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NUORO | Museo MAN | 9 novembre 2018 – 3 marzo 2019

Intervista a LUIGI FASSI di Francesca Di Giorgio

C’è sempre molta attesa sugli indirizzi curatoriali delle “nuove nomine” ma abbiamo chiesto a Luigi Fassi, dalla scorsa primavera neo-direttore del MAN Museo d’Arte Provincia di Nuoro, quali sono, nella pratica, le prime scelte e azioni una volta preso un incarico e, nello specifico, per una Istituzione come il Museo MAN.
Nel 2013 il Museo ha ottenuto il riconoscimento regionale come museo d’eccellenza. Il piano di sviluppo, attualmente in corso, prevede l’apertura di un nuovo complesso espositivo, nato dal recupero di due edifici storici situati in piazza Sebastiano Satta, e la destinazione della sede attuale a dimora della collezione permanente.
Dalla Sardegna, da una terra che già dalla sua cartografia lancia simbolicamente messaggi più o meno manifesti da una posizione strategica, al centro del Mediterraneo, si tratta anche e soprattutto di una questione di sguardo e le tre mostre che hanno aperto, il 9 novembre scorso, sotto la guida di Fassi, rendono conto di tutti questi aspetti aggiundo nuovi spunti di lettura…

Veduta allestimento piano terra, Francois-Xavier Gbré. Sogno d’oltremare. Foto: Pierluigi Dessì / Confini Visivi, courtesy Museo MAN di Nuoro

Su cosa ti sei concentrato in prima battuta dopo il passaggio di testimone con Lorenzo Giusti?
Il primo passo è studiare il museo, conoscerne l’operatività quotidiana, la sua operatività e il suo staff. Sono arrivato a maggio, all’avvio della stagione turistica, e due gesti minimi sono stati per me spontanei: la traduzione dei testi di sala in più lingue – non solo italiano e inglese ma anche francese tedesco – e l’avvio di un diario di comunicazione con il pubblico, che leggo tutti i giorni prima della chiusura. Naturalmente l’aspetto decisivo è la costruzione del programma di attività, che richiede consapevolezza degli obiettivi in rapporto alla storia e all’esigenze del territorio. Il MAN è un museo in salute e dunque per questo nuovo inizio siamo voluti partire forte: abbiamo aperto con tre mostre, due personali con lavori commissionati agli artisti e una collettiva a tre con prestiti da tutto il mondo.

Veduta allestimento primo piano, Francois-Xavier Gbré. Sogno d’oltremare. Foto: Pierluigi Dessì / Confini Visivi, courtesy Museo MAN di Nuoro

Qual è stato il tuo primo contatto con l’Isola?
Ho percorso 10.000 chilometri di auto in pochi mesi per conoscere meglio l’isola. La Sardegna è un immenso archivio della storia mediterranea passata e presente, caratterizzata come è da memorie millenarie e culture diversissime tra loro. Oggi i problemi dell’isola sono l’abbandono delle cittadine all’interno, l’invecchiamento della popolazione e le difficoltà del lavoro. Ma la Sardegna è anche territorio di avanguardia, più vicino al continente africano che alle coste italiane, un avamposto in mezzo a ogni tipo di trasformazione, da cui osservare più a fuoco le mutazioni sociali che stanno avvenendo in Europa e si intensificheranno nei prossimi decenni. La Sardegna della scena culturale è una metropoli diffusa, ci si muove da una città all’altra come nei quartieri di una città e questo crea ponti, dialoghi e voglia di collaborare con tutti, i sindaci, gli assessori, i piccoli musei, le associazioni indipendenti, le case editrici.

Veduta allestimento secondo piano, Anna Bjerger, Louis Fratino (nella foto), Waldemar Zimbelmann. O Youth and Beauty! Foto: Pierluigi Dessì / Confini Visivi, courtesy Museo MAN di Nuoro

Il Museo come luogo di produzione. Cosa mi dici su questo aspetto per quanto riguarda il MAN?
Un museo deve necessariamente produrre e fare ricerca, non può essere solo un contenitore, ma piuttosto un vero centro di produzione di pensiero artistico. Questo processo lo abbiamo rilanciato subito per le mostre inaugurate a novembre. L’israeliano-palestinese Dor Guez ha proseguito un ciclo di ricerca dedicato alla storia della comunità cristiano-palestinese realizzando un nuovo lavoro a lui commissionato dal MAN, Two Lines and a Yard. Si tratta di un’installazione sonora che ha permesso all’artista di espolorare un terreno mai affrontato prima, quello del suono come dimensione evocativa.

Veduta allestimento secondo piano, Anna Bjerger, Louis Fratino, Waldemar Zimbelmann (nella foto). O Youth and Beauty! Foto: Pierluigi Dessì / Confini Visivi, courtesy Museo MAN di Nuoro

La prima cosa che salta all’occhio sulle tre mostre che aprono il nuovo ciclo del Museo è il coinvolgimento di artisti stranieri. Hai pensato ad uno sguardo volutamente a “distanza” considerando anche la particolare posizione geografica della Sardegna?
Sì è così. La seconda personale è di François-Xavier Gbré, un’artista franco-ivoriano che da anni racconta fotograficamente la contemporaneità dei Paesi dell’Africa Occidentale, come la Costa d’Avorio, il Senegal, il Mali, il Togo. Lo abbiamo invitato a venire in Sardegna e risiedervi in due tappe durante l’estate, supportato dalla Film Commission regionale. È sorto così un progetto di intersezioni tra il Mediterraneo europeo e quello africano, uno svelamento che riscrive territori e storie, partendo dal presupposto che le prospettive sono ipotesi variabili, opinioni destinate a mutare. Il nord può diventa sud, l’est ovest, ed è quanto racconta una mappa seicentesca della Sardegna in mostra, un’irriconoscibile cartografia che racconta una diversa concezione del Mediterraneo. Stiamo lavorando a dei progetti che insisteranno su questi sguardi di diversa prospettiva e lo faremo presto anche con artisti italiani.

Veduta allestimento terzo piano, Dor Guez. Sabir. Foto: Pierluigi Dessì / Confini Visivi, courtesy Museo MAN di Nuoro

Tutti gli artisti che hai coinvolto per la prima sessione espositiva (fino a marzo 2019) hanno uno spazio indipendente ma allo stesso tempo connesso…
Il rapporto Dor Guez e François-Xavier Gbré, ad esempio, è dato proprio dalla volontà di guardare all’Europa da prospettive diverse da quelle a cui siamo abituati, invitando due artisti che risiedono in medio oriente e in africa occidentale a raccontarci attraverso il loro sguardo l’Europa, la Sardegna e il Mediterraneo.

Veduta allestimento terzo piano, Dor Guez. Sabir. Foto: Pierluigi Dessì / Confini Visivi, courtesy Museo MAN di Nuoro

Oltre alle sue forze su quale tessuto culturale potrà contare il MAN nel futuro?
L’unione fa la forza, è questo tanto più in una regione insulare come la Sardegna. Senza la Sardegna Film Commission non avremmo potuto realizzare, come siamo riusciti a fare, il progetto di François-Xavier Gbré, ma abbiamo avuto sostegno e appoggio anche da altre istituzioni preziose, come l’Archivio di Stato di Nuoro, l’Istituto Superiore Regionale Etnografico e il Teatro di Sardegna. L’obiettivo è contribuire a far maturare la consapevolezza che il Mediterraneo insulare è un luogo privilegiato per chi vuole produrre oggi arte e cultura. La Sardegna oggi, per gli artisti, è il luogo del desiderio.

 

Dor Guez. Sabir
Francois- Xavier Gbré. Sogno d’oltremare
Anna Bjerger, Louis Fratino, Waldemar Zimbelmann. O Youth and Beauty!
a cura di Luigi Fassi

9 novembre 2018 – 3 marzo 2019

MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro
Via Sebastiano Satta, 27, Nuoro

Info:  +39 0784 252110
info@museoman.it
www.museoman.it

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