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VENEZIA | Punta della Dogana | 24 marzo – 15 dicembre 2019

di ELEONORA ROARO

Nel 2009 Punta della Dogana apre al pubblico come centro per l’arte contemporanea dopo un restauro durato quattordici anni a firma dell’architetto giapponese Tadao Ando. Nel suo progetto il palazzo del quindicesimo secolo, per gran parte del suo perimetro confinante con le acque della laguna del Dorsoduro, dialoga con elementi appartenenti alla contemporaneità, come il cemento armato, e crea un legame tra la storia dell’edificio, il suo presente e il suo futuro. Ando ne vuole preservare la memoria, ma nel contempo gli vuole dare una nuova vita.

© Archivio Carol Rama, Torino / Ph. Pino Dell’Aquila | Carol Rama, Luogo e Segni, 1975. Pinault Collection

Da dieci anni lo spazio espositivo ospita mostre costruite sulla base o intorno agli artisti della Pinault Collection, alcuni dei quali – come Charles Ray e Philippe Parreno – hanno prodotto opere site specific, mentre altri – Damien Hirst con gli eccessi di Treasures from the Wreck of the Unbelievable e Danh Vo nelle vesti di curatore in Slip of the Tongue – hanno occupato tutta l’area dell’edificio.

Felix Gonzalez Torres, Untitled (Blood), 1992 Pinault Collection. © Feliz-Gonzalez Torres. Courtesy Felix Gonzalez Torres Foundation. Installation view “Dancing with Myself” Punta della Dogana Venezia 2009 – 2011. © Palazzo Grassi. Foto: Matteo De Fina

Se, visitando Luogo e Segni, che prende il nome da un dipinto di Carol Rama esposto, si ha talvolta un effetto di déjà-vu, è proprio perché il progetto curatoriale di Martin Bethenod e Mouna Mekouar include opere fortemente radicate nella storia di Punta della Dogana e che sono già state allestite in quegli stessi spazi. Ed è così fin dalla prima sala che si apre con Untitled (Blood) di Felix Gonzalez-Torres, la tenda di perline bianche e rosse realizzata come omaggio al suo compagno morto di AIDS. O ancora, i lampadari dell’installazione di Cerith Wyn Evans We are in Yucatan and very unpredicted things – prodotti dalla vetreria Galliano Ferro di Murano – si accendono in maniera quasi impercettibile così come accadeva nel 2016 per la mostra Accrochage.

Cerith Wyn Evans, We are in Yucatan and every unpredicted things, 2012-2014, Pinault Collection. © Cerith Wyn Evans. Installation view “Accrochage”, Palazzo Grassi, 2016. © Palazzo Grassi. Foto: Fulvio Orsenigo

La memoria è quindi uno dei temi cardine del progetto espositivo, sia perché molti lavori riflettono e indagano questo tema, sia perché gioca sui ricordi e le percezioni degli spettatori che, quando conoscono gli spazi di Punta della Dogana, compiono un viaggio nel tempo e rievocano le mostre passate in una sorta di meccanismo della doppia vista leopardiana. I luoghi non sono mai neutri ma contengono stratificazioni di memorie come dimostra il video Marilyn (2012) di Philippe Parreno, in cui la figura di Marilyn Monroe seppur assente prende forma grazie ai luoghi che sono parte della sua vita, in questo caso la stanza dell’hotel Waldorf Astoria di New York, dove soggiorna più volte negli Anni ’50.

Philippe Parreno, Marilyn, 2012, Pinault Collection. Courtesy l’artista e Pilar Corrias Gallery London. Foto: Rob Kassabian

Come racconta la curatrice Mouna Mekour, l’idea del progetto Luogo e Segni ha origine da Garden of Memory (Giardino della memoria), un’opera nata dalla collaborazione tra Etel Adnan, Simone Fattale e Bob Wilson e costruita attorno a una poesia scritta da Etel Adnan – Conversations with my soul III. Afferma: «L’esposizione affronta le tragedie in maniera indiretta. L’obiettivo è evocare la loro risonanza interiore, e non spiegare la parte di oscurità, di dolore che attraversa il mondo». La mostra parla delle conseguenze che le tragedie della contemporaneità hanno sugli artisti, in primis come esseri umani. La forte componente poetica che caratterizza i lavori in mostra nasce anche dal dialogo con i poeti. Non solo Etel Adnan, ma anche Emily Dickinson, Federico Garcia Lorca, Giorgio Caproni, Ezra Pound e altri.

Secondo Mouna Mekour «Luogo e Segni è stata pensata come un viaggio mentale, come una traversata nel tempo e nello spazio, una fuga verso un mondo altro. Questa sensazione di evasione, questo spazio libero permettono di trasformare l’esposizione in uno spazio poetico, tra presenza e assenza, tra apparizione e scomparsa, tra scrittura e luce».

 

Luogo e Segni
a cura di Martin Bethenod e Mouna Mekouar
Artisti in mostra: Etel Adnan, Berenice Abbott, Giovanni Anselmo, Lucas Arruda, Hicham Berrada, Louise Bourgeois, Charbel-joseph H. Boutros, Constantin Brancusi, Nina Canell, Vija Celmins, Tacita Dean, Edith Dekyndt, Liz Deschenes, Trisha Donnelly, Simone Fattal, Dominique Gonzalez-Foerster, Felix Gonzalez-Torres, Roni Horn, Ann Veronica Janssens, Lee Lozano, Agnes Martin, Julie Mehretu, Ari Benjamin Meyers, Philippe Parreno, Alessandro Piangiamore, R. H. Quaytman, Carol Rama, Lala Rukh, Stéphanie Saadé, Anri Sala, Rudolf Stingel, Sturtevant, Tatiana Trouvé, Wu Tsang, Robert Wilson e Cerith Wyn Evans.

24 marzo – 15 dicembre 2019

Punta della Dogana – Francois Pinault Foundation
Dorsoduro 2, Venezia

Info: +39 041 2001057
www.palazzograssi.it

 

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