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Umberto Boccioni. Arte – Vita | Mondadori-Electa

Intervista a ROBERTO FLOREANI di Matteo Galbiati

La storia di Umberto Boccioni. Arte – Vita, il recente saggio critico-biografico edito da Mondadori-Electa e scritto da Roberto Floreani, è la storia di una grande passione che l’autore (e artista) ha coltivato per il maestro futurista fin dagli anni dell’adolescenza. Nel tempo il suo interesse è a tal punto cresciuto da portarlo, in modo quasi ossessivo (ma solo così si coltivano le sincere passioni che sottendono una vera e disinteressata sete di conoscenza), a raccogliere tutti i materiali, documenti, pubblicazioni disponibili. Floreani, con questo saggio riesce a ri-leggere in modo completo, vivo e profondo, anche con preziosi spunti e intuizioni, scoperte e rivelazioni, l’immagine del grande artista che fu, più di ogni altro, promotore dell’innovazione artistica del suo tempo, i cui riflessi si sarebbero poi estesi alle successive generazioni. Emerge il profilo di un genio cui questa ricognizione, esperta e mai lasciata al caso, riccamente argomentata e intensamente proposta, restituisce quel credito storico che, forse, nessun critico o storico dell’arte ha, ad oggi, eseguito. Con grande piacere abbiamo incontrato Floreani per questa vivace intervista in cui ci racconta, con meritato e giusto orgoglio, i retroscena e contenuti di questo importante volume:

Roberto Floreani durante una declamazione su Boccioni Courtesy Fondazione Gulbenkian Lisbona, 2017

Roberto Floreani durante una declamazione su Boccioni Courtesy Fondazione Gulbenkian Lisbona, 2017

Prima di farti qualche domanda sul tuo saggio, vorrei chiederti – domanda che ti sarà stata rivolta innumerevoli volte – come e quando nasce la tua passione per il Futurismo e per Boccioni in particolare?
Nasce l’anno della maturità, nel 1975, per una curiosità dispettosa verso la contraddizione contenuta nei testi, che da un lato riportano la straordinaria novità del Futurismo dedicando, dall’altro, solo poche righe all’argomento. Boccioni irrompe prepotentemente sulla scena nel dicembre del 1982, quando visito a Palazzo Reale l’insuperata mostra Boccioni a Milano.

Cosa ti ha spinto in questa impresa editoriale, complessa, ricca, approfondita e sicuramente impegnativa? Perché Boccioni?
Già all’inizio del 2016 La Lettura avvertiva di un “Boccioni dimenticato”. Ho deciso di scrivere il saggio non solo dopo la deludente mostra di Palazzo Reale, ma per il silenzio assoluto sugli aspetti più duraturi legati alla sua lezione: quello del critico, del curatore, del militante anticonformista. L’ennesimo, reiterato tentativo di lasciare Boccioni nel cono d’ombra già denunciato da Maurizio Calvesi, oltre trent’anni prima, quando nessuno aveva avuto la decenza di approfondire seriamente il suo rilievo plastico, teorico, letterario, sociale.

In cosa è stato tanto innovatore rispetto agli altri Futuristi?
Non è confrontable con gli altri futuristi: senza Boccioni, il Futurismo così come lo conosciamo nelle arti, non sarebbe semplicemente esistito. Già nel 1910, Marinetti delega a Boccioni la stesura del programma tecnico-artistico, come naturale sèguito alla sua grande intuizione letteraria e sociale del Manifesto fondativo del 1909. Boccioni stila quindi due Manifesti per la pittura (1910), uno per la scultura (1912) e uno per l’architettura (1913, scoperto in un baule solo nel 1971), nonché il testo basilare Pittura e scultura futuriste. Non solo, Boccioni organizza la prima mostra dei futuristi nel 1911, che avrà la genialità anticipatoria di ubicare nel capannone industriale della Ricordi, prendendosi, con l’avallo di Marinetti, dall’inizio (1910) fino alla sua morte (1916), un controllo dogmatico sugli altri artisti, decidendone ruoli, presenze alle mostre, inserimento o meno nel Movimento.

Roberto Floreani, Umberto Boccioni. Arte - Vita, Mondadori-Electa (copertina del volume)

Roberto Floreani, Umberto Boccioni. Arte – Vita, Mondadori-Electa (copertina del volume)

Come riassumeresti, brevemente ai nostri lettori, le linee generali di questo volume? Quali contenuti, quali finalità?
Al saggio, da più versanti e dalla stessa dirigenza della Mondadori, è già stato riconosciuto un rilievo universitario per la molteplicità degli argomenti trattati. Oltre ad una biografia ragionata che descrive l’uomo Boccioni, c’è anche una ricerca sugli intellettuali in Europa in quel periodo, viene dato rilievo ad aspetti meno noti, quali la presenza dell’Esoterismo nei testi futuristi, al rapporto di Boccioni con gli altri artisti, alla sua vicenda esaltante nel Futurismo e all’epilogo fatale nel 1916, anno di arte, amore (con la nobildonna sposata Vittoria Colonna) e morte, per la fatidica caduta da cavallo, il 16 agosto (e non il 17, come riportato nei testi), nella periferia di Verona.

Leggendolo credo che uno dei punti centrali sia far scoprire tutto anche quello che di lui è stato distrutto e si è perso, opere utili a ricostruirne l’esatto profilo della sua ricerca. Penso per esempio alle sculture…
Accentuare la notizia della distruzione di quasi tutta la sua produzione scultorea, a martellate, dall’artista passatista Piero da Verona (nel 1927), pressochè sconosciuta ai più e verificarne sulle foto di studio (realizzate dallo stesso Boccioni) la straordinarietà innovativa, significa privilegiare la sua grandezza plastica rispetto a quella pittorica e, finalmente, considerarlo come uno dei più grandi scultori italiani del ‘900.

