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MILANO | Fondazione Mudima | 19 novembre – 17 dicembre 2021

di MATTEO GALBIATI

Ci sono modi diversi per rivendicare diritti e protestare, lo si può fare scegliendo lo scontro diretto, la lotta di piazza, la rivendicazione palese e chiassosa della folla che si unisce per affermare le ragioni di una comune battaglia, oppure, utilizzando strumenti più raffinati e silenziosi, ma per questo non meno impegnati e attivi, si può far sentire la propria voce altrettanto efficacemente e in modo perdurante.

Noel W Anderson, Siamese, 2021, picked, stretched tapestry, 132×193 cm © Rémi Villaggi

Con un allestimento accurato e maestoso presso la Fondazione Mudima di Milano, l’artista americano Noel W Anderson (1981) porta all’attenzione del pubblico italiano una serie di opere recenti e inedite che, realizzate per l’occasione, vogliono essere spunto di riflessione su come la narrazione dell’identità nera sia spesso distorta ed alterata dai media contemporanei e dalla sensibilità della gente. Nelle sue tele, tessute come antichi arazzi con un lento e meticoloso lavoro meccanico e manuale, Anderson attinge da immagini che sono ampiamente diffuse e conosciute di idoli afroamericani, grandi stelle degli sport a stelle e strisce del calibro di Michael Jordan, Spud Webb o Magic Johnson (spunto per l’ironico titolo della mostra: It’s Magic), per fare solo qualche nome. Il metodo “antico” dell’arte tessile acquista un nuovo senso recependo nel proprio materiale le modalità di consumazione e fruizione svelta della fotografia o della televisione contemporanee: questo modo di intendere e integrare polarità e metodologie espressivamente lontane avvalora la ricerca attuale di Anderson che, concentrato non solo sull’estetica, ma anche sulla dimensione etica che devono avere i suoi lavori, è capace di far convergere mezzo espressivo, lettura artistica e impegno civile.

Noel W Anderson. It’s Magic, veduta della mostra, Fondazione Mudima, Milano Foto Fabio Mantegna

Le celebrità che lui racconta sono dilatate e distorte, modellate e disorientate in modo tale da alterare la percezione stessa che lo spettatore ha di questi miti: pur apparendo come gigantografie degli schermi televisivi di cui conservano la verosimiglianza, gli eroi di colore sono ora ridotti a un irriconoscibile groviglio di forme. Le impressioni che si evincono dalla superficie tessuta sono informazioni sporadiche, intuitive e per questo sono principio di osservazione di un’altra realtà in cui il corpo iniziale ha ceduto ad una trasformazione che, dissolvendolo, annulla ogni altra sua caratterizzazione valoriale. Anderson, in questo modo, ci fa comprendere come la sua denuncia verta, demitizzando il mito, sul dare valore all’affermazione di una denuncia precisa ovvero quanto gli uomini e le donne nere, nella società americana, siano totalmente invisibili se viene annullato il contesto di spettacolarizzazione e star system in cui alcuni di loro sono iconicamente inseriti.
Inoltre i “pixel” delle trame tessute si confondono, si rompono e fuoriescono, in un disordine ordinato, esternamente alla superficie creando un’ulteriore s-composizione che acuisce il senso di disorientamento rispetto alle immagini che, già distorte nella forma e nell’inquadratura dei soggetti, provano ora a trattenere questa nuova identità narrativa davvero singolare definita dall’artista. Ora distorto è anche il materiale stesso che, però, null’altro fa se non dichiarare la propria natura “tessile” con ogni richiamo che ad essa si può riferire.

Noel W Anderson in studio

Il colore-filo del “quadro” si sfibra e si interrompe, si sfalda e, stemperando e sfilacciando il tentativo di raccontare una storia, enfatizza il valore iconico e “magico” di queste opere. La materia, rompendo il patto con la figura che compone, apre a nuove riflessioni che, senza tradire lo spunto iniziale da cui parte l’artista, riportano anche alle radici della popolazione afro-america negli Stati Uniti. La faticosa opera di de-tessitura di Anderson intercetta un’eco lontana nel lavoro lento degli antenati che, duramente soggiogati, lavoravano nelle piantagioni di cotone del Sud. Si stabilisce così, nelle intenzioni dell’artista, una connessione importantissima – e coerente – tra il presente e il passato. Ed è in questo ampio spazio temporale, conoscendo e rileggendo la storia, che andrebbero trovate le risposte a tensioni e situazioni mai risolte del tutto.
Slegando fili Anderson pare trovare il modo per riallacciare i nodi con una storia pregressa che sa avere testimonianza ineludibile nel suo lavoro: preziosissima, raffinata e potente ogni opera accoglie il passato riflettendolo incisivamente nel quadro di un presente che, oggi, pare essere ancora molto confuso e irrisolto.

Noel W Anderson. It’s Magic
catalogo edizioni Mudima con testo critico di Jade Barget

19 novembre – 17 dicembre 2021

Fondazione Mudima
Via Alessandro Tadino 26, Milano

Orari: dal lunedì a venerdì ore 11.00-13.00 e 15.00-19.00; chiuso sabato e domenica

Info: +39 02 29409633
info@mudima.net
mudima.net

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