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Antonio Colombo Arte Contemporanea
Milano

Elena Rapa per LITTLE CIRCUS. Al Fuoco Al Fuoco! (di Viviana Siviero)

Un immaginario di oscura allegria, un novello inferno (quotidiano) che è circo e mercato, non girone dantesco: un luogo dove accadono molte cose che si immaginano rumorose per un’estetica che pesca da sensazioni di antica scuola che partono da Bosch e Brueghel per giungere – passando per Grosz – ai nostri caotici giorni metropolitani (e non). In una parola Elena Rapa, colei che ricerca strenuamente, utilizza una tecnica anomala vicina all’illustrazione e alla grafica, senza lasciarsi però fermare dalle definizioni e riuscendo così a raggiungere nuove mete di sperimentazione, utilizzando la tecnica più antica del mondo che è “semplicemente” pittura. Il risultato finale si avvicina ad una moltitudine di cose, senza tangerle, dando vita ad un universo complesso, fatto di sciami di eventi particolareggiati, un piccolo circo appunto ove qualunque spettatore può seguire l’avventura, immaginandola oltre i confini dell’opera, di uno dei tanti personaggi che costellano il visibile, come nella vita, in cui ogni anonimo passante è una comparsa per noi, ma protagonista per quanto concerne la propria vita. Un corpus di opere potenti realizzate da una giovane artista che dà vita ad una mostra coraggiosa, dal titolo Al Fuoco Al Fuoco! e curata da Maria Chiara Valacchi per inaugurare il progetto Little Circus da Colombo Arte Contemporanea di Milano…


Viviana Siviero: Al Fuoco al Fuoco! Segnale di pericolo che incita alla reazione, allo scatto, al calore vorticoso, pericoloso e rapido che tutto consuma: ci racconti i perché di questo titolo?
Elena Rapa:
Il titolo scelto per la mostra è uno dei tanti che potevamo utilizzare perché rappresenta una sorta di onomatopea estrapolata da un baloon: è un’invocazione di allarme e per questo mi pareva congeniale alla particolare struttura dell’esposizione. Infatti il tutto è stato impostato come una sorta di piccola scenografia oppure una grande tavola illustrata, dove i quadri fanno parte delle varie vignette all’interno della pagina.

Una scelta interessante ed innovativa, che collega le opere le une alle altre come si trattasse della trama e dell’ordito di un filato: su cosa si basa la poetica della mostra quindi?
Ho voluto dare all’aspetto scenografico una parte prevalente all’interno dell’opera pari quasi agli altri elementi integranti del progetto, come il lavoro di gruppo o paradossalmente il tipo di segno utilizzato. L’aspetto teatrale è stato studiato per avere la prevalenza violenta sullo spettatore rispetto all’importante, che è e rimane, appunto, il disegno. Si parte dal discorso di grossa tavola illustrata e la mostra stessa è strutturata come un piccolo story-board di cortometraggio, una bozza di spettacolo teatrale con una scenografia che prevale o meglio prevarica sulle tavole, in modo da poter lasciare un piccolo ricordo, un momento oltre alla mostra, proprio perché è una delle tante mostre che segmentate velocemente nel quotidiano possiamo visitare a Milano. Il cosiddetto shock visivo, come la pedagogia dell’arte ci insegna, è uno dei primi meccanismi per il bambino attraverso cui farlo avvicinare muovere e commuovere verso un’opera d’arte, e volevo provare a rendere il lavoro nel suo complesso oltre il limite di una mostra di pittura.