Un artista che parla di un artista producendo un saggio di grande spessore scientifico: come sei riuscito a leggere in modo tanto “lucido” la figura di Boccioni, senza cedere alle lusinghe della passione e di una interpretazione “artistica”? Leggendo si percepisce proprio il rigore e il dovere della conoscenza, storica, artistica e critica…
La notizia dell’artista che scrive dell’artista è la prima che Mondadori ha riportato in controcopertina. Rivendico il ruolo centrale dell’artista anche dal versante teorico, riscoprendo una sensibilità già affermata storicamente dalle vicende critiche di Manzoni e Castellani (con la rivista Azimuth e la galleria Azimut), ma anche di Piero Dorazio, con la stessa dinamica editoriale-espositiva, fino a Damien Hirst, che, ancora studente, organizzerà un trittico di mostre invitando una ristretta selezione dei suoi compagni di studi, inventando di fatto la Young British Artists, prima che fosse così battezzata dal collezionista-mèntore Charles Saatchi. Il rigore di cui parli, probabilmente, nasce dalla padronanza dell’argomento, elaborato in oltre trent’anni di studio.

Da sinistra: Antonio Sant'Elia, Umberto Boccioni, Filippo Tommaso Marinetti, 1915

Da sinistra: Antonio Sant’Elia, Umberto Boccioni, Filippo Tommaso Marinetti, 1915

Con una puntualità assoluta sei partito fin dall’infanzia dell’artista per arrivare alle eredità contemporanee in un volume destinato a diventare un punto fermo, una pietra miliare, sugli studi del Futurismo e di Boccioni. Cosa dai di nuovo?
Credo che l’aspetto decisivo sia il punto di vista da cui vengono esaminati gli eventi, con un’ottica da artista ad artista, più operativa che critica. Si scopre così un insolito Marinetti remissivo, quando affida totalmente il Futurismo delle arti nelle mani di Boccioni, si definisce la giusta data della sua morte, privilegiando la notizia data dai futuristi, si capovolge la priorità di lettura delle sue opere, anteponendo la scultura alla pittura, si esaltano le sue capacità critiche, teoriche, curatoriali, organizzative, si analizzano forse con più chiarezza, viste dall’interno, le sue influenze – più teoriche che tecniche – sulle generazioni a venire, coinvolgendo artisti come Warhol, Fontana, Schifano, Carmelo Bene.

Questo saggio è in distribuzione da qualche mese, che reazioni hai registrato negli ambienti accademici? Come è stato accolto?
Dal taglio delle domande, molto gratificanti, ho già una prima, positiva risposta dal Matteo Galbiati critico smaliziato, ma poi ce ne sono state molte, da Guido Curto, direttore di Palazzo Madama ed ex direttore dell’Accademia Albertina, che mi ha presentato al Circolo dei lettori di Torino, poi quelle delle Università di Padova e Lisbona che mi hanno invitato come relatore ai Congressi Internazionali sul Futurismo nelle rispettive città, dell’Università Cattolica e dello IED di Milano dove ho tenuto delle lectio agli studenti. La Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona mi ha poi gratificato della produzione della clip-video registrata relativa alla mia lectio presso di loro, cosa che i docenti portoghesi mi riferiscono come assolutamente insolita.

Studiando e scrivendo come è cambiato il tuo rapporto con questo tuo maestro lontano?
Non è molto cambiato il mio rapporto con Boccioni, si è arricchito in conoscenza e in padronanza. Il saggio ha invece contribuito ad accrescere la mia consapevolezza professionale, essendo stato Boccioni, a più riprese, limitrofo all’Astrazione, nonché l’aver scoperto il punto di contatto tra le due tendenze, con la saldatura teorica negli Astrattisti Primordiali di Franco Ciliberti, dal 1941, dove la compenetrazione e il dinamismo boccioniani vengono superati dall’interiorità teosofica e spirituale, in continuità con Lo Spirituale nell’arte di Kandinskij, aspetti centrali anche nella mia ricerca.

Umberto Boccioni, alcune sculture distrutte

Umberto Boccioni, alcune sculture distrutte

Sei artista e non posso non chiederti se e come ti ha influenzato nella tua ricerca pittorica…
Penso che la ricerca pittorica di Boccioni e la mia non abbiano alcun punto di contatto. Ci sono molte analogie invece da un punto di vista multidisciplinare e teorico, sulla stretta complementarietà della pratica pittorica con la teoria, sulla predisposizione naturale all’azione, anche teatrale, sull’attitudine a coagulare sensibilità differenti anche dal versante curatoriale.
Ad ultima istanza penso che il vero Boccioni, non quello resoci dai testi di scuola o dal silenzio sulla sua multidisciplinarietà, non possa che essere un punto di riferimento per ogni artista che operi nel contemporaneo.

Quali progetti ti attendono ora?
Per il 2019, sto delineando i contorni di un ampio progetto pubblico, probabilmente iterato in città differenti, supportato da un rilevante contributo teorico sull’Astrazione che sto elaborando da almeno 5 anni e, forse, anche da un’azione teatrale, sul modello di quelli che ho già realizzato al Palazzo della Gran Guardia a Verona (La Città ideale, 2014) e ai Musei Civici di Padova (Ricordare Boccioni, 2016)

Titolo: Umberto Boccioni. Arte – Vita

Autore: Roberto Floreani

Anno: 2017

Pagine: 268

Prezzo: Euro 22.90

ISBN: 9788891816412

Collana: BibliotecaElecta

Editore: Mondadori-Electa

Info: www.electa.it

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