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MILANO | CASA DEGLI ARTISTI

Intervista ad ISABELLA PERS e OLGA GAMBARI di Marika Marchese

La Casa degli Artisti di Milano ha presentato il progetto video Le gnot dai lusôrs di Isabella Pers, una realizzazione artistica nata nell’ambito della residenza, tuttora in corso, Koinotes. La comunità germinativa. Il titolo riporta in lingua friulana il tema del lavoro dell’artista e racconta della “notte dei bagliori” o “notte dei miracoli”. Si tratta della notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, da sempre considerata in Friuli, terra di origine di Isabella Pers, un momento magico che segue il solstizio d’estate.
La tradizione di raccogliere in questa notte alcune particolari erbe quali iperico, lavanda, rosmarino, giglio di San Giovanni, verbena, menta, ruta, salvia, nocciolo, timo, rosa, felce selvatica, artemisia, per farne il mazzetto di San Giovanni ha radici molto antiche, da sempre riconosciute come un esempio dell’immortale unione fra la cultura e la natura.

Isabella Pers, Le gnot dai lusôrs, 2024, frame dal video

Un rituale che si ripete ogni anno nei campi che circondano il rifugio RAVE EAST VILLAGE ARTIST RESIDENCY progetto artistico, che voglio ricordare, ideato da Isabella e Tiziana Pers.
Rave è la prima residenza che apre la discussione sul ruolo e sulla responsabilità dell’arte contemporanea nei confronti dell’alterità animale e sulla necessità di ripensarsi in una prospettiva biocentrica, si trova nel borgo storico di Soleschiano di Manzano in Friuli Venezia Giulia.

Nel progetto video che Isabella Pers presenta, si dispiega una profonda esplorazione dell’esistenza umana attraverso lo sguardo di una generazione in evoluzione. Il video cattura il vagare dei bambini che si trasformeranno presto in adolescenti, in un campo in cui emergono altre forme di vita, aprendo così la strada a nuove forme di coesistenza. È un viaggio che risuona nel dialogo tra il presente e l’atemporale, trovando la sua perfetta risonanza nella tessitura sonora di “Le gnot dai lusôrs”. Questo capolavoro auditivo, realizzato in collaborazione con il musicologo Edoardo Taori e il suo team di ingegneri, svela l’essenza di un gelso secolare, salvato dall’abbattimento grazie all’intervento di Isabella e Tiziana Pers.

Attraverso sensori delicatamente posizionati sulle foglie e sul tronco, è stato possibile cogliere come sottile fluttuazione elettrica della pianta viene trasmutata in note melodiche, ciascuna con la propria frequenza, intensità e durata temporale.
Isabella Pers riflette sul significato di questa sinfonia botanica, affermando:

“La testimonianza del gelso secolare attraversa epoche sconosciute a qualsiasi essere umano vivente. La sua esistenza oscilla tra i cicli dell’eterno ritorno e la linearità temporale accelerata e tecnologica di oggi, in cui le specie aviarie scompaiono a causa della massiccia deforestazione.”

Tuttavia, in mezzo a questa tensione esistenziale, il rigoglioso risveglio annuale del gelso parla di un possibile miracolo. La sua voce narra il gesto perpetuato e trasformato, svelando nuove narrazioni di relazioni e interdipendenze forgiatesi sopra e sotto la terra, tra acqua e vento, tra tempi passati e futuri. In questa fusione tra natura e innovazione, il gelso diventa non solo testimone, ma narratore della saga in divenire della vita stessa.

“La collaborazione con Plants Play è nata dall’Università di Udine, dove io e mia sorella siamo docenti del Master in Partnership Studies e tradizioni native. In questo contesto abbiamo conosciuto sciamane e sciamani provenienti da diverse aree (siberiana, nepalese, amazzonica, celtica, congolese), tra cui lo sciamano amazzonico Francisco Montes. Insieme a Francisco abbiamo condiviso momenti del master con Costanzo Alione e Anna Saurin di Where the Eagles Fly (una delle maggiori organizzazioni mondiali che si occupa di sciamanesimo) che ci hanno parlato del musicologo Edoardo Taori e del suo dispositivo per ascoltare la voce delle piante, con cui avevano lavorato: da questa connessione sono nati la collaborazione e il dialogo con Edoardo per il progetto La gnot dai lusôrs.
Il rigenerarsi ogni estate rigoglioso di questo gelso, ci racconta del miracolo possibile, delle more che nostro figlio e i suoi amici coglieranno questo giugno, e gli anni a seguire. La sua voce ci parla del gesto reiterato eppure tramutato, dei suoi nuovi progetti fatti di relazioni e interdipendenze che si sono creati sopra e sotto il suolo, dell’acqua e del vento, del tempo passato e di quello che verrà.”

Qual è il ruolo dell’arte nella creazione di connessioni e relazioni significative tra gli esseri umani e l’ambiente naturale, alla luce del concetto di Koinótes?
Isabella Pers:
L’arte può avere la capacità di offrire nuovi immaginari, e questa per l’artista è al contempo una forza e una grande responsabilità. Può aprire nuovi varchi su utopie possibili, mettere in luce connessioni che sono sempre state lì, ma che non vediamo ancora nella loro completezza.
Penso sia difficile mantenere uno sguardo lucido quando le dinamiche di connessione tecnologica e di bombardamento mediatico da cui siamo avvolti ci distolgono continuamente dal qui e ora. Molti aspetti fondamentali del nostro esistere tra altri soggetti animati e non animati (anche se tutto è animato…) possono sfuggire al di là della nostra consapevolezza, perché il nostro essere “presenti” viene continuamente interrotto.
Io e mia sorella Tiziana abbiamo il privilegio di poter condividere molto del nostro tempo con altri animali, alberi, piante selvatiche e non, tramonti tra i campi e venti tra i cespugli. Questo ci consente di percepire il ritmo della terra un po’ più da vicino.
Da questo parte il mio percorso di ricerca, che mi porta ad indagare i processi cognitivi che aspirano alla simbiosi tra i viventi e gli elementi naturali, e ad approfondire le dinamiche sociali, spirituali e culturali che attraversano e hanno attraversato la nostra specie. In particolare, lavoro sulle connessioni che non sempre si palesano facilmente ai nostri occhi, poichè spesso il nostro sguardo si muove istintivamente o culturalmente attraverso determinate posizioni. Cerco quindi di unire situazioni apparentemente lontane in una visione volta a guardare a ciò che esiste, come a un unico insieme organico in perenne mutamento, in cui le infinite interconnessioni diventano un luogo di rivelazione.

Isabella Pers, Le gnot dai lusôrs, 2024 – Frame dal video

Come pensi che il tuo lavoro artistico possa contribuire alla costruzione di una comunità basata sui valori della relazione e della condivisione, come proposto nel programma?
I. P.: Per il progetto Le gnot dai lusôrs i momenti di condivisione sono stati molteplici e su più livelli, sia nella processualità del fare, del dare vita, che nel momento della restituzione e del dialogo avvenuto alla Casa degli Artisti, insieme alle parole di Susanna Ravelli, coordinatrice della residenza Koinotes, Casa degli Artisti, Francesca Disconzi e Federico Palumbo, curatore Osservatorio Futura, Alessandra Arnò, co-fondatrice Visual Container, compagnə di questo viaggio, e alla partecipazione coinvolgente delle persone presenti. È un lavoro che si relaziona con riti antichi dove la natura è cultura, la rugiada ha una valenza alchemica, le radici delle piante sono le nostre eredità, e i ritmi ciclici e ancestrali risuonano con i movimenti della volta celeste e dei germogli. Per il titolo ho deciso di usare il friulano, la lingua della mia terra, perchè molte delle sue parole sono strettamente connesse con tutto questo.
La Notte di San Giovanni è da sempre considerata in Friuli un momento magico che segue il solstizio d’estate, quando il sole è al suo apice. In questa notte, tra il 23 e il 24 giugno, le piante e i fiori pare abbiano una particolare forza che si condensa anche sulle gocce di rugiada che si adagiano dal tramonto all’alba. E, nella notte più breve dell’anno, si raccolgono alcune particolari erbe per farne il mazzetto di San Giovanni.
Un tempo erano le ‘donne sapienti’ (le ‘donne selvatiche’) le depositarie della conoscenza capaci di dare vita a riti propiziatori e di purificazione, in preparazione del sorgere del giorno quale tutela alla rinascita della terra, che qui giunge al massimo fulgore della sua forza.
Da diversi anni all’ora dell’imbrunire del 23 giugno io e mia sorella andiamo con suo figlio e alcuni suoi amici a raccogliere le erbe del mazzo di San Giovanni nella terra incolta che circonda il rifugio RAVE, nei prati dove pascolano gli animali salvati dal mattatoio e dove crescono gli alberi salvati dall’abbattimento, tra cui il gelso secolare di Plants Play.
RAVE è infatti sia un santuario per animali e alberi che il luogo dove, dal 2011, si svolge il nostro metaprogetto partecipativo che ha come focus il ruolo dell’arte contemporanea nei confronti dell’alterità animale e della necessità di ripensarsi in una prospettiva biocentrica e antispecista. RAVE promuove infatti la ricerca artistica e il dialogo interdisciplinare nel borgo storico di Soleschiano (Manzano, Ud), in un luogo dove tutti i partecipanti condividono spazio e tempo con gli altri viventi. È un momento esperienziale collettivo che si interfaccia costantemente con il dato reale, in cui gli incontri tra animali umani e non umani, tra le sensibilità individuali e i dialoghi interdisciplinari, tra il processo di ricerca e gli sguardi dell’assolutamente altro, generano a una pluralità di visioni nuove e sperimentali, dove la vita, ogni vita, viene posta al centro.
Così nei terreni che erano orto sinergico e ora verdeggiano di erbe altissime, tra i frutteti lasciati al proprio corso, nei giardini abbandonati, nei luoghi attorno al rifugio dove l’incolto è diventato germinativo crescendo sulla via selvatica di quelle che erano le tracce umane, mia sorella custodisce nella memoria preziose mappe delle piante che compongono il mazzo e che cambiano tradizionalmente da zona a zona.
È un rituale che si ripete ogni anno, in un passaggio di testimone che supera anche la dinamica di genere, e che si rivolge alle radici stesse da cui proveniamo, che per la sua essenza richiede l’incolto.
Quell’incolto su cui abbiamo intrecciato parole e riflessioni durante un laboratorio di Koinótes alla Casa degli Artisti con l’antropologo culturale Adriano Favole, a partire dalla sua ricerca (e prossimo libro) La via selvatica. Storie di umani e non umani. E da lì ho ripreso le tracce dei tanti solstizi.

Quali criteri e ideali hanno guidato la selezione dei collettivi partecipanti al programma, considerando l’importanza della pluralità di pratiche artistiche e culturali?
Olga Gambari: Il programma nasce ispirandosi al termine koinótes, usato dal nuovo ambientalismo per indicare un tessuto di connessione completa e interdipendente tra tutte le forme di vita animate e inanimate presenti sul pianeta Terra, sulla base del quale si può costruire un altro equilibrio che permetta l’uscita dall’antropocene. Una nuova fase evolutiva, il Koinocene, coniato dall’antropologo Adriano Favole, cioè il tempo della comunanza. “Somiglianza”, “comunione”, “partecipazione” “relazione” tra tutti gli esseri sono i concetti racchiusi nel sostantivo greco koinótes e nell’aggettivo koinos.
Questo termine deve anche ispirare una nuova idea di comunità sociale, che veda la comunità stessa come ambiente comune di appartenenza, di origine, di comunanza. La casa comune.
Un ambientalismo umanitario organico e politico, che lavora all’equilibrio e all’armonia. Una rete di relazioni interdipendenti, come un grande albero vitale e in espansione, le cui radici e foglie, fiori e frutti diventino mappa circolare. Una visione che ha nel collettivo Ruangrupa di Giacarta, e nel loro progetto sviluppato per l’edizione di Documenta a Kassel del 2022 un modello e un’ispirazione.
Per questo il progetto di residenza ha identificato nella figura del collettivo il soggetto protagonista di nuova comunità impostata sui valori della relazione, del processo come pratica produttiva, della condivisione come valore formativo primario.
Dopo una call che ha portato oltre 70 collettivi a partecipare, è stato scelto un primo grande gruppo di partecipanti alla residenza, una comunità che si autodetermina in progress e dove l’idea di selezione è stata sostituita da una pratica di inclusione allargata, per trasformarla in una piattaforma. L’obbiettivo, infatti, è quello di creare una comunità germinativa che vada al di là dello spazio fisico della Casa stessa e del tempo di accadimento della residenza.
La sfida del progetto di residenza, quindi, è di attivare una pratica aperta e flessibile, organica, che si modifichi trovando via via le proprie regole identitarie, e il proprio manifesto, in un’evoluzione germinativa dove ogni elemento che fa parte del nostro ecosistema umano diventa attivatore, anche solo a livello empatico e non necessariamente dichiarativo, di una metamorfosi continua.

Isabella Pers, Le gnot dai lusôrs, 2024 – Frame dal video

In che modo il concetto di Koinocene potrebbe influenzare le politiche di conservazione ambientale e la gestione delle risorse naturali a livello globale? L’arte può “far germinare” ancora molte riflessioni, come potremmo coinvolgere un pubblico più vasto?
O. G.: Arte e vita sono interdipendenti, speculari, ma dovranno esserlo sempre di più, con l’arte che diventi uno spazio di riflessione, incontro, educazione, stimolo, studio, memoria e ricerca. Un laboratorio dove i termini di convivenza e appartenenza abbraccino regni e presenze, imparando dalla struttura naturale dell’ambiente che ci accoglie e di cui siamo parte.
Arte come condizione di ascolto e di traduzione, e quindi come risorsa a 360° che nutra e si nutra dell’esperienza sociale e naturale, della vita visibile e concreta ma anche di quella complementare, cioè spirituale e invisibile. Occuparsi del mondo che è e che sarà imparando dal passato, mettendo in atto la relazione e la condivisione, con la capacità, però, di una visione e di una preveggenza, quella che costituisce il dono degli artisti e delle artiste.
Proseguono gli eventi dedicati alla Residenza Koinotes dedicata ai collettivi e promossa da Casa degli Artisti,  da ottobre 2023 ad aprile 2024, ricordo che, hanno preso corpo come percorso di esperienza artistica di approcci e pratiche di comunanza e continua formazione multidisciplinare, con l’obiettivo di creare una comunità germinativa che vada al di là dello spazio fisico della Casa stessa e del tempo di accadimento della residenza. Osservatorio Futura+ RAVEhanno presentato The Age of Remedy di Tiziana Pers.
Video realizzato da Quasar Film, produttore esecutivo Giorgio Milocco, direttore di fotografia Giovanni Andreotta. in collaborazione con Triennale Milano, a cura di RAVE East Village Artist Residency e Osservatorio Futura, a cura di Olga Gambari, con testo critico di Pietro Gaglianò.
The Age of Remedy è un progetto per una serie di ‘oggetti performativi’: dispositivi di uso quotidiano, piatti, in cui chi li acquista si impegna a non mangiarvi sopra carne, né pesce o derivati animali. Il progetto non chiede quindi di modificare il proprio regime alimentare, ma intende aprire una domanda sul rituale del pasto.
Si tratta di una performance collettiva in cui ogni partecipante diventa parte integrante del progetto attraverso l’accettazione delle condizioni di cessione dei piatti stessi, ovvero del patto, per una tiratura di 7.781.533.400 esemplari (numero stimato di umani presenti sul pianeta al momento in cui l’opera è stata concepita, a maggio 2020 durante il lockdown). Ogni contratto farà parte dell’opera, in una mostra in progress dei partecipanti all’azione.
Invito a consultare il sito della Casa degli Artisti e di Rave East Village Artist Residency per non perdere i prossimi appuntamenti.

 

Casa degli Artisti
Via Tommaso da Cazzaniga, Corso Garibaldi 89, Milano
https://www.casadegliartisti.net/

RAVE EAST VILLAGE ARTIST RESIDENCY
APS East Village
Via Persereano 1/4, 33050 Trivignano Udinese (UD)

https://raveresidency.art/

Isabella Pers
https://www.isabellapers.com/

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