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ROMA | Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea | 13 ottobre – 22 dicembre 2018

di Jacopo Ricciardi

Ho conosciuto l’opera di Fredrik Vaerslev a Milano alla galleria Giò Marconi. Lì ad accogliermi una schiera di grandi non-dipinti di tela grezza, tutti della stessa dimensione, disposti equidistanti sulle ampie pareti di una sala. Tele tirate sui telai ma precedentemente arrotolate dall’artista e lasciate fuori dallo studio alle intemperie della Norvegia. Arte concettuale? Arte pittorica? Sulla superficie nessun intervento dell’artista, solamente tracce di impurità naturali in striature orizzontali. Ricordo piccole macchie sparse in modo diverso sulla superficie della tela grezza, dentro le sue trame.

Tan Lines, mostra personale di Fredrik Vaerslev, veduta della mostra presso la Fondazione Giuliani, Roma 2018. Foto: Roberto Apa

Ricordo zone di differenti grigi, verdi grigi, riposare sulle e nelle tele. È il pittore o l’artista concettuale a voler sostituire il soggetto personale con l’oggetto della natura nello spazio della superficie pittorica? Vaerslev con la sua opera guarda negli occhi l’artista e la sua opera e mette in discussione la soggettività, la personalizzazione in quanto dato acquisito, in quanto verità significante. Vaerslev non crede all’espressione della soggettività come ad un pieno che riempie qualcosa, l’animo dell’artista per esempio. Vaerslev afferma che il dato certo dell’uomo, che egli deve utilizzare, sta oltre l’espressione di sé, ed è l’azione della natura, il comportamento ignoto della natura, l’incomprensibilità dell’azione materiale e immateriale della natura. Vaerslev ferma sulla tela grezza la traccia materiale della natura come se fosse una membrana che raccoglie un segnale esistente ma indecifrabile, a cui la mente si adatta.
Tutto quanto appena detto riguarda la mostra che fu alla galleria Giò Marconi ma anche di questa romana alla Fondazione Giuliani. Sono grandi tele verticali, esposte appese in coppia con i retri addossati l’uno all’altro, e distanziate uniformemente dalle successive coppie, riempiendo la grande L dello spazio sotterraneo. Su queste tele vale lo stesso discorso appena fatto sui residui naturali. Però Vaerslev, qui, cuce diverse parti di tele, come se una lama di interferenze entrasse dal basso nel centro del fondo. Simulazione di vele.

Tan Lines, mostra personale di Fredrik Vaerslev, veduta della mostra presso la Fondazione Giuliani, Roma 2018. Foto: Roberto Apa

Sono tele simulative di una scena pittorica di spazio fittizio, e reagiscono alla luce dell’ambiente che attraversa la membrana della coppia di tele lasciando cogliere a volte il telaio retrostante, o anche la coppia di tele appese risente dell’aria intorno e dondolano leggermente. Le tele risentono dell’ambiente che le circonda e la simulazione dell’immagine di una o due vele che abitano o separano lo sfondo, nelle diverse posizioni di un’inquadratura immaginata nell’idea di una barca sottostante invisibile, in certe onde e non altre, invisibili, ricreate dalla mente, ci convince di essere, noi osservatori, parte della simulazione, noi che in fondo altro non siamo che uno dei tanti elementi che costituiscono quel mondo naturale e artificiale che circonda le tele e che interviene su di esse.
Come le vele di una regata questi spicchi cuciti, che dal basso puntano toccando o quasi toccando il limite alto della tela, raccontano su di essi con elementi grafici affastellati, punti o parole o numeri, o con bande di colore intromesse in quello spazio, o semplicemente altre superfici di tele che hanno su di loro un ‘vissuto naturale’ distinto dal fondo laterale, alcuni riferimenti portanti dell’artista (pittore?), come per esempio il nome in stili di carattere diverso, o ‘79’ che è il suo anno di nascita (spesso una barra davanti al numero lo mette in risalto in un modo che andrebbe indagato meglio, più misterioso).

Tan Lines, mostra personale di Fredrik Vaerslev, veduta della mostra presso la Fondazione Giuliani, Roma 2018. Foto: Roberto Apa

Mi pare che qui Vaerslev guardi gli occhi non solo dell’artista e le sue opere, ma, affinando il suo sguardo, punti a quel misterioso involucro dell’artista che contiene la persona, e insieme a quel misterioso involucro che è la persona che contiene l’artista. Un tema universale quanto irrisolvibile. L’identità è come un meteorite che ci punta e non ci raggiunge mai.
Ma Vaerslev fa qualcosa di ulteriore, guarda se stesso e le sue opere, e cerca in esse la dicotomia che le abita, ovvero da una parte la pittura che trattiene l’oggetto, qualità dell’opera pittorica, e dall’altra l’oggetto che permane dopo aver vampirizzato la pittura, qualità dell’opera concettuale. Se la natura dipinge, l’oggetto oscilla. Vaerslev è dunque sia pittore sia artista concettuale. O forse né l’uno né l’altro, e tutto è ibrido e niente è reale nello spazio della mente.
Così a me pare il lavoro delle tavole di legno, distanziate tra loro e verticali, attaccate saldamente con dei supporti di ferro che le allontanano dal muro, ricoperte da dieci strati di copertura trasparente che trattiene l’oggetto e lo imbalsama nella vetrina dello sguardo, facendolo arretrare dalla nostra realtà alla sua realtà di solidità e stabilità terrestre che deve essere reinterpretata dalla mente. E la storia naturale del legno così bloccata è un’ulteriore magia e un profumo lontano. E gli scarti pittorici su di esso sono eventi occasionali che vengono da un altro mondo, da una realtà adiacente, inspiegabile.

Tan Lines, mostra personale di Fredrik Vaerslev, veduta della mostra presso la Fondazione Giuliani, Roma 2018. Foto: Roberto Apa

Fredrik Værslev. TAN LINES

13 ottobre – 22 dicembre 2018

Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea
via Gustavo Bianchi 1, Roma
Orari: dal martedì al sabato 15.00-19.30 e su appuntamento

Info: www.fondazionegiuliani.org
info@fondazionegiuliani.org
tel. +39 0657301091

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