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INTERVISTA DI ELENA BALDELLI
tratta da Espoarte Contemporary Art Magazine n.72

Fabrizio Plessi e Venezia: un rapporto intimo e duraturo come solo può essere il legame con la terra. Come si suole dire… Con le radici ben piantate nel terreno.
Plessi le sue radici le ha insediate in un terreno instabile, mutevole, difficile da trattenere costruendo, mattone su mattone, la sua “biografia umida” fatta di continui scambi “con” e “oltre” l’elemento liquido in un fluire spontaneo di idee e progetti che hanno mantenuto, nel tempo, la limpidezza di un saldo principio pur nella molteplicità degli aspetti. L’opera dell’artista è acqua che scorre, concettualizzazione dell’immagine che rende tutte le materie plasmabili, oltrepassando ogni “percezione di logica cartesiana”, prima, attraverso accurati meccanismi di provocazione mentale, poi, tramite il mezzo-video, strumento fluido per eccellenza che si presenta costantemente in uno stato di indefinizione, nella fusione di tempo e spazio, fra ambiente e scena, azione e corpo, animato e inanimato, elementi di astrazione ed elementi di realismo. L’elettronica falsifica il naturalismo rendendo “il falso più vero del vero”, beffandosi del conformismo che, a torto, ha sempre considerato il mondo attraverso un principio di identità e non-contraddizione. Perché a volte gli opposti coincidono. Si con-fondono. Per tutta la sua carriera artistica Plessi ha progettato e disegnato nei minimi particolari le sue video installazioni.
Fabrizio Plessi e il video: pur non essendo relegato nel concetto di video-artista.

Dopo quarant’anni la sua opera continua incessantemente a scorrere e varcare nuovi orizzonti… talvolta “oltre” il video… Una sorpresa per tutti che fa esclamare l’artista: «Finalmente mi sono preso una vacanza!».

Elena Baldelli: L’acqua, in primis, è l’elemento che ha dato il via a diverse sperimentazioni costruendo un intero percorso artistico sulla base del “paradosso idrico”. Come mai ha iniziato proprio dall’acqua?
Fabrizio Plessi:
Essendo vissuto sempre a Venezia… questo è il mio alibi. L’acqua, non so perché, è sempre stata il motivo dominante della mia vita e del mio itinerario artistico e culturale. Disegnare a Venezia è diverso dal disegnare a Parigi o a Berlino. Tutto sul foglio di carta è fluido, elastico ed instabile.

Il televisore, lo schermo, il video sono sempre accostati ad altre strutture o a materiali cosiddetti “poveri” che, talvolta, raccontano la sostanza di un luogo, altre volte ricordano un passato legato alla tradizione della materia prima o alla tradizione spirituale… Con quali criteri vengono scelti questi elementi?
Sono sempre stato un grande, instancabile viaggiatore e, dai miei viaggi, riporto sempre a casa foto, disegni, appunti, oggetti che, rielaborati nel mio studio, diventeranno quelle videoinstallazioni progettuali che, poi, sono la cifra esatta del mio linguaggio.
Come un alchimista ho cercato di far convivere gli elementi dell’arte povera come il legno, il ferro, il carbone, la paglia, con il cangiante elettronico del video, un percorso a rischio, unico nel genere, che ha segnato in modo inconfondibile il mio percorso.

La progettazione grafica ha sempre accompagnato la produzione installativa, seguendola come un manuale di istruzioni formato da segni e parole… Che ruolo assume questa particolare fase del lavoro nel contesto del progetto totale?
Il mio lavoro è, in un certo senso, wagneriano. Assoluto e totale. È veramente la somma dei sensi, o meglio, l’attraversamento dei linguaggi. Tutto, però, parte da un’attenta e acuta progettazione grafica. Nei miei cassetti dormono quasi seimila progetti non ancora realizzati. Il lavoro di progettazione è così complesso, accurato e preciso che, a volte, diventa quasi superflua la sua realizzazione. Nella mia mente il progetto è così chiaro da essere già “consumato” visivamente.

Lei ha spesso collaborato con il teatro. Dalla commedia Vestire gli ignudi di Pirandello, ai mondiali di nuoto, da Romeo e Giulietta, a concerti e spettacoli di vario genere. Pur notando la diversità tra gli eventi… In quale modo interviene, solitamente, nella realizzazione di una scenografia? Riscontra delle differenze tra il lavoro di artista e il lavoro di scenografo?
La scenografia è parte integrante del mio lavoro. Caravaggio e Giotto sono scenografi di un impianto visivo. La teatralità fa parte del mio linguaggio e applicarla al teatro, per me, diventa inevitabile. Fare una scenografia non vuol dire mettere qualcosa dietro agli attori o ai ballerini: il mio lavoro è l’attraversamento in diagonale della drammaturgia dell’opera. Partecipare attivamente alla sua creatività. Esserne parte integrante. In
Giulietta e Romeo diventa addirittura una “co-regia”. In Icarus, Titanic, Ex-Machina il mio apporto è stato il perno dell’intera trilogia.

Per il Padiglione Venezia ha deciso di moltiplicare i suoi Mari Verticali
Avendo la grande occasione di essere invitato alla Biennale di Venezia, quest’anno per la dodicesima volta, ho pensato di esporre un’opera forte, intensa e straordinaria come
Mari Verticali. Grandi elementi in acciaio nero nel cui interno si muovono rumorosamente gli oceani digitali di tutto il mondo. Un’opera corale e grandiosa che vuole essere una metafora della grande Madre Acqua.

Ci potrebbe fornire qualche impressione a caldo riguardo a questa Biennale di Venezia?
La Biennale di quest’anno è, come sempre, uno straordinario appuntamento con artisti, galleristi e collezionisti di tutto il mondo. Questo è l’aspetto più positivo. Sul piano puramente artistico, a parte qualche presenza, mi sembra che la curatrice sia stata perlopiù “latitante”. Come lo sono stati, a dire il vero, i curatori negli ultimi anni.

E il Padiglione Italia?
Non entro nel merito della mostra di Vittorio che, a mio avviso, rispecchia appieno il suo pensiero. Un poco come il Festival di Sanremo… Un’operazione nazional-popolare.

Ha iniziato ad usare la tecnologia quando cominciava ad imperversare il tubo catodico. Negli ultimi vent’anni il mondo è cambiato sostanzialmente e velocemente… Secondo lei, esiste una distanza di sicurezza che l’artista dovrebbe mantenere nel suo rapportarsi con le tecnologie?
L’artista non solo può usare gli strumenti che il proprio tempo gli mette a disposizione, ma ha l’obbligo di indagare su tutto ciò che può essere d’apporto al proprio lavoro. L’utilizzo delle nuove tecnologie è legato sempre all’uso che se ne fa. Ma attenzione! Se il nostro pensiero non dominasse le tecnologie, sarebbero le tecnologie a dominare noi… Non a caso ho insegnato per dieci anni
Umanizzazione delle tecnologie alla Kunsthochschule di Colonia.

Quali progetti sta sviluppando in questo periodo che la vede, tra l’altro, impegnato in una mostra a Palma De Mallorca, secondo luogo di adozione, dopo Venezia?
In questi giorni, dopo aver creato
Mari Verticali, per il Padiglione Venezia alla Biennale, dopo aver inaugurato una gigantesca videoinstallazione sulla facciata della nuova galleria Contini, sempre a Venezia, dopo aver fatto le scenografie digitali per L’Opera da tre soldi al Napoli Teatro Festival, ho inaugurato a Palma De Mallorca il nuovo Museo con un’opera colossale, Llaut Licht. Quattordici grandi imbarcazioni storiche ribaltate, sospese sopra un’abbagliante luce azzurra. Un lavoro nuovo e radicale che diventa un’inattesa sorpresa per tutti: dopo quarant’anni è la prima mostra di Plessi senza video. Finalmente mi sono preso una vacanza!!!

Fabrizio Plessi è nato nel 1940 a Reggio Emilia. Vive e lavora a Venezia e a Mallorca.

Selezione mostre personali recenti:
2011
– Water-Windows, Galleria Contini, Venezia
2010 –
Traum, Stift Ossiach, OssiachLlaüt licht, Galleria Mario Mauroner, Vienna
Il lusso è lento, vetrine digitali per Luis Vuitton, Palma de MallorcaLava, evento speciale per Vuitton, Teatro S. Carlo, NapoliDuecentonovanta secondi liquidi per il Florian [Piazza S. Marco], VeneziaMari verticali per Vuitton Trophy, La Maddalena, Antichi Arsenali, VeneziaMari Verticali nuova versione, Burj Al Khalifa Dubay, Dubay
2009 –
L’anima dell’acqua con Bill Viola [Cà d’Oro], VeneziaL’anima della pietra, evento collaterale della 53. Esposizione Internazionale d’Arte, Istituto di Scienze, Lettere ed Arti, VeneziaInfinitum, Palazzo Fortuny, VeneziaWater fall II°, Fondazione Peggy Guggenheim, Venezia
Il lusso è lento, Vetrine digitali per Vuitton, Venezia
– V
estire gli ignudi, scenografie digitali, Pirandello, Teatro Goldoni, Venezia

Selezione mostre collettive recenti:
2010 –
Fuoco, Palazzo Reale, Milano

Eventi in corso:
Fabrizio Plessi,
Mari verticali
54.
Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di VeneziaPadiglione Venezia ai Giardini della Biennale
Commissario Madile Gambier | Curatore Renzo Dubbini
Fino al 27 novembre 2011
Plessi. Llaüt.Licht
La Lonja, Palma de Mallorca (Spagna)
Fino al 2 novembre 2011

Galleria di riferimento:
Contini Art Gallery, Venezia

Dall’alto:
Mari Verticali”, Dubai 2010, Louis Vuitton Trophy, video-installazione di 12 grandi strutture a forma di barca, alte 9 metri disposte in forma circolare, ognuna delle quali contiene 4 schermi al plasma, che rappresentano 12 mari del mondo. Courtesy Collezione Louis Vuitton

Mari Verticali”, La Maddalena 2010, Louis Vuitton Trophy, videoinstallazione, 12 strutture in acciaio nero m 8.5, 48 monitors al plasma, sonoro, programma preregistrato e computerizzato. Courtesy Collezione Louis Vuitton
“L’enigma degli addii”, 2009, videoscultura, 6 barche in legno, monitor, sonoro. Galleria Franchetti alla Ca’ d’Oro, Venezia. Esposizione personale con Bill Viola. Foto Claudio Franzini
“Llaüt Licht”, 2011, installazione, 14 imbarcazioni storiche di Pama De Mallorca in legno con amplificazione del sonoro del mare, luce al neon azzurra. Photocredit Gunter Lepkouski. Courtesy Collezione Louis Vuitton

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