La mostra è accompagnata da un testo suadente di Christian Rainer e da un intervento sonoro di Manlio Maresca (Neo, Squartet, Ardecore)…
È un’idea che nasce da una mia necessità collaborativa, che appartiene al mio modus operandi. Con Christian Rainer collaboro da ormai una decina d’anni; spesso ha scritto testi che sono andata ad illustrare ed insieme, curiamo un festival che si chiama Meringhe rosa, dolci incontri diabetici, che si svolge a Cartoceto di Pesaro (PU) (la prossima è la quarta edizione e si svolgerà nella primavera del 2011).
Spesso mi trovo a realizzare copertine di album musicali: anni fa ne ho realizzata una per Christian (un singolo chiamato Vegetable Man), mentre per Manlio Maresca e i suoi Neo, a sua volta, attraverso progetti di collaborazione con altri musicisti, ne ho realizzate parecchie. Anche in questo caso la collaborazione è reciproca: non è la prima volta che inserisco un suo loop sonoro in una mia mostra. Per me è molto importante l’idea di sinergia, di groove, attraverso sensazioni non collettive ma che individualmente interagiscono, di solito sono le persone con cui ho il maggior rapporto di amicizia, quelle che meglio comprendono il mio lavoro e sono poi capaci di interpretarlo più profondamente con il loro mezzo espressivo. Questo è un altro punto nodale che definisce il mio lavoro e in particolare questo piccolo progetto che si compone sia delle opere che vivono in funzione del loro essere pitture singole e tavola illustrata, ma anche suono (musica) e parole (testo). Perché, al di là dell’autonomia del singolo quadro e della sua potenza narrativa, esso fa parte di un piano più esteso. Ho preferito così una mostra come progetto d’ensemble piuttosto che da solista, lo preferisco a livello comunicativo perché sicuramente più potente da ricordare ma anche perché protegge meglio il lavoro.

Little Circus è un progetto che si attua presso la galleria Colombo Arte di Milano:  un’arena particolare ed importante…
La struttura scenografica con cui è stata concepita la mostra, appositamente realizzata per gli spazi della Colombo Arte contemporanea, vuole sottolineare un istante visuale all’interno di uno spazio così centrale come quello della caotica Milano: il mio obiettivo è quello di carpire visivamente un momento ed esprimerlo nella memoria come frammento di caos, che poi, altro non è, se non lo stesso che si riscontra a livello narrativo nei quadri che costituiscono Little Circus; si tratta di cogliere la sensazione generale dell’atmosfera attraverso quello che spero sia un forte impatto visivo.
L’analisi e la visione dell’opera sono momenti più intimi e privati ed è giusto lasciarli a chi è veramente interessato. Per me questa era la prima esperienza solista milanese per cui mi sono sentita in dovere di presentarmi per quello che vivo, faccio e dico piuttosto che mettermi a nudo…

Sei spesso additata come artista gotica o in qualche modo dark, ma questa volta nel tuo piccolo circo vediamo ben oltre…
Si, le etichette mi piacciono poco e soprattutto quando vanno di moda. Il pretesto dello spazio e del tema scelto, il circo appunto, apparentemente era plausibile rispetto a ciò che solitamente propongo e per questo mi sono potuta levare il fardello dell’oscurità.
Ho comunque parlato di freak e dell’iconografia della diversità. E attraverso un posto che si chiama Little Circus ho potuto trovare il crogiolo delle mie ossessioni e delle mie passioni.

Il muro dipinto ha una qualche relazione con la street art?

No, l’intento è molto più modesto e non sono una street artist anche se mi interesso di questo movimento, mi piace il lavoro di moltissimi disegnatori e le loro idee.

La mostra in breve:
Elena Rapa per LITTLE CIRCUS
Al Fuoco Al Fuoco!
A cura di Maria Chiara Valacchi
Antonio Colombo Arte Contemporanea
Via Solferino 44, Milano
Info: +39 02 29060171
Fino al 13 novembre 2010
In concomitanza la mostra “Fantasilandia” a cura di Julie Kogler
con Anthony Ausgang, Gary Baseman, Tim Biskup, Heiko Müller, Gary Taxali, Nicola Verlato
ed Eric White

In alto, da sinistra:
“Veduta generale”, tecnica mista su tela, cm 60×60
“Questo pazzopazzo mondo”, serie TesteAperte, tecnica mista su tela, cm 100×100
In basso, da sinistra:
“Giorgia”, tecnica mista su tela, cm 20×20
“Sestina”, tecnica mista su tela, cm 40×40

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