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PIETRASANTA (LU) | Kyro Art Gallery | 11 febbraio – 20 marzo 2023

intervista a NARDA ZAPATA e ANTONELLO TOLVE di Matteo Galbiati

Misterios è il titolo della prima mostra personale di Narda Zapata (1981) presso Kyro Art Gallery a Pietrasanta (LU) dove, con l’eccellente firma critica di Antonello Tolve, presenta la sua versatile ricerca in cui elementi culturali differenti, frutto delle sue esperienze e dei luoghi in cui ha vissuto, si fondono e trovano il modo per raccontarsi secondo altri e differenti spunti estetici e narrativi. Le sue opere sono frutto di una complessa rielaborazione, e di una conseguente fusione, degli elementi significanti attinti da questa pluralità di culture che, grazie alla sua azione, hanno modo di rigenerarsi e di inter-connettersi tra loro aprendosi alla percezione di altre emotività.
Nella sua ricerca tecniche e visioni diverse si sovrappongono, si ibridano, si moltiplicano, si accostano e si uniscono a celebrare una potente ed espressiva ritualità artistico-visuale che per lei diventa momento di comprensione, di incontro, di attraversamento e di interrogazione con l’altro. Abbiamo incontrato l’artista e il curatore per questo approfondimento tematico su tali Misterios:

Hai vissuto in luoghi e contesti differenti, come questi si sono fatti esperienza nella tua ricerca e, attraverso le opere, che sensibilità hanno trasferito nel tuo lavoro?
Narda Zapata: Il mio modo di elaborare processi creativi nasce già a La Paz, nella mia città natale, dove da sempre mi sono immersa nella ricerca di fenomeni popolari e di ibridazioni culturali.
Aver attraversato contesti e geografie diverse ha fatto sì che questa divenisse una ricerca dinamica, una pratica giornaliera, di osservazione in un primo stadio e poi di assimilazione attraverso l’esperienza quotidiana, che poi diventa, nell’opera, connessione e innesto interculturale. Ho trascorso lunghi periodi in Italia, in Venezuela e nella parte tedesca della Svizzera, geografie completamente diverse tra loro e per me affascinanti, non solo dal punto di vista culturale, ma anche da quello emotivo. Per me l’arte è un pretesto per entrare nell’altro luogo, per avere uno stimolo, per giustificare anche agli occhi dell’altro il mio voler ricercare qualcosa che vada al di là dell’appartenenza a un solo luogo.

Narda Zapata, La construcción de ese lugar, 2023, tecnica mista, cm 22×17

Se dovessi riassumere in breve i temi portanti della tua riflessione cosa ci indicheresti?
NZ: Di certo dialogare con artigiani e lavoratori diversi, stare con loro nei luoghi dove operano, lavorare in prima persona con realtà anche laterali, mi offre stimoli di varia natura. La manualità che viene fuori da ogni forma di mestiere, dal saper fare di una volta, è una delle cose che certamente sono al centro della mia attenzione. Trovo importante inoltre il corpo, che considero uno strumento indispensabile per il dialogo.
Dopo il periodo trascorso in Venezuela, si è aperta un’altra linea di ricerca più vicina ai problemi legati all’ambiente, allo sfruttamento indiscriminato e violento delle risorse naturali e delle stesse persone, nel cui ambito mi interessa evidenziare quanto succede nel continente latino-americano e in particolare in questa fase nell’Arco Minerario venezuelano.

In base a questo, quale senti essere il tuo ruolo di artista impegnata in una “culturalità allargata”?
NZ: Il mio è un ruolo di ricerca che vuole offrire tanti punti di vista diversi.

Narda Zapata. Misterios, veduta della mostra, Kyro Art Gallery, Pietrasanta (LU)

Ricorri a tecniche differenti, come si conciliano nei diversi cicli di opere? Come le scegli e che uso ne fai?
NZ: Per me il supporto linguistico ha già di per sé una carica semantica ben precisa. La tecnica o il processo creativo devono sempre collegarsi al mio progetto di ricerca e perciò non sono mai scelti a caso.
Del resto la mia formazione è pittorica, ma sento fin dagli inizi l’esigenza di usare registri differenti che vanno dalla fotografia alla performance, dal sound alla scultura, dall’installazione al ricamo, al collage, al decollage, all’intervento urbano. Cerco nei limiti del possibile che la tecnica non sia una semplice condizione necessaria per avanzare in un progetto. Più di una volta mi sono divertita mettendomi in ruoli diversi che mi sono assegnati dalla società, pur di approfondire una ricerca e di poter raggiungere la sorgente da cui emana il materiale per portare avanti l’opera.

