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QUERCETA (LU) | Fondazione Henraux

Intervista ad EDOARDO BONASPETTI di Eleonora Roaro

Edoardo Bonaspetti

A fine novembre (2018) Edoardo Bonaspetti è stato nominato direttore artistico della Fondazione Henraux che, dal 2011, si pone l’obiettivo di promuovere la tradizione e la lavorazione del marmo nei diversi ambiti delle arti visive con una grande attenzione sia all’innovazione tecnologica sia alla conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico. Da due secoli Henraux è un’eccellenza indiscussa della lavorazione del marmo, ma già nel 1517 Michelangelo Buonarroti aveva compreso le potenzialità del Monte Altissimo costruendo una parte della strada che in seguito avrebbe reso possibile raggiungerne le cave. Negli anni Cinquanta e Sessanta, invece, Erminio Cidonio, amministratore dell’azienda, ha dato vita a un centro internazionale di scultura collaborando con Henry Moore, Jan Arp, Henri Georges Adam e Isamu Noguchi, dimostrando un fortissimo interesse per la ricerca e la sperimentazione artistica. Edoardo Bonaspetti ha compreso lo spirito del luogo e ne ha ereditato la missione. Afferma: «L’arte è una delle eredità della Fondazione Henraux e delle sue maestranze, che da un lato bisogna preservare, dall’altro aggiornare per mantenerla viva. Il mondo cambia e bisogna seguire questi mutamenti». In un’intervista mi ha raccontato del suo ruolo all’interno della Fondazione e della vita nelle cave delle Alpi Apuane.

Cava delle Cervaiole, Monte Altissimo, Seravezza

A pochi mesi dalla nomina quali sono stati i tuoi primi interventi all’interno della Fondazione Henraux?
Uno dei primi è stato lavorare sulla nuova identità visiva della Fondazione e la sua comunicazione, che poi ha portato in questi giorni al lancio del nuovo sito. Parallelamente abbiamo cominciato a definire i progetti per il 2019 e abbozzato quelli del 2020, almeno nella loro ossatura. Tra le collaborazioni del 2019 è stata appena ufficializzata la collaborazione con la GAMeC di Bergamo, in occasione della quale la Fondazione Henraux sarà partner della mostra personale realizzando un’importante opera dell’artista americana Jenny Holzer (dal 30 maggio al 1 settembre).

Exhibition view: Jenny Holzer: Proteja–Me do Que Eu Quero, Centro Cultural Banco do Brasil, Rio de Janeiro, 1999. © 1999 Jenny Holzer, member Artists Rights Society (ARS), NY. Courtesy: Jenny Holzer / Art Resource, NY. Photo: Beto Felício

Che tipo di progetti propone la Fondazione?
Da una parte ci sono i progetti espositivi che nascono dalla Fondazione, poi ci sono una serie di collaborazioni che vengono poste in essere con istituzioni, musei e artisti a sostegno di opere e progetti che si relazionano con il marmo. Il mio intento è favorire opportunità e alimentare una rete virtuosa all’interno del sistema delle arti visive. Vorrei inoltre dedicare risorse a progetti legati all’innovazione tecnologica, alla ricerca attorno alle potenzialità del marmo e agli immaginari che ne derivano. La lavorazione del marmo è fatta da maestranze secolari, ma non solo. Esistono macchine straordinarie a calcolo numerico che riescono a lavorare un blocco di diversi metri con una precisione millimetrica

Erminio Cidonio e Hans Arp (Foto Bessi, Carrara, 1965)

Come vengono scelti gli artisti?
Dalle idee e dalle ricerche che portano avanti. Lavoreremo con giovani e artisti affermati. A volte si identifica un artista, si studia il progetto e si cerca uno spazio idoneo, altre volte la collaborazione nasce prima da un interesse per un tema e da un luogo, poi si trova l’artista adatto. Sicuramente intendiamo coinvolgere anche artisti che non si sono mai confrontati con il marmo, come abbiamo fatto all’ultima edizione del Premio Henraux con artisti di talento come David Horwitz e Diego Marcon. Le proprietà di questa materia non sono solo legate alla scultura in senso tradizionale ma anche a nuovi ambiti di pensiero e di creazione. Vorremmo inoltre sostenere giovani artisti italiani con la produzione di opere, che è un materiale costoso. È un po’ una sfida, così come quella di coinvolgere un pubblico più ampio e non solo gli addetti ai lavori.

Diego Marcon, Ludwig 2018, photo Nicola Gnesi

Quali credi che siano le caratteristiche del marmo da valorizzare?
La cultura del marmo va alimentata e fatta crescere. Molte persone non si rendono conto delle potenzialità di questo materiale che viene spesso associato a registri espressivi classici. In realtà ha uno spettro di possibilità di lavorazione molto ampio e ricco. Mi piacerebbe che si desse forma a queste possibilità e che si aprissero nuovi percorsi e modelli, lavorando anche sulle materia in quanto tale.

Francesco Arena, Metro cubo di marmo con metro lineare di cenere, 2018

Quali sono le specificità del territorio in cui si trova l’azienda e la fondazione?
L’azienda è stata fondata due secoli fa e ha un forte legame con il territorio e la sua cultura. Esistono profondi legami tra le tradizioni, il lavoro, la vita, la montagna e la cava. Durante una delle mie prime visite sono stato colpito da un cavatore ottantenne che, nonostante fosse già in pensione da tempo, ogni giorno sale in cava. È incredibile ascoltare i suoi racconti e ricordi che partono da quando ha iniziato a lavorare, ancora ragazzino. Si vive la storia, si scopre un mondo. Quell’uomo è depositario di una memoria che bisogna valorizzare e conservare, e che unisce tantissime persone che lavorano il marmo. Il Monte Altissimo, dove si trova la cava, è un orgoglio, un’emblema delle alpi Apuane, all’interno del parco nazionale. Esistono delle normative a garanzia e a rispetto dell’ambiente e della sua armonia. Nel cercare una soluzione alla competitività internazionale del mercato, Henraux ha deciso di investire sulla storia, sulla qualità, sulla specificità di un patrimonio unico fatto di tradizione e cultura. Del resto, in questi anni si è puntato molto sulle nuove generazioni alle quali bisogna trasmettere maestranze secolari che altrimenti saranno perdute per sempre.

David Horvitz, A Mountain / A Sea, 2018

Fondazione Henraux
Via Deposito 269, Querceta (LU)

Presidente: Paolo Carli
Direttore Artistico: Edoardo Bonaspetti

Premio Henraux IV edizione (2018)
Vincitori: Francesco Arena, David Horvitz e Diego Marcon
menzione speciale al collettivo Anto.Milotta — Zlatolin Donchev
Info: +39 0584 7611
info@fondazionehenraux.it
www.fondazionehenraux.it
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