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FORLÌ (FC) | Ex ATR e Arena Forlivese | 15-19 settembre 2021. Un resoconto

Intervista a CLAUDIO ANGELINI di Matteo Galbiati

Abbiamo partecipato a diversi appuntamenti del fitto calendario di Ipercorpo :: Secondo Tempo Reale il Festival Internazionale delle Arti dal Vivo, che quest’anno giunge alla sua diciassettesima edizione, registrando la grande partecipazione di pubblico (vario e non necessariamente di addetti ai lavori) che gli eventi proposti dai curatori – Davide Fabbri ed Elisa Gandini per la Musica; Davide Ferri per l’Arte; Claudio Angelini Mara Serina, con la collaborazione di Valentina Bravetti, per il Teatro/Danza –hanno richiamato. È una manifestazione che, nonostante la sua ormai radicata e consolidata presenza, ha saputo rimanere fresca, giovane e “contemporanea” nelle sue proposte e nel suo porsi come propositivo e attivo dialogo, attuale e sintetico, tra le arti, la gente e gli artisti.
Approfondiamo l’analisi dell’esperienza dell’ultima edizione appena chiusa con il suo direttore Claudio Angelini:

Claudio Angelini © Ipercorpo 2021 – Foto Gianluca Camporesi

Si è da poco concluso il XVII Festival Ipercorpo, che bilancio fate di questa edizione? In termini di pubblico e di programma in generale avete visto soddisfatte le vostre aspettative? Con il senno del poi cambiereste qualcosa?
Il bilancio è positivo. Avevamo già sperimentato questo formato ad ottobre, nell’edizione definita “primo tempo reale” di cui questa è la naturale prosecuzione.
Chiedere allo spettatore di fare un percorso giornaliero, attraverso l’arte e gli ascolti musicali in Arena Forlivese e poi la danza in teatro è stata una scommessa vinta. Il pubblico ha accettato questo invito e coloro che si sono presi un tempo per effettuare questo percorso hanno pienamente colto lo spirito che ha guidato queste due edizioni.

È stata un’edizione particolare, perché è quella del dopo pandemia: avete, in questo senso, dovuto modificare o adeguare qualcosa nel calendario di interventi alla luce delle limitazioni e delle restrizioni vigenti rispetto al concept originario?
L’edizione particolare è stata senza dubbio la precedente, tenutasi a ottobre 2020. Il festival da molti anni ha luogo a fine maggio, ma il 2020 ha rivoluzionato i nostri programmi  come del resto quelli di tutti. Ci ha impedito di avere le consuete presenze internazionali, e ci ha obbligato a una rivoluzione sul formato. Certo questa situazione è stata ed è tuttora disastrosa per lo spettacolo dal vivo, ma per noi alla fine è stata una importante occasione di ripensamento del rapporto tra danza, musica, arte e workshop all’interno del Festival.

Marco Frattini + Drovag (concerto) © Ipercorpo 2021 – Foto Gianluca Camporesi

Con il sottotitolo Secondo Tempo Reale volete proprio sottolineare l’aspetto partecipativo che è la prerogativa di questa vostra manifestazione che avvicina i diversi artisti al pubblico, facendo dell’interazione diretta il suo centro energetico e, dopo quello che è stato vissuto da tutti lo scorso anno, pare essere (finalmente) liberatorio e necessario…
Certo, la vicinanza fra artista, opera e pubblico è un elemento che si è ancora meglio chiarito in queste due edizioni pandemiche. Paradossalmente, in un momento in cui si chiede distanziamento, noi abbiamo sentito il bisogno di avvicinare ulteriormente sguardo, presenza, racconto, esperienza. Oltre che i corpi ovviamente.

Avete giustamente detto, nei propositi programmatici, che la “scena” è il luogo dello scambio e della riappropriazione: come si incontrano le diverse umanità? Su quali stimoli lavorate pensando alle specificità delle diverse arti e dei loro linguaggi? Come si coordinano e scelgono proposte che toccano ambiti estetici differenti, ma che qui risultano estremamente coerenti ed inclusivi?
Ogni domanda richiederebbe una risposta articolata e capace di entrare nei meccanismi che ci portano a costruire il Festival. Per ragioni di brevità valga il fatto che il gruppo dei curatori (Io, Mara Serina, Valentina Bravetti, Davide Ferri, Elisa Gandini e Davide Fabbri) si conoscono da tempo e lavorano a Ipercorpo fin dal 2013. Questo ha premesso la costruzione di un linguaggio comune e rende molto fluido il modo in cui, anno dopo anno, facciamo emergere il nuovo progetto. Il pubblico rimane un grande mistero ed è giusto che lo sia. Non ci interessa creare consenso, ma rapporto vero con l’esperienza artistica e questa esperienza può essere anche disturbante o deludente o avere tempi di rilascio non immediati. Ma è giusto, e direi doveroso nel rispetto di chi viene, rischiare.

Verso sera. Sissi (arte) © Ipercorpo 2021 – Foto Gianluca Camporesi

Le giornate del Festival si caratterizzano per un susseguirsi di azioni, performance, incontri, concerti, danze che hanno tutte la possibilità di essere vissute in modo concentrato in termini di una fruizione temporale “veloce”. Mi ha colpito la scelta di includere anche la scultura presentando un artista e un’opera al giorno. Anche questo penso aiuti a ripensare all’oggettualità dell’opera e alla sua modalità di “messa in scena” e comprensione altra e inconsueta…
Mi tengo strette le tue parole. Non hanno bisogno di un ulteriore commento. Vanno accolte. Sarebbe bello ovviamente poter avere altre sensazioni in merito all’itinerario che proponiamo.

Una presenza, che non mi non mi sarei aspettato vivendo alcune giornate della vostra manifestazione, è quella così numerosa di giovani e giovanissimi, pubblico, quello scolare, che spesso è lontano da questo tipo di offerte culturali. Trovo questo riscontro estremamente positivo: come riuscite ad includere e conquistare questo target di pubblico?
Costruiamo dei progetti specifici per i giovani. È senza dubbio la parte più complessa del lavoro, ma anche quella decisiva. In particolare grazie al progetto BeInternational che abbiamo potuto pensare grazie al bando Boarding pass plus del MiC – Ministero della Cultura, abbiamo potuto portare al festival dodici coreografi e danzatori under 35 appena diplomati alla Scuola Civica Paolo Grassi di Milano che faranno altre tappe italiane ed europee.

Bolero Effect. Cristina Kristal Rizzo (danza) © Ipercorpo 2021 – Foto Gianluca Camporesi

Restando in tema di giovani, le proposte del Festival che ho trovato più forti e intense, nella loro delicatezza e liricità, hanno, per protagonisti l’una e referenti l’altra, proprio i più giovani: mi riferisco al Congegno Emotivo di Monica Francia (bravissimi i giovanissimi performer!) e Atlas di Ilona Jäntti…
Due lavori senz’altro importanti nell’economia organizzativa e nell’orizzonte di senso del Festival. Il primo per la prosecuzione di un rapporto con Monica Francia che riguarda anche laboratori estivi, la seconda per aiutarci a sostenere un progetto pomeridiano pensato per le famiglie. In un’ottica di avvicinamento a esperienze meno convenzionali, ma altrettanto efficaci per i bambini.

Quando parlate di un nuovo concetto di contemporaneità delle arti, a cosa volete fare riferimento?
Non so rispondere. L’arte non mi interessa in termini critici e di concetto, ma come avamposto per potere osservare e vivere più in profondità il mondo.

Congegno Emotivo. Monica Francia (performance) © Ipercorpo 2021 – Foto Gianluca Camporesi

In termini più critici su cosa pensate di dover ulteriormente migliorare?
Trattandosi di una specie di organismo, e non di un contenitore di eventi che richiamino pubblico, quello che è importante riguarda il rimanere molto attenti al contesto in relazione ai desideri. Le condizioni fanno di noi qualcosa, noi facciamo qualcosa delle condizioni. Entrambi gli elementi sono in costante trasformazione. Solo una reale forma di interesse per questo tipo di rapporto ci porterà con forza nel futuro.

Quali idee avete in serbo per la prossima edizione? Quali saranno le sue novità?
Cominceremo a pensarci fra un po’. Certamente introdurremo nuovi elementi.

Avete qualche sogno che vorreste realizzare per Ipercorpo, Festival amato che ormai è una manifestazione attesa e sicura nel calendario degli appuntamenti artistici contemporanei?
Posso parlare solo per me. Il sogno è che si riesca sia in termini di gruppo di lavoro che come esperienza vissuta dagli artisti, a tenere vivo il desiderio di costruire Ipercorpo e e di agirlo con entusiasmo e reale senso di bisogno. Evitando che si trasformi in una cosa che si deve fare o a cui si deve partecipare senza sapere bene il perché. Saremmo morti senza accorgercene. Sogno di poter mantenere alta l’attenzione.

Ipercorpo :: Secondo Tempo Reale. XVII Festival Internazionale delle Arti dal Vivo
direttore Claudio Angelini
curatore sezioni Musica e Arte Davide Fabbri
curatrice sezione Teatro/Danza Mara Serina

15-19 settembre 2021

Ex ATR e Arena Forlivese
Via Ugo Bassi 16, Forlì (FC)

Info: www.ipercorpo.it

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