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INTERVISTA A LUDOVICA CARBOTTA | MANUELE CERUTTI DI ELENA BALDELLI

Il progetto Greater Torino parte dalla concretizzazione di un concetto poco contemplato nel contesto dell’arte contemporanea… Una città, Torino, che non si limita alla formazione di giovani artisti, ma ne promuove l’operato in una cornice museale molto prestigiosa come la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Per la seconda mostra del ciclo Greater sono stati invitati Ludovica Carbotta e Manuele Cerutti, provenienti entrambi dai laboratori dell’Accademia Albertina. Noi li abbiamo intervistati…

Elena Baldelli: Potreste parlarci del percorso che vi ha condotto all’invito di Greater?
Ludovica Carbotta | Manuele Cerutti:
Ci risulta molto difficile individuare un percorso lineare che ha come punto di arrivo l’invito di Greater. Crediamo che, per un artista, l’unico percorso vero sia quello sul proprio lavoro. Molto importante è il confronto tra artisti, in questo caso il confronto tra noi due, e tra noi e le curatrici della mostra che ha consentito di sviluppare consapevolezza e aperture sui singoli lavori. Per quanto riguarda la nostra esperienza, il rapporto dell’artista con il suo lavoro è sempre, eccetto in rari casi, un rapporto individuale, fatto di prove ed errori che generano punti di arrivo. Potremmo considerare questo evento, come uno di quei casi rari di confronto e di discussione. Oltre a Greater abbiamo un altro percorso in comune, sia formativo che di approfondimento: la partecipazione a Progetto Diogene, che condividiamo con altri 10 artisti.

Vorrei soffermarmi sulla fase di progettazione dello spazio espositivo a voi dedicato… Quale linea avete seguito?
La mostra Greater Torino alla Fondazione si è rivelata la sede opportuna in cui dare oggettività ad una dialettica finora teorica. Il lavoro di entrambi si configura nella ricerca di una pratica in cui è il media stesso ad offrire un potenziale “narrativo”, in una costante urgenza di prossimità e distacco. Lo spazio è stato progettato in modo tale che le singole opere possano svilupparsi in una propria aura, ma nello stesso tempo possano far parte di un montaggio a loro inconsapevole, o meglio, che dalla loro “collisione” si generi un’ulteriore apertura.

Quali opportunità offre ad un “giovane” artista una sede del calibro della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo?
Sicuramente offre un confronto con una dimensione istituzionale, sia nella preparazione della mostra sia nella successiva restituzione al pubblico. Gli effetti conseguenti scaturiscono dal tipo di lavoro, da ogni singola opera, dall’allestimento e, nondimeno, dal lavoro curatoriale. La parola “giovane” tende a volte a limitare le aspettative e in casi peggiori a limitare le ambizioni; speriamo che in questo caso non sia così.

Molto interessante è la possibilità, data dalla Fondazione, sia agli artisti sia agli spettatori, di relazionarsi tra loro in maniera diretta. Il primo incontro è già avvenuto. In che modo avete sviluppato il laboratorio? E quali sono state le tematiche di affronto?
Le correzioni
è il titolo che abbiamo scelto per il laboratorio progettato insieme. Correggere, cambiare idea, modificare, nascondere: sono alcune delle attitudini che caratterizzano il nostro modo di pensare un’opera e di fare arte. È la proposta di un’attività di interpretazione che, a partire da una serie di immagini, dalle opere e dalla mostra stessa, mira alla costruzione di sequenze visive e narrative, alternando momenti individuali e collettivi. Il percorso si sviluppa in due appuntamenti: abbiamo invitato i partecipanti a misurarsi con le evenienze, gli incidenti, le correzioni, intesi quali elementi chiave di ogni processo creativo. Il primo appuntamento è stato, al contempo, teorico e operativo. Insieme ai partecipanti abbiamo lavorato sulla scelta individuale di un’immagine cercando, poi, di creare delle sequenze narrative confrontandoci collettivamente. Questo processo ha dato vita a risultati inaspettati dove, nel finale, il significato originale di ogni immagine è stato ribaltato, prendendo in considerazione anche il suo aspetto materiale. Nel secondo appuntamento chiederemo ai partecipanti di ripensare l’allestimento della nostra mostra, memori dell’esperienza maturata nel primo incontro. Questa tipologia di intervento, che coinvolge tutta la struttura museale, ha il potenziale di riconfigurare, secondo una prospettiva inattesa dagli operatori, l’intero processo di costruzione dell’esposizione.

Il progetto in breve:
Greater Torino

Manuele Cerutti | Ludovica Carbotta
a cura di Irene Calderoni e Maria Teresa Roberto
Progetti speciali a cura di Giorgina Bertolino
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Via Modane 16, Torino
Info: +39 011 3797600
www.fsrr.org
25 marzo – 8 maggio 2011

In alto, da sinistra:
Ludovica Carbotta, “Tempo imperfetto”, 2010, scultura in legno, cm 110x200x200, courtesy l’artista
Ludovica Carbotta, “Imitazione”, 2011, cemento armato, dimensioni variabil

In basso, da sinistra:
Manuele Cerutti, “Conferire fissità alla trasparenza”, 2010, olio su lino, cm 26,5×30, courtesy AmC, collezione Coppola
Manuele Cerutti, “Sii fedele alla condotta della pietra”, 2010, olio su lino, cm 50×40, courtesy AmC, collezione Coppola

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