Non sei registrato? Registrati.
MILANO | Triennale Milano | Fino al 29 ottobre 2023

Intervista a BRUCE ALBERT e GRAZIA QUARONI di Alessia Pietropinto

Triennale Milano e Fondation Cartier pour l’art contemporain presentano la mostra Siamo Foresta, organizzata sotto la direzione artistica dell’antropologo Bruce Albert e del Direttore Artistico Generale della Fondation Cartier Hervé Chandès, con allestimento progettato dall’artista Luiz Zerbini, sesto progetto espositivo della partnership tra Triennale Milano e Fondation Cartier.
La necessità di ripensare il ruolo dell’uomo all’interno dell’universo dei viventi ha condotto, i 27 artisti selezionati, a raccontare il complesso e multi-livellare rapporto che intercorre tra l’essere umano e il mondo naturale; lavori che intendono raccontare la storia di un rapporto, ormai consolidato, con artisti di comunità indigene dell’America Meridionale. Comunità umane e non umane che, circoscritte all’interno della medesima entità viva e presente, ricercano e combattono per giungere ad una condizione di equilibrio egualitario a costo di compromessi reciproci.
Abbiamo intervistato Bruce Albert, antropologo e direttore artistico della mostra e Grazia Quaroni, direttrice delle collezioni, per farci raccontare come si è sviluppato il progetto espositivo e come è nata l’idea di fondere arte contemporanea, antropologia e memoria culturale.

Siamo Foresta, veduta della mostra, Triennale, Milano Credits: Andrea Rossetti / Héctor Chico

Siamo Foresta è il sesto progetto espositivo realizzato nell’ambito della partnership – dalla durata di otto anni – tra Triennale Milano e Fondation Cartier pour l’art contemporain, un accordo nato con l’obiettivo di costruire, attraverso un progetto multidisciplinare e internazionale di lungo periodo, un legame tra Milano e Parigi. Come si è evoluta l’idea iniziale in questi primi tre anni e come si colloca l’attuale mostra all’interno del dialogo volto a favorire il sostegno comunicativo e culturale delle due città europee?
Grazia Quaroni: La partnership avviata nel 2019 da Triennale Milano e Fondation Cartier pour l’art contemporain ha introdotto una nuova e unica forma di dialogo e collaborazione tra due istituzioni culturali europee diverse per origini, statuti e background, ma accomunate da valori simili in materia di creazione contemporanea. Il programma sviluppato dalla Fondation Cartier alla Triennale di Milano approfondisce l’arte contemporanea, l’architettura, il design, le arti dello spettacolo, la moda e il cinema, oltre alla scienza e alla filosofia. Dopo aver realizzato mostre di varia natura nell’ambito della partnership – come Claudia Andujar: The Yanomami Struggle, che ha inaugurato la partnership nel 2020, e Sally Gabori, entrambe in viaggio da Parigi a Milano; o specificamente concepite per la Triennale, come la mostra sulla collezione Les Citoyens della Fondation Cartier, e Mondo Reale, sviluppata nell’ambito della 23° Esposizione Internazionale Triennale Milano; così come Raymond Depardon. La vita moderna, creata per Milano e poi trasferita alla Power Station of Arts di Shanghai – Siamo Foresta è accompagnata da un programma pubblico, curato dal filosofo Emanuele Coccia, che estende il dibattito oltre le pareti della mostra, mettendo in discussione lo spazio dato alla raccolta e all’esposizione dell’arte indigena nei musei. La foresta diventa una metafora ma anche una testimonianza vivente della possibilità che ci viene data di ripensare il nostro ruolo sul pianeta in cui viviamo.

