di Luigi Fassi a nuovo direttore del museo nuorese, nasce con l’intento di indagare “l’altra metà” del futurismo, ovvero il ruolo delle donne all’interno di un movimento programmaticamente misogino: «Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna», si legge nel Manifesto del futurismo del 1909.

Sebbene queste dichiarazioni siano da intendersi non in termini di rifiuto della «donna quale è veramente ma quale prodotto della passionalità egoistica del maschio e della letteratura romantica», come giustamente ricorda in catalogo Enrico Crispolti, riportando la precisazione di Marinetti nel libro del 1917 “Come si seducono le donne”, le presenze femminili all’interno del movimento (così come in generale nell’arte) hanno goduto di limitata considerazione fino alla fine degli anni Settanta.

Una mostra chiave in tal senso è stata nel 1980 “L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940”, curata al Palazzo Reale di Milano da Lea Vergine, di cui la rassegna al MAN vuole raccogliere, affermano le curatrici, l’eredità culturale, focalizzandosi però esclusivamente su un capitolo di quel lungo racconto.

Benedetta, Ritmi di rocce e mare, 1929 c. Olio su tela, cm. 80 x 125. Collezione privata, Roma

Benedetta, Ritmi di rocce e mare, 1929 c. Olio su tela, cm. 80 x 125. Collezione privata, Roma

La quasi totale assenza, fino a quel momento, di studi sull’arte delle donne portò Lea Vergine a strutturare la sua ricognizione per gruppi, classificando le artiste secondo la loro appartenenza ai vari movimenti di avanguardia, individuando, non senza azzardi, affinità ideali e tematiche con l’operato dei colleghi “maschi”, al fine di evitare il «rischio del regesto alfabetico, del censimento miserabile», come sostiene la stessa Vergine nell’intervista a Chiara Gatti in catalogo. E così, a trentanni da quell’episodio, quel «lazzaretto di regine» – o meglio in questa occasione «regine del futurismo» – trasmigra nel museo nuorese.

Veduta dell'allestimento della mostra "L’elica e la luce. Le futuriste 1912-1944"

Veduta dell’allestimento della mostra “L’elica e la luce. Le futuriste 1912-1944”

Ci sarebbe tuttavia da chiedersi, e c’è chi l’ha fatto, come Linda Nochlin con il saggio del 1971 “Why Have There Been No Great Women Artists?” e Griselda Pollock, con “Vision and Difference” nel 1988, quanto senso possa avere inserire a posteriori le donne in una storia dell’arte concepita secondo metodi e categorie fatti da e per gli uomini e nella quale le donne ricoprivano, il più delle volte, solo il ruolo di soggetto delle rappresentazioni. Servirebbe soprattutto per chiarire che in passato non è che non vi siano state donne artisticamente dotate, ma semplicemente, la cultura e la società dell’epoca non permettevano loro di praticare allo stesso livello la professione artistica.

La mostra al MAN, al di là dei risultati spesso altalenanti delle singole artiste, ha comunque il merito di riunire oltre 100 opere fra dipinti, sculture, carte, tessuti, maquette teatrali e oggetti d’arte applicata, accompagnate da un ampio apparato documentario di prime edizioni di testi, fotografie d’epoca, manifesti originali, studi e bozzetti che testimoniano il lavoro e gli sforzi di queste donne che, a partire dagli anni dieci e fino agli anni quaranta, hanno dato il loro contributo al movimento futurista firmandone i manifesti teorici, partecipando alle mostre, sperimentando innovazioni di stile e di materiali in diversi ambiti, come le arti decorative, la scenografia, la fotografia e il cinema, ma anche la danza, la letteratura e il teatro.

Veduta dell'allestimento della mostra "L’elica e la luce. Le futuriste 1912-1944"

Veduta dell’allestimento della mostra “L’elica e la luce. Le futuriste 1912-1944”

Suddiviso in sezioni tematiche quali “il corpo e la danza”, “il volo e la velocità”, “il paesaggio e l’astrazione” e “le forme e le parole”, Il percorso espositivo restituisce un panorama quanto mai variegato, che vede le artiste futuriste dedite alle arti applicate, al tessuto, alla scultura in metallo. Sullo sfondo vi sono poi le biografie delle artiste che s’intrecciano con la vita culturale di un Paese allo stesso tempo eccitato dal progresso e ferito dal conflitto.

Bice Lazzari a Venezia con Giacometti e Carlo Scarpa

Bice Lazzari a Venezia con Giacometti e Carlo Scarpa

Quello delle donne nel futurismo è sicuramente un tema affascinante e ricco di episodi e risvolti interessanti; la mostra al MAN ne offre uno spaccato significativo, non foss’altro che per la cospicua presenza di opere e materiali d’archivio difficilmente visibili in un’unica occasione.


L’elica e la luce. Le futuriste 1912-1944

a cura di Chiara Gatti e Raffaella Resch

Fino al 10 giugno 2018

MAN_Museo d’Arte della Provincia di Nuoro
Via Sebastiano Satta 27, Nuoro

Info: +39 0784 252110
info@museoman.it
www.museoman.it

 

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