In questa mostra si parla di Misterios, a quali ritualità fai cenno? Come si connettono con la nostra esperienza?
NZ: Questo progetto è caratterizzato dall’utilizzo di un elemento in particolare: il misterio, che per sintetizzare in poche parole è un oggetto (una tavoletta bianca fatta di zucchero, con l’incisione di un simbolo, delle dimensioni di circa 5×3 centimetri) tratto da un insieme rituale proprio delle terre andine.
Questo oggetto è il cuore di ogni dispositivo che compone la mostra, fatta di trentaquattro lavori dove questi misterios vengono ricalibrati attraverso interventi e materiali diversi, come il carbone, il vino rosso, la lana, la china di rosa, foglie di oro e argento, ma questi elementi non vengono scelti a caso; al contrario, sono presi fedelmente dal resto degli elementi che compongono la cosiddetta mesa (un’offerta rituale fatta alla Madre Terra, di cui è appunto parte il misterio).

Narda Zapata, Cada Tiempo, 2023, tecnica mista, cm 15×20

Il lavoro di Narda Zapata è decisamente stratificato e complesso, ben oltre il suo schietto e diretto apparire: ci riassumi le coordinate e i riferimenti culturali, sociali, antropologici, etc. da cui si origina e cui fa riferimento? Tra l’altro tu utilizzi una definizione che trovo densa di significato: ti riferisci a lei parlando di “defolklorizzazione” nel suo agire artistico…
Antonello Tolve: All’origine di ogni suo progetto c’è sempre una base culturale forte, una partenza che non può non fare i conti con la Bolivia. In questo caso specifico presentato per la prima volta a Pietrasanta, alla Kyro Art Gallery di Antimo Pascale, l’esperienza artistica di creazione formale smonta la mesa andina (vale la pena ricordare che la mesa è un dono alla madre terra, alla Pachamama) per dar luogo a un nuovo andamento visivo di elementi caratteristici dell’Altipiano. Quando parlo appunto di defolklorizzazione, e sono molto felice che tu abbia sottolineato questo termine, vado a indicare un procedimento che parte sì dalla cosmovisione andina, ma la sposta dal livello popolare, la riprogramma, la decontestualizza e la porta a uno spazio di pensiero umano, a una riflessione polifonica e multietnica. Se guardiamo tutto il suo lavoro e non ci soffermiamo soltanto ai misterios, entriamo via via in un discorso iconografico denso di citazioni, di rimbalzi e rimandi, di approfondimenti, di considerazioni che portano a diverse conseguenze, a diversi atteggiamenti estetici e a un radicamento dell’arte nell’esistenza, così come individuato da Kant. Zapata infatti non si fossilizza mai, sfugge a ogni manierismo adottando la strategia del camaleonte grazie all’utilizzo (alla sperimentazione) di materie diverse: pur recuperando a volte alcune tematiche come la mesa, queste sono ritrattate, e la ritrattazione è prima di tutto mentale, atmosferica.

Date queste origini, come riesce a proiettarsi in altre realtà e a trovare un punto di contatto sorgivo di considerazioni e valori differenti, capaci così di allargare l’orizzonte cui ci spinge la sua riflessione?
AT: Nel livello di analisi critica e naturalmente creativa di Zapata troviamo spesso quadri sociali che si rigenerano e si collocano nell’opera per ridefinire costantemente prospettive umane, quotidiane e anche esistenziali.

Quale pensi sia la sua attitudine o quale sia la caratteristica a renderla contemporanea e attuale? Quale intima dimensione di senso affiora dalle sue opere che la allontanano da algidi e distaccati estetismi?
AT: Narda Zapata è una artista il cui punto di forza risiede in una potente poliglottia linguistica (un babelismo, direi, nell’utilizzo di tecniche e materiali) e in un sinuoso movimento tra dimensioni culturali differenti, strette insieme quasi dal desiderio di creare visioni interculturali, connessioni, croccanti coesistenze, relazioni, reazioni sottili, tessiture, partecipazioni che mettono sotto scacco il mero luogo comune e che investono di nuovo significato l’abitudinario.

Narda Zapata, Omaggio a Morandi, 2023, tecnica mista, cm 6×14 cadauno

Quali sono i tratti distintivi di questa mostra come l’avete costruita e composta? Quali lavori sono presenti?
NZ: In questo caso non ho lavorato con le interferenze, ma con un elemento rituale della cultura andina. Ho voluto rompere uno schema tradizionale e riproporlo seguendo un metodo capace di ridefinirlo, di destrutturarlo e di riappropiarmi di un oggetto rituale per sperimentarlo plasticamente. Quello che è venuto fuori è stata una nuova narrazione, un nuovo racconto che fa risaltare anche una nuova lettura spaziale.