Siamo Foresta, veduta della mostra, Triennale, Milano Credits: Andrea Rossetti / Héctor Chico

Lo spazio espositivo si trasforma e, allo stesso tempo, trasforma la nozione stessa di “luogo dedicato all’arte contemporanea”, attraverso una rivalutazione e un riadattamento realizzati con le opere immersive ed evocative dei 27 artisti selezionati, allestite sulla base del progetto espositivo dell’artista Luiz Zerbini. Cosa significa presentare un tale progetto concepito non solo come una mera esposizione di opere d’arte, ma come un supporto intellettuale volto a indurre il visitatore a un’analisi antropologica e artistica approfondita e ragionata?
Bruce Albert: L’obiettivo della mostra è offrire ai visitatori la possibilità di sperimentare la contemplazione e la conoscenza. La mostra conduce i visitatori in un viaggio onirico attraverso una foresta di immagini della foresta. La foresta è sia il mezzo che il messaggio della mostra. Allo stesso tempo, le splendide immagini animali, vegetali e umane esposte evocano la metafisica delle popolazioni indigene delle Americhe attraverso le opere di artisti che ne sono originari o di artisti non indigeni che hanno una profonda affinità con il loro immaginario estetico. Ecco la duplice singolarità di questo progetto espositivo.

Siamo Foresta, veduta della mostra, Triennale, Milano Credits: Andrea Rossetti / Héctor Chico

Il messaggio che accompagna Siamo Foresta introduce e approfondisce un tema molto discusso ma estremamente difficile da comprendere, interiorizzare e mettere in pratica. Infatti, ridefinisce e appiana le tante differenze che ancora oggi esistono tra gli esseri umani e le altre specie viventi che occupano lo stesso territorio. Da un punto di vista puramente antropologico, è possibile pensare a un reale futuro riequilibrio tra gli esseri viventi? Considerato lo status del “luogo città” come multiverso “discriminatorio”, in netto contrasto con il “luogo foresta”?
BA – La concezione della foresta in questa mostra non è quella dei nostri dizionari. Non si tratta semplicemente di un insieme di alberi concepiti come oggetti inerti.
Contrariamente alla nostra tradizione culturale, che fin dall’antichità ha gerarchizzato gli esseri viventi a favore del suprematismo umano (in Occidente, va da sé), le filosofie indigene delle Americhe privilegiano una concezione democratica ed egualitaria delle relazioni tra gli esseri viventi. Di conseguenza, quella che chiamano “terra-foresta” consiste in un “pluriverso” sociale in cui i popoli umani e non umani (animali e piante) convivono su un piano di parità come soggetti dotati della stessa sensibilità e intenzionalità, nonostante la differenza delle loro apparenze esterne. È questa concezione metafisica della foresta, derivata dalle filosofie dei popoli che la abitano e ne sono custodi, che ispira gli artisti di questa mostra, come allegoria e modello alternativo di relazione tra gli esseri viventi.

Siamo Foresta, veduta della mostra, Triennale, Milano Credits: Andrea Rossetti / Héctor Chico

La foresta in questo caso cambia significato, diventando un luogo neutro in cui tutti gli esseri che vivono sul pianeta Terra godono di pari diritti e dignità. Perché proprio questo spazio è stato scelto come luogo anti-gerarchico, simbolo di uguaglianza?
BA – La nostra gerarchia degli esseri viventi è alla base della distruzione sistematica della biodiversità che ha portato all’attuale crisi ecologica. Gli esseri umani sono solo una delle 9 milioni di specie viventi sul pianeta e da secoli si cerca di distruggerle e schiavizzarle tutte. Questo è assurdo e inaccettabile. Lottare contro la massiccia “sesta estinzione” delle specie viventi del pianeta significa innanzitutto mettere in discussione il suprematismo umano che sta alla base della nostra mortale civiltà.
Ecco perché la meditazione estetica offerta dalla mostra su altri modi di pensare alle relazioni tra gli esseri viventi è oggi così importante.

Siamo Foresta, veduta della mostra, Triennale, Milano Credits: Andrea Rossetti / Héctor Chico

Gli artisti scelti hanno instaurato un dialogo non solo con l’ambiente – trasformato per l’occasione in un multiverso utopico – ma anche con le diverse opere presenti, realizzate da artisti provenienti da culture e luoghi diversi, per lo più latinoamericani e molti dei quali appartenenti a comunità indigene. Come si è sviluppato il confronto tra loro e cosa ha significato costruire tali relazioni? In che misura le diverse matrici culturali hanno influenzato e indirizzato il risultato finale?
BA – Agli artisti in mostra è stato chiesto di collaborare al progetto perché, indipendentemente dal fatto che siano nativi o meno, sono tutti soprattutto appassionati osservatori, pensatori e difensori della foresta nel senso che ho definito prima, cioè come modello di convivenza non gerarchica e di diversità tra gli esseri viventi. Da questa passione condivisa, hanno potuto attingere alla ricchezza delle proprie singolarità per costruire insieme, di opera in opera, la simbiosi estetica e simbolica che ha alimentato la crescita della foresta immaginaria che costituisce questa mostra. È questa simbiosi transculturale che conferisce alla mostra la sua bellezza, la sua unità nella diversità, e la rende un veicolo così potente per una comprensione sensibile del significato dell’interdipendenza tra gli esseri viventi.

