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MILANO | Fondazione Marconi | 28 marzo – 19 luglio 2019

di MATTEO GALBIATI

C’è un legame speciale tra la Fondazione Marconi di Milano ed Emilio Tadini (1927-2002) la cui ricerca torna ad abitare per la terza volta gli spazi della fondazione milanese in una nuova, grande, mostra antologica. Come avvenuto nelle precedenti esposizioni dedicate al maestro – Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura (nel 2007) e Emilio Tadini 1985-1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte (nel 2012) anche in questa occasione si è pensato e realizzato un progetto sistematico ed esaustivo, capace di riunire un numero davvero cospicuo di opere che illustrano i primi anni della sua ricerca artistica, comprendendo i cicli che vanno da Vita di Voltaire (del 1967) ad Archeologia (del 1972).

Emilio Tadini, L’uomo dell’organizzazione. Weekend al parco, 1968, acrilici su tela, 162×130 cm, Collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano

Dal sotterraneo al secondo piano dello spazio milanese questa mostra si compone di opere che raccontano e riassumono il momento decisivo, di formazione e insieme di passaggio, della ricerca di Tadini che, influenzato dalla Pop Art americana, matura il proprio linguaggio pittorico. Tra quadri, stampe, disegni il suo lavoro grafico e pittorico affiora in tutta la sua forza e visionarietà, oltre ad individuare quella personale interpretazione delle estetiche del suo tempo che lo hanno configurato ed affermato come uno degli artisti più originali e autonomi del panorama artistico italiano dell’epoca.

Emilio Tadini ritratto nel cortile dello Studio Marconi in occasione della mostra “Viaggio in Italia”, ottobre 1971 Foto Enrico Cattaneo

Il suo stile, colorato, onirico, fantasioso, lascia trascendere la quotidiana realtà sospendendola, con una rilettura surreale e metafisica, in un vuoto peculiare dove lo spazio e il tempo della verità paiono annullarsi. Il concatenarsi successivo delle opere, quadro dopo quadro, disegno dopo disegno, produce un flusso continuo di immagini che paiono affiorare da un processo di deduzione automatica che risponde all’instancabile sguardo interiore di Tadini e che, sospendono nell’indefinito, accedono ad altri gradi di narrazione. Troviamo, infatti, tracce di una verità che ci appartiene eppure siamo costretti, quasi, a leggerla in un’altra dimensione percettiva e di senso.
Se il punto di partenza di queste ricerche iniziali, come detto, è stato il Pop americano, Tadini non ne subirà un’influenza totalizzante, non ne sarà mai completamente assuefatto: ad interessarlo non sono le componenti mass-mediatiche o l’irruenza della mitografia commerciale, non si esprimerà mai seguendo una prassi espressiva aggressiva e trasgressiva, al contrario riesce a trovare punti di riferimento in artisti che interpretano questa stagione ponendo l’attenzione su aspetti di più intima introspezione.

Emilio Tadini 1967-1972. Davanti agli occhi, dietro lo sguardo, veduta della mostra, Fondazione Marconi, Milano Foto Fabio Mantegna

L’analisi personale e interiore, intellettuale e, a volte, politica di ricerche come quelle di Kitaj, Hockney, Caufield, Arroyo o Télémaque sono il suo punto di riferimento; in queste trova lo spunto per abbinare a forme di oggetti comuni, composizioni di soggetti e personaggi, situazioni e storie al limite del paradosso, quel suo inequivocabile e intrigante spunto surreale e quel clima di emotività evidente che rendono le sue immagini come apparizioni freudiane, emersioni dell’anima trascritte attraverso il colore e le forme in cui si combinano ricordo della realtà e rielaborazione fantastica.

Emilio Tadini, Paesaggio di Malevič, 1971, acrilici su tela, 114×146 cm, Collezione privata Courtesy Fondazione Marconi, Milano

La visita alla mostra, grande, potente e complessa nella sua chiara linearità, regala al pubblico, quasi fosse la trascrizione di un saggio monografico, un ampio approfondimento – davvero molto ben curato e allestito – su uno degli artisti italiani del Novecento più complessi e più amati; un intellettuale che ha saputo far convergere nella pittura – trovandovi poi una sintesi insperata ed efficace – il valore espressivo ed emotivo di linguaggi differenti acquisendo la coerenza di uno stile personale e unico.

Emilio Tadini 1967-1972. Davanti agli occhi, dietro lo sguardo

28 marzo – 19 luglio 2019

Fondazione Marconi
Via Tadino 15, Milano

Orari: da martedì a sabato 11.00-19.00
Ingresso libero

Info: +39 02 29419232
info@fondazionemarconi.org
www.fondazionemarconi.org

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