AT: Naturalmente di lavori ce ne sono tanti: abbiamo una serie di misterios a cui l’artista ha dato nomi evocativi o anche arazzi in cui l’artista ha messo in atto una decostruzione degli elementi che compongono la mesa. Se si guardano infatti attentamente i vari lavori che compongono questo progetto, ci rendiamo subito conto che Zapata ha lavorato filologicamente con i materiali di queste offerte votive come miele, lana e sullu (feto) di lama, foglie di alloro (chiara indicazione alla foglia di coca), carta o legno.

Con quale sguardo invitate lo spettatore ad affrontare il “viaggio” offerto da questo progetto espositivo?
NZ: In parte forse con lo stesso sguardo che ho messo io, e dunque andare oltre i significanti simbolici. E se si parla di viaggio, perché effettivamente questi elementi vengo riportati da latitudini diverse, è impossibile non fare menzione alla curiosità, un invito a un fiero sguardo curioso.

AT: Lo spettatore per me è sempre libero di muoversi felice tra le varie sollecitazioni che offre una esposizione. In questo caso specifico della Kyro Art Gallery siamo di fronte a una serie di elementi che vengono fuori da una sostanza sociale (popolare) e che propongono significati plurimi, aperti all’aperto dell’esperienza altrui.

Quali saranno i vostri prossimi progetti insieme?
NZ: Il prossimo obiettivo insieme ad Antonello è la conclusione di un progetto che è nato quasi dieci anni fa, un lavoro che casualmente è una ricerca e un’operazione diametralmente opposte a quelle che presento adesso nella Kyro Art Gallery di Pietrasanta; si tratta di mettere in mostra una serie di lavori che ho fatto insieme a una maestra merlettaia, Mery Constantin Trevisan, a Burano, dove ho passato lunghi periodi (quasi sempre invernali) a imparare la tecnica del merletto ad ago di Burano. Come frutto di questa meravigliosa e per me indimenticabile esperienza è nato l’insieme di opere riunite sotto il titolo Vuelvo a morar en ignorada estrella.

AT: Stiamo appunto lavorando a questo suo progetto su Roma, che organizzeremo a breve in uno degli spazi dell’IILA (Istituto Italo-Latino Americano) grazie soprattutto al sostegno del suo Segretario Generale Antonella Cavallari.

Narda Zapata. Misterios
a cura di Antonello Tolve

11 febbraio – 20 marzo 2023

Kyro Art Gallery
via P.E. Barsanti 29, Pietrasanta (LU)

Info: +39 +39 0584 300701
+39 334 1147775
info@kyroartgallery.com
www.kyroartgallery.com

Narda Zapata (La Paz, Bolivia, 1981) si è laureata in arti plastiche all’Universidad Mayor de San Andrés con un master in storia dell’arte contemporanea all’Universidad Metropolitana de Caracas. Dal 2005 al 2008 ha seguito seminari con Roberto Valcárcel. Nel 2007 ha fondato il collettivo Aschoy e nel 2008 è stata assistente di Jannis Kounellis per un progetto all’ex stazione ferroviaria di La Paz. Il suo lavoro nasce da una riflessione sul corpo, inteso come luogo d’esplorazione, di sperimentazione, di provocazione, d’origine del linguaggio. Accanto al corpo importante è una visione interculturale che coincide con una molteplicità linguistica e che la porta a usare pittura, video, sound, performance, scultura, intervento nello spazio pubblico, installazione. Convinta che ogni cultura sia il risultato di scambi, Zapata parte sempre dalle tradizioni o abitudini del suo popolo per confrontarle con quelle di altre società. Di lei hanno tra l’altro scritto Eddy Camejo, Lorena Gonzales Ineco, Efraín Ortuño, Nicholas Petrus, Antonello Tolve. Sue opere sono in colezioni pubbliche e private in Bolivia, Giappone, Italia, Venezuela e USA.
Tra le ultime mostre personali e collettive si ricordano Color. Pensamiento Palabras y Obras (Caracas 2020), UpCycle (Residenza delle Arti, Berna 2022), Fantasie di avvicinamento. Artisti in dialogo con Venanzo Crocetti (Museo Crocetti, Roma 2022), Points of view (Kunsthalle West, Merano 2022), Io nel pensier mi fingo (Casa Leopardi, Recanati 2022), Arteam Cup (Palazzo del Commissario, Fortezza del Priamar, Savona 2022).

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