Siamo Foresta, veduta della mostra, Triennale, Milano Credits: Andrea Rossetti / Héctor Chico

Tutto è iniziato con il lavoro sinergico tra Sheroanawe Hakihiiwe, artista yanomami, e Fabrice Hyber, artista di origine francese impegnato da oltre 20 anni in un progetto di rigenerazione territoriale nella Francia occidentale. L’approccio utilizzato da entrambi, dissimile per alcuni aspetti ma complementare per altri, può essere letto come un elemento che, pur traendo comune ispirazione dalla necessità di decentrare la visione antropocentrica in virtù di una maggiore uguaglianza tra gli esseri viventi, mette in luce il diverso patrimonio culturale, determinante ai fini di un’analisi stilistica e formale comparata?
BA – La collaborazione tra Sheroawae Hakihiiwe e Fabrice Hyber, che apre la mostra, è al tempo stesso un’introduzione al tema e un modello in scala del suo progetto. Si tratta di un profondo dialogo estetico, intellettuale e politico “da foresta a foresta” tra due artisti che, nonostante la distanza geografica e le differenze culturali, hanno lavorato a stretto contatto per trasmettere in immagini la loro comune passione per i mondi viventi che entrambi difendono dalla distruzione della nostra economia predatoria, in Amazzonia e in Vandea. Questa collaborazione è una perfetta illustrazione, ancora una volta, del modello di fertile coabitazione di una diversità non gerarchica di cui l’immaginazione concettuale ed estetica dei popoli della foresta ci offre una lezione così eloquente.

Siamo Foresta
direzione artistica di Bruce Albert (antropologo), HervéChandès (Direttore Generale Artistico Fondation Cartier pour l’art contemporain)
scenografia di Luiz Zerbini
mostra organizzata nell’ambito del parternariato con Fondation Cartier pour l’art contemporain

Artisti: Fernando Allen (Paraguay), Efacio Álvarez (Nivaklé, Paraguay), Cleiber Bane (Huni Kuin, Brasile), Cai Guo-Qiang (Cina), Johanna Calle (Colombia), Fredi Casco (Paraguay), Alex Cerveny (Brasile), Jaider Esbell (Makuxi, Brasile), Floriberta Fermín (Nivaklé, Paraguay), Sheroanawe Hakihiiwe (Yanomami, Venezuela), Aida Harika (Yanomami, Brasile), Fabrice Hyber (Francia), Morzaniel Ɨramari (Yanomami, Brasile), Angélica Klassen (Nivaklé, Paraguay), Esteban Klassen (Nivaklé, Paraguay), Joseca Mokahesi (Yanomami, Brasile), Bruno Novelli (Brasile), Virgil Ortiz (Cochiti Pueblo, Nuovo Messico, Stati Uniti), Santídio Pereira (Brasile), Solange Pessoa (Brasile), Brus Rubio Churay (Murui-Bora, Perù), André Taniki (Yanomami, Brasile), Edmar Tokorino (Yanomami, Brasile), Adriana Varejão (Brasile), Ehuana Yaira (Yanomami, Brasile), Roseane Yariana (Yanomami, Brasile), Luiz Zerbini (Brasile)

22 giugno – 29 ottobre 2023

Cubo
Triennale Milano

Viale Alemagna 6, Milano

Orari: da martedì a domenica ore 11.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.00)
Ingresso intero €12.00, ridotto €10.00, studenti €6.00, biglietto giornaliero per visitare tutte le mostre di Triennale Milano €25.00 prevendite: www.triennale.org e www.vivaticket.com

Info: +39 02 72434 208
www.triennale.org

www.fondationcartier.com

Condividi su...
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •