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TORINO | Teatro Paesana di Palazzo Saluzzo Paesana | 14 febbraio – 14 marzo 2019

Intervista a FRANKO B. e CIRO RISPOLI di Corinna Conci

Geografie rigorose ci attraggono laddove le sbarre si sviluppano in movimenti tridimensionali. Poco dopo gli sguardi entrano dall’alto nella casa rosa senza tetto, protetta solo dalle pareti. In questo ambiente di segni eterogenei caratterizzati dai due poli opposti dell’idea di struttura, si percepisce sottostante un’impetuosa matrice comune, ulteriore a quella manifesta.

Franko B, La casa rosa, ceramica, 2018, Photo Efisio Marras

La regolarità del tratto nero sulla carta produce vortici verso il basso o tunnel, grate o celle per accedere a involucri senza fondo di spazi, forse infinitamente più piccoli o forse infinitamente più grandi del nostro. Uno spaesamento che ritroviamo nelle forme imperfette dell’umano, che può perdere una gamba come può perdere la testa: ecco i ragazzi perduti, come siamo un po’ tutti, raccontati dal corpo stesso che porta sempre le tracce della nostra storia.

Franko B, Lost Boys/Ragazzi perduti, ceramica, 2018, Photo Cristian Ciampocero

Capisco che l’impeto da me percepito è sentimentale: si tratta della ferocia del romanticismo che combatte contro la formula acquosa dell’amore venduta a caro prezzo il giorno di San Valentino. Cosa succede se ci sembra di intravedere un luccichio di fragilità in altri occhi, riconoscendo qualcosa di noi o che riconduce all’infinito? Cosa ci accade se parliamo del dolore, condividendo un pezzo di baratro? Succede che si scopre la verità. Proprio quella che fa paura. Proprio quella che crea intimità e relazione, quella che porta al sublime. La mostra, Fuck love. Il romanticismo nel tempo del nichilismo di Franko B. e Ciro Rispoli, ci racconta come, incuranti, ci allontaniamo progressivamente dall’incanto,  dall’amore.

Franko B, Senza titolo, filo di cotone su cartoncino, 2018, Photo Cristian Ciampocero

Il tema di questa mostra risiede nel nucleo interiore che vi caratterizza entrambi, rendendovi affini in un processo affettivo e artistico…
Franko B.
: Sì, tutto è nella nostra maniera di essere: non pretendiamo di essere quello che non siamo. Abbiamo due percorsi di vita molto diversi, a partire dalle nostre famiglie, ma nonostante questo ci incontriamo e capiamo. Possiamo dire di essere entrambi romantici e questo si vede soprattutto in relazione al nostro processo artistico: io attraverso il gesto del cucire e lui (Ciro Rispoli, ndr) attraverso un rapporto sensibile con il materiale e la sua ricerca.

Ciro Rispoli, Senza titolo, 2016, carta fatta a mano, Photo Cristian Ciampocero

Fuck Love, il romanticismo nel tempo del nichilismo ci racconta quindi il vostro personale approccio all’amore e al romanticismo. Come nasce questo titolo?
F. B.: Enrico Debandi dell’Associazione Culturale Barok che gestisce gli eventi di Teatro Paesana a Palazzo Saluzzo Paesana, ci ha proposto la data di San Valentino per l’inaugurazione della mostra, forse pensando alla mia produzione artistica che spesso ha i cuori come protagonisti. Insieme a Ciro Rispoli abbiamo pensato a questo titolo riferendoci appunto al nostro modo di essere romantici. Romanticismo in questo periodo storico cosa significa? Oggi c’è piuttosto un “non credere” perché essere nichilisti fa comodo a molti, ma porta alla devalorizzazione dell’umanità. Ne segue apatia e autolesionismo, che alla fine sono strategie per nascondersi. Le cose non sono perfette perché viviamo in un mondo difficile, ma perché arrendersi? Penso che essere cinici non sia costruttivo, anche se non sei d’accordo con qualcuno esiste qualcosa che ti unisce come essere umano. Si può avere rapporti con qualcuno che non la pensa come te, l’importante è che ci sia rispetto ed empatia. Anche il nostro catalogo è inerente a questo tema sentimentale: si tratta di una scatola che ricorda i vecchi tempi, di quelle che una volta si vedevano nelle credenze e contenevano le chiavi oppure i numeri di telefono di qualcuno di importante.

Franko B, Giostra, ceramica, 2018, Photo Ciro Rispoli

I tuoi lavori del passato erano caratterizzati principalmente dal bianco, dal rosso e dal nero. Per questa serie di opere in ceramica dimostri invece una grande capacità di gestire diversi colori, scegliendo imprevedibilmente anche tinte pastello…
F. B.: Ultimamente sto usando molto il colore anche nei lavori di cucito, fili di lana che sfumano a livello cromatico. L’impatto è molto leggero ma il contenuto colpisce con potenza in un secondo momento.
Nel mio lavoro  Giostra (ceramica, 2018) vengono rappresentate tre scene dove narro una situazione che tanti vivono nascosti tra le proprie mura. Il muro è una metafora per raccontare la chiusura, l’alienazione, perché a volte siamo noi a essere masochisti e a creare la nostra trappola. Bisogna non accettare lo stato di vittima che a volte ci assegniamo da soli e che anche gli altri contribuiscono ad attribuirci.
Il lavoro Lost Boys/Ragazzi perduti (ceramica, 2018) è ispirato ai ragazzi perduti che ho incontrato nelle istituzioni dove ho vissuto. Sono cresciuto in orfanotrofio e in un secondo momento in strutture gestite dalla Croce Rossa, rappresentata da un simbolo del quale poi mi sono in qualche modo appropriato.

Franko B, Senza titolo, filo di cotone su cartoncino, 2018, Photo Cristian Ciampocero

Utilizzi spesso la croce greca nei tuoi lavori, diventata ora anche la tua firma…
F. B.: Ho voluto fare mia questa croce perché ha fatto parte della mia crescita. Inoltre è il simbolo dei rifugiati e questo concetto mi è molto caro: nel 1993 feci un lavoro performativo dove mi facevo tatuare la mia prima croce greca. Dal momento che nasci in questo mondo sei un rifugiato e ti devi adattare a un credo politico/geografico/sociale. Ho scritto una biografia sulla mia vita dove racconto la mia storia (Because of Love – Franko B’s Story, edita da Live Art Development Agency LADA, 2018, in lingua inglese, ndr). La mia esperienza mi ha dato forza per diventare chi sono e avere empatia verso gli altri: è per me la possibilità di sapermi mettere nei panni altrui, perché ognuno ha le proprie sofferenze in questa vita.

Ciro Rispoli, Senza titolo, 2018, carta fatta a mano, Photo Cristian Ciampocero

Disegni che richiamano la poesia dell’incisione ma che ricordano anche studi tridimensionali di progetti per sculture…
Ciro Rispoli: Si tratta di lavori nati da gesti ripetitivi ma mai uguali, che si sviluppano in una dimensione che vuole andare oltre quella del foglio. Potrebbero essere progetti per sculture, ma in altre occasioni arrivo ad un disegno dopo aver realizzato un’opera scultorea. In realtà però, la maggior parte delle mie produzioni avvengono direttamente sui materiali, senza bisogno di nessun progetto su carta. Per me il supporto può essere il legno, il marmo o qualsiasi altro materiale dove intervenire senza intermediari. In questo specifico caso, questi lavori materializzano una mia fantasia astratta, dove l’obiettivo è quello di riuscire a realizzare un pensiero rinchiuso dentro una forma geometrica. Si tratta di una sensazione visiva che si concretizza in una sensazione del gesto per compiere il lavoro su carta. La scelta di fogli di grandi dimensioni (fino a 2×1,50 m) che arrivano dal Laos è stata importante, perché qui si gioca un’interazione essenziale tra carta, mano e carboncino. La cellulosa di gelso indonesiana infatti, assorbe in un certo modo il tratto del carboncino, presentando un segno molto caldo che assomiglia a quello dell’incisione.

Ciro Rispoli, Senza titolo, 2016, carta fatta a mano, Photo Cristian Ciampocero

Cambi con molta disinvoltura e capacità medium artistico. C’è stato un momento che ha segnato maggiormente il tuo percorso nell’arte?
C. R.: Dopo l’Accademia per me è stato importante conoscere Nunzio De Stefano, che era il Direttore Artistico del Centro T.A.M. (Centro Trattamento Artistico dei Metalli), scuola privata fondata da Arnaldo Pomodoro nelle Marche. Nunzio selezionò, insieme ad uno staff, un mio progetto scultoreo che sviluppai nel corso di sei mesi. Lì ebbi l’opportunità di conoscere l’artista americano Garner Tullis con il quale iniziai a collaborare a vari progetti, e l’anno dopo feci un Master di monotipia in America con lui. Tullis stampava incisioni e monotipi per Arnaldo Pomodoro, Emilio Vedova e Sam Francis, così iniziai a interessarmi anche a questo tipo di tecniche. Periodicamente lo vedo ancora spesso, per lavorare insieme su vari fronti e anche perché si è consolidata negli anni una forte amicizia.

Utilizzi un’ampia gamma di materiali – dal vetro al marmo, dal bronzo alla carta – che scegli oculatamente. Questa cura nella selezione e l’alta qualità di questi supporti sembrano caratteristiche fondamentali del tuo lavoro…
C. R.: Per me è importantissima la relazione che si crea con i vari materiali. Acquisto carte che provengono da ogni parte del mondo, oppure fabbricate a Fabriano o in Toscana, ma preferisco soprattutto occuparmi di preparare e produrre da solo la mia carta. È però l’uso che si fa dei supporti a decidere la scelta finale: per esempio le carte giapponesi le utilizzo per sovrapposizione, le faccio aderire su tela o le coloro in monocromo. Insieme a Garner Tullis ho prodotto anche colori a cera, scoprendo che non si modificano nel tempo perché non entrano in contatto con l’ossigeno ossidandosi. Un tratto di carboncino su una carta pregiata e un intervento di carpenteria metallica per me prevedono comunque un’unica intenzione: la sensibilità del gesto.

FUCK LOVE, IL ROMANTICISMO NEL TEMPO DEL NICHILISMO
Franko B e Ciro Rispoli
testo critico di Maurizio Coccia

Teatro Paesana di Palazzo Saluzzo Paesana
Via Bligny 2, Torino

14 febbraio – 14 marzo 2019

14 marzo – DJ SET con Franko B e Donna Knispel
dalle ore 18.00 alle ore 23,30

Palazzo Saluzzo Paesana
Via della Consolata 1 bis, Torino

Info: +39 347 010 3021
eventi@palazzopaesana.it
www.palazzosaluzzopaesana.it